Da notare lin questo articolo la lettera infame di Togliatti....
BAFFONE E L’ABIURA A META’
di GIULIANO ZINCONE
Il 2 marzo prossimo, a Firenze, sarà commemorato Baffone. Sponsor della cerimonia, il Partito marxista leninista italiano, insieme con Il Bolscevico , suo organo di stampa ufficiale. Figurarsi se ci scandalizziamo: nella democratica Russia i ritratti di Stalin sfilano indisturbati insieme con quelli dei nostalgici zaristi, e li seguono sterminate masse di fedeli, che poi votano per gli eredi del Pcus. Chi è liberale non può non ritenere che la libertà di parola debba comprendere anche le manifestazioni più sgradevoli o ripugnanti. Secondo noi, una democrazia è forte quando accetta di confrontarsi perfino con chi pretende di minacciarla. Del resto, gli intolleranti che intendono contrastare con la forza il corteo stalinista sono gli stessi che organizzano pellegrinaggi a Predappio, dove riposa il Duce di Salò.
Noi siamo liberali della corrente Basaglia : i matti (finché non bastonano) hanno diritto di esprimersi, come gli altri esseri umani. Quel che sorprende è l’atteggiamento di alcuni intellettuali che (in teoria) fanno parte della Sinistra pentita e/o convertita: quella che da qualche anno non perde occasione per impartire lezioni di liberalismo ai liberali. I leader che furono comunisti (D’Alema, Fassino e Veltroni, per esempio), hanno condannato senza equivoci i crimini dell’Unione sovietica e le complicità dei suoi servi occidentali. Nei convegni recenti, e negli articoli pubblicati sui giornali postcomunisti, serpeggia, invece, una spe cie di tenerezza verso gli impresentabili antenati: uno show di arrampicatori sugli specchi. Sull’ Unità leggiamo una polemica intorno alla tragedia di Porzûs, dove, il 7 febbraio 1945, i partigiani comunisti catturarono e fucilarono un gruppo di combattenti antifascisti, tra i quali il comandante «Bolla», zio del cantautore Francesco De Gregori, e Guido Alberto, fratello di Pier Paolo Pasolini. Ci sarebbe da domandarsi come mai, nonostante i lutti, tanto De Gregori quanto Pasolini si siano avvicinati alla cultura del Pci. Ma il polemista dell’ Unità si limita ad accusare i «feroci» megafoni della Destra di voler speculare sul tremendo episodio, «semplificando» un fatto d’armi ben altrimenti complesso. Le speculazioni sono sempre in agguato, certo. Però come si fa a dipingere sfumature intorno a un eccidio tanto vergognoso? Insomma: si deve o non si deve riconoscere che (per amor di Tito e di Mosca) i comunisti di Porzûs commisero un crimine efferato? E che cosa c’entrano, in questo giudizio, la Destra e la Sinistra? Nella loro ammirevole abiura dell’ antica fede, molti postcomunisti rimangono a metà strada. Non per caso, la maggioranza di loro definisce le stragi sovietiche come «staliniste», quasi che la follia di un solo uomo fosse responsabile delle «degenerazioni» di una nobile idea. Senza ricordare quel che ha dimostrato nei suoi saggi Luciano Pellicani, e cioè che Stalin mise in pratica puntualmente le teorie comuniste di Lenin, che prescrivevano, in sostanza, il gulag e il genocidio. Sempre nei giorni scorsi, la trasmissione televisiva Enigma (terzo canale Rai) ha rievocato un’odiosa lettera di Palmiro Togliatti, spedita nel 1943. In risposta a un compagno (Vincenzo Bianco) che gli chiedeva di intercedere per mitigare la sorte degli alpini italiani prigionieri in Urss, il leader rispose con cinismo e disprezzo, scrivendo, tra l’altro: «Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, è il più efficace degli antidoti». La lettera fu resa pubblica nel 1992 e, accanto a questo e ad altri brani originali, conteneva qualche manipolazione che non ne modificava affatto il contenuto. Ebbene, ancora oggi non è facilissimo trovare, tra i postcomunisti, qualcuno che non definisca «falsa» quell’infame lettera di Togliatti. Qualcuno, anzi, rimane convinto che sia stata fabbricata ad arte, per screditare la fulgida figura del «Migliore» e (quindi) il suo glorioso Partito. Se le cose stanno così, non vale proprio la pena di scandalizzarsi per il prossimo corteo di Firenze, in onore di Baffone. Da lì, almeno, nessuno pretenderà d’impartirci lezioni di coerenza liberale. Giuliano Zincone


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