La generazione del Verbo è in questo atto di distacco-amore: atto semplicissimo e difficilissimo, essenziale e possibile in ogni istante, in cui si produce libertà, luce, gioia. Non è un sapere nel senso di conoscenza di contenuti relativi a Dio: un Dio pensato - dice Eckhart - va e viene col pensiero, è relativo a ciò per cui è pensato e regge solo per esso. Si tratta però di un sapere in senso forte, etimologico del termine; ovvero di una profonda esperienza, razionale e vitale insieme, che conduce ad un diverso livello di consapevolezza - ad una diversa «sapienza», più che a una diversa scienza -, ad un essere diverso, anzi all'essere. Appare infatti chiaramente come lo psicologico, il campo del determinato nei contenuti, sia propriamente il male, il non essere. E' ciò che non può rendere ragione di se stesso, che rimanda incessantemente ad altro, che «ha un perchè» e che, non a caso, termina sempre nella naturalità animale, nella sarx. E' il terreno della alienazione, del dolore, in cui ciò che fa male è l'io - che non sussiste senza contenuti, come essi non sussistono senza di lui. Il «senza perchè» estatico dell'amore/distacco è, invece, il terreno dell'essere, del bene, in cui non si ricerca più Dio perchè

«non ho bisogno di quel che possiedo»:

l'uomo spirituale, l'uomo nobile, è nello spirito, tutt'uno con Dio.

Conseguenza importantissima di ciò è che il rapporto tra Dio e l'uomo non sta nei contenuti, nello spazio e nel tempo, ove tutto e transitorio, soggetto al determinismo, finito,cioè cattivo. Il rapporto tra Dio e l'uomo non passa, dunque, per libri, popoli, profeti, chiese, rivelazioni nello spazio e nel tempo: lì tutto è determinatezza, alienazione, male. Eckhart in questo è chiarissimo: ciò che è fuori dell'Uno è male. Il rapporto tra Dio e l'uomo è nello spirito, nulla interposita natura, fuori della finitezza spazio-temporale, fuori dall'io e dal tu. E' nell'intelletto, al di sopra dei contrari, nella unità e nel silenzio.