Lo smembramento della RAI continua
Da oggi la sede di RAIDUE sara trasferita a MILANO..LA LEGA è ACCONTENTATA....
SCANDALO
E PURTROPPO è SOLO L'INIZIO
CHE NE PENSATE?
DI SEGUITO VI POSTO GLI STRANI SPOSTAMENTI DEI CORRISPONDENTI RAI...IN VISTA DEL SEMESTRE ITALIANO UE..
Normalizzazione Rai..Cambiano I Corrispondenti......
RAI-NORMALIZZARE BRUXELLES - BADA, C'E' BADALONI CHE HA UN GHIGNO ANTI-BERLUSCONIANO E UN SORRISETTO PRODIANO…
C'è un capitolo poco conosciuto del "manuale di normalizzazione" che il direttore generale della Rai consulta ogni mattina nervosamente. E' quello sulle tecniche di controllo dell'informazione dall'estero. Il nervosismo di Saccà dipende soprattutto dal fatto che gli viene contestata una grande lentezza nella definizione della pratica "corrispondenti dall'estero". Pratica oggi decisiva, sia per l'influenza che le cronache dall'estero possono avere nei confronti dell'opinione pubblica italiana in relazione ad una possibile guerra, sia in vista della presidenza italiana del semestre europeo. E Bruxelles sembra proprio essere l'obiettivo di una complicata manovra diversiva messa a punto dal direttore generale.
Nei mesi scorsi tutti i corrispondenti con i contratti in scadenza hanno ricevuto una freddissima lettera del capo del personale in cui si comunicava che la Rai intendeva avvalersi "della facoltà di disdetta". Adesso cominciano a cadere le prime teste: da oggi Ennio Remondino, veterano degli inviati di guerra e scomodo corrispondente da Belgrado, rientra a Roma. A far qualcosa? No, senza incarico. Domani si vedrà. Presto toccherà a Marc Innaro, corrispondente da Israele. Poi a Filippo Landi (Cairo), quindi a Claudio Pagliara (Parigi). Ma il vero obiettivo è lo smantellamento della sede di Bruxelles dove soprattutto Piero Badaloni, giornalista della vecchia guardia Rai, è considerato un pericolo. "Troppo vicino a Prodi" è l'accusa ricorrente. Ergo, lo schiaffo non è al corrispondente ma al presidente (italiano) della Commissione europea.
Nel corso delle riunioni tra i direttori di testata (Tg e Gr), tutte presiedute da Saccà, a partire all'attacco è stato sempre il direttore del Tg1. Badaloni, come si sa, è stato presidente della regione Lazio. "Non è ammissibile - sostiene Clemente J. Mimun - che uno che ha fatto politica gestisca una sede così "politica" come Bruxelles". Ineccepibile sensibilità di un direttore del servizio pubblico radiotelevisivo. La tesi, però, potrebbe apparire un durissimo attacco allo stesso Saccà, che ha nominato direttore di Rai1 un ex parlamentare di Forza Italia, ha messo a capo di Rai2 un ex sottosegretario del primo governo Berlusconi, ha scelto come vicedirettore delle Tribune l'ex capo ufficio stampa dell'on. Bossi ed ha affidato il Centro di produzione tv di Milano all'ex presidente, leghista, della provincia di Varese.
Lo deve aver capito il direttore del Tg2, Mauro Mazza, che avrebbe confidato agli amici più stretti: "Io non ci sto. La battaglia contro Badaloni Mimun la faccia da solo!". Perchè di battaglia si tratta. E Saccà lo sa bene. Il problema non è scontentare Mimun. Il problema è il Cavaliere. Il quale vuole uno strettissimo controllo dell'informazione durante la sua presidenza del semestre. Un primo regalo lo ha già ricevuto. L'assunzione e la nomina a vicedirettore del marketing internazionale della sua assistente più fidata: la signora Deborah Bergamini che sarà di fatto l'ufficiale di collegamento tra la Rai e la presidenza del consiglio durante il semestre.
Una delle più gravi accuse rivolte a Badaloni è stata quella di avere un'espressione del viso insofferente quando intervista i ministri italiani. Sembra che in una delle riunioni di viale Mazzini il capo del personale abbia fatto visionare alcune cassette e, con l'aiuto dei cosiddetti fermo-immagini, si sia a lungo dibattuto se il sorriso badalonesco fosse di compiacimento con Prodi e beffardo con gli esponenti del governo italiano. "E' un ghigno - avrebbe detto Mimun". "E' lo stesso sorriso", avrebbero timidamente fatto notare altri due direttori.
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