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    Predefinito Arriva il Branco verde: tutte le donne della Lega



    La Guerra in Friuli, ma anche Rosi Mauro, Manuela Dal Lago, Renata Galanti, Francesca Martini, Carolina Lussana, Giovanna Clerici. Sono sempre di più i dirigenti donna della Lega. "Il celodurismo è una favola...".
    di Gianluca Roselli

    ROMA - Corre voce che quando Irene Pivetti lasciò la Lega per fondare un proprio movimento, Umberto Bossi, colpito da acuto dolore, andava ripetendo ai suoi: "Mai più fidarsi delle donne...". Lasciando venire a galla l'anima maschilista della Lega, quella del 'celodurismo' spinto, per intenderci. In effetti il Carroccio, con solo tre elette in Parlamento, potrebbe sembrare un partito maschilista come gli altri, ma se si conoscono un po' più a fondo le cose di Lega, si sa che tra i militanti le donne sono moltissime.

    E anche sul territorio il gentil sesso padano si è conquistato spazio, col senatur benvolente. A cominciare proprio dalla vicepresidente del Friuli Alessandra Guerra, che dopo le elezioni regionali forse si trasferirà a Roma per qualche incarico più prestigioso. E poi ancora la 'pasionaria' del Sindacato Padano Rosi Mauro, la presidente della Provincia di Vicenza Manuela Dal Lago, la regina delle associazioni padane Renata Galanti. Ma quelle per cui oggi il senatur stravede sono le sue tre deputate: Francesca Martini, Carolina Lussana e Giovanna Bianchi Clerici.

    Tutte bionde, determinate, leghiste fino al midollo, bossiane convinte. Combattive e attivissime, pronte a farsi largo in mondo che, ancora oggi, porta molto più i pantaloni della gonna. Ma anche, come si conviene alla Lega ultima maniera, difensori della cultura cattolica e schierate a difesa della famiglia tradizionale.

    Partiamo proprio dall'ultima arrivata. Carolina Lussana, infatti, ha solo 31 anni e mai, fino a qualche mese prima delle elezioni 2001, si sarebbe aspettata di sbarcare a Roma. "Il fatto è che la Lega stava cercando una donna giovane, ma con un po' di esperienza amministrativa: beh, io all'epoca avevo meno di trent'anni, ma con alle spalle quattro anni da assessore alla cultura e alla pubblica istruzione nel comune di Alzano Lombardo. Così mi hanno scelta e sono stata eletta. Ma all'inizio non ci credevo nemmeno io...".

    Insomma, un bel colpo per questa ragazza della provincia di Bergamo, che vive ancora a casa con i suoi, e che a Roma si è trovata subito in prima linea, nella commissione Giustizia della Camera. Lavoro tosto, nell'occhio del ciclone, ma lei sembra avere le idee ben chiare. Così, pur ammettendo che "la Cirami non era una priorità", è convinta però che "la magistratura sia andata molto al di là dei suoi compiti e che troppo spesso invade il campo politico", che "Mani Pulite non ci sarebbe stata senza la spallata della Lega al vecchio regime" e che "Berlusconi se verrà condannato si dimetterà, ma il giudizio su di lui spetta solo agli elettori, e non alla magistratura...".

    A Roma passa tre giorni alla settimana e la cosa di cui va più fiera è la legge di riforma del tribunale dei minori, di cui è relatrice, ma il gruppo l'ha scelta anche per le dichiarazioni di voto sul diritto societario e sulle rogatorie internazionali, "in diretta televisiva", aggiunge. Il venerdì se ne torna a Bergamo dove ha aperto uno sportello per i cittadini e dove riabbraccia i suoi amici, che però, ammette, sono quasi tutti all'interno della Lega. Insomma, si toglie gli abiti da parlamentare e torna una ragazza di 31 anni a cui piace passeggiare in montagna, andare al cinema, in palestra e ai concerti. Dice di non avere come modello Irene Pivetti, ma al contempo di stimarla "perché lei proprio alla mia età è stata eletta presidente della Camera: a me sarebbe venuto un colpo...". L'unico rammarico della sua vita romana è aver legato poco con le donne degli altri partiti, mentre sono buoni i rapporti con i colleghi uomini: "sono tutti molto gentili, galanti, forse qualcuno, in modo molto discreto, mi fa anche la corte...".

    Francesca Martini, invece, ha dieci anni di più della sua giovane collega: anche lei bionda, sguardo fiero da donna veneta, tempra d'acciaio visto che, dopo un matrimonio finito, si è trovata da sola ad allevare due figli, gestendo al contempo la sua carriera politica, che l'ha vista dal '93 al '98 nell'ufficio legislativo del movimento e, dal '98 al 2000, in segreteria federale, fino a collaborare con l'assessore regionale veneto alla Cultura. "Prima preparavo le proposte di legge per gli altri, oggi posso farlo a mio nome, e questa è una grande soddisfazione morale e professionale" ammette la deputata veronese.

    E da quando è in Parlamento, Francesca Martini ha fatto della famiglia la sua bandiera: lavora nelle commissione Affari Sociali e in quella per l'infanzia, è stata relatrice del disegno di legge sugli asili nido e oggi si sta battendo per la deducibilità dalle tasse delle spese per l'assistenza ai familiari disabili. E poi ancora, tutela dei minori e legislazione sui patti prematrimoniali. "La famiglia fondata sul matrimonio è la base della nostra società: è giusto che le risorse pubbliche vengano spese prima di tutto in questa direzione, per aiutare le giovani coppie, per spingerle a sposarsi e a fare figli" dice, anche se ammette che "oggi molti ragazzi si sposano con troppa superficialità, senza conoscersi a fondo: da questo punto di vista un po' di convivenza prima del matrimonio può essere un buon modo per non commettere errori".

    Da convinta cattolica, è contraria all'aborto ("una follia della nostra società"), mentre ammette che il divorzio "purtroppo è una necessità: ne ho usufruito anch'io, anche se il termine divorziata non mi piace. Mi considero semmai libera di stato". Ma il suo attaccamento alla religione è unito alla convinzione che la politica "debba essere profondamente laica: ognuno deve fare il suo mestiere". E ultimamente non le sono piaciute alcune ingerenze della Chiesa nella sfera politica: "il richiamo del Papa alla clemenza verso i detenuti, per esempio. E poi io mai e poi mai avrei ricevuto Tarek Aziz...".

    E spiega che la politica è maschilista perché i suoi tempi mal si addicono a quelli delle donne, "ci sono tanti impegni: è difficile star dietro alla famiglia, crescere i figli...". Stravede per Umberto Bossi e pensa che "la Lega sia la più grande innovazione nella politica italiana degli ultimi venti anni", e anche per questo motivo non sopporta chi abbandona il movimento, come Irene Pivetti, che ricorda come "una donna distante, poco comunicativa, con cui era difficile instaurare un rapporto umano".

    Giovanna Bianchi Clerici, infine, è la più anziana delle tre, nel senso che è già alla sua seconda legislatura. Lombarda di Busto Arsizio, dopo essere stata tre anni vicepresidente della provincia di Varese, arriva in Parlamento nel 1996, in pieno periodo secessionista, e nei cinque anni di opposizione si fa le ossa lottando contro la riforma del sistema scolastico di Luigi Berlinguer.

    Oggi, dal suo posto in commissione Cultura e Istruzione, collabora con il ministro Letizia Moratti ("fa i salti mortali, visto i pochi soldi a disposizione") e con Giuliano Urbani ("una persona squisita, un vero galantuomo"), ma è anche relatrice della legge Gasparri sulla riforma del sistema radiotelevisivo, settore che la interessa visto che è giornalista professionista: all'inizio degli anni 90, infatti, lavorava a Rete 55, emittente privata lombarda allora diretta da Antonio Marano, oggi patron di Rai Due. Meno cattolica delle sue due colleghe, è convinta però che "in questo particolare momento storico vanno difese la cultura e le tradizioni europee, e quindi anche i valori cristiani e la società basata sulla famiglia tradizionale".

    Sposata con due figli, laureata in lingue e letteratura orientali, grande appassionata del Giappone, è convinta che la Lega sia un partito di avanguardia, anticipatore dei tempi: "parlavamo di federalismo quando nessuno ci pensava, nel 98 abbiamo iniziato a parlare di tradizioni cattoliche e poi tutti ci sono venuti dietro...". Anche lei stravede per Bossi e dice di preferirlo oggi rispetto a ieri "perché urla un po' di meno e ascolta di più", mentre non sembra cresciuta nel mito di Irene Pivetti: "è arrivata troppo presto in un posto così importante, forse è per questo che poi si è persa...". Ma un difetto la Lega ce l'ha? "Be, sì. Organizzare manifestazioni tipo Miss Padania, per esempio, mi sembra una cosa inutile, che serve solo a far parlare di sé, e scommetto che tutte le donne della Lega pensano la stessa cosa. Insomma, io mia figlia non ce la manderei...".
    Chissà cosa ne pensa il Senatùr...

    (1 MARZO 2003; ORE 10:02)

    Tratto da : http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...171914,00.html

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  2. #2
    ilariamaria
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    ahhah, che bell'articolo...

    ma la colpa del numero di donne così alto fra le militanti... siamo circa il 30%, forse di più ... è dovuto ad una idea di Bossi di impose che nelle liste della lega ci fosse come minimo il 20% di donne...

    dato che a noi donne non piace far la fauna in via di estinzione, teniamo la percentuale più alta del minimo previsto...

  3. #3
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    Originally posted by ilariamaria
    ahhah, che bell'articolo...

    ma la colpa del numero di donne così alto fra le militanti... siamo circa il 30%, forse di più ... è dovuto ad una idea di Bossi di impose che nelle liste della lega ci fosse come minimo il 20% di donne...

    dato che a noi donne non piace far la fauna in via di estinzione, teniamo la percentuale più alta del minimo previsto...

    Visto che ti ho postato questo bell'articolo sulle donne leghiste, potresti anche venire un pò più spesso a trovarci su "Scampoli d'arte", che anche lì abbiamo bisogno di donne valide che ci aiutino a crescere e ci forniscano idee nuove.

  4. #4
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    hai ragione

 

 

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