Dalla parte di Sancho Panza:
cronaca di una serata con padre Alex Zanotelli.
Padre Alex è un vero fiume in piena, maestro nel toccare una ad una tutte le corde del nostro sentimentalismo, i sensi di colpa di un Occidente povero di memoria, quindi smarrito e pauroso, senza più coscienza della propria identità cristiana. Bisognerebbe intervenire durante il monologo dell’incontenibile Zanotelli (quasi due ore e mezzo in solitaria) ma la buona educazione ricevuta impone di rispettare i tempi stabiliti dagli organizzatori.
Primo comandamento: emozionare. Dio è di parte, senza alcun dubbio, con i poveri e gli oppressi. Giusto!, viene da dire. Il problema è che per gli altri, quindi per noi, non ce n’è. Anzi, siccome Dio ha scelto con chi stare, sono guai per l’Occidente ricco e indifferente. Qui ci viene subito in mente lo sguardo di Cristo per Zaccheo, ricco e mafioso, che dal sicomoro lo osserva curioso e pieno di speranza: Cristo sfida i moralisti del tempo e va a pranzo con lui. Zaccheo si sente amato, così com’è, riconosce il proprio peccato e cambia. Dall’amore il cambiamento. O dall’accusa senza appello?
Segue una buona mezz’ora di lezione di economia internazionale al bar dello sport. Il 20% del pianeta si pappa il restante 80%. Noi siamo in quel 20% e quindi siamo responsabili della morte per fame di decine di milioni di uomini ogni anno. Di più: il nostro tenore di vita è garantito grazie al mantenimento nella povertà degli altri uomini. Tutto questo per scoprire che il sogno di Dio è un’economia di giustizia, secondo un’equa distribuzione delle ricchezze. Paradigma del modello zanotelliano: la manna. La manna sfama, è data in quantità sufficiente per tutti, non si può accumulare perché marcisce. Ergo: ci vuole un’economia di sussistenza, che si produca per quanto si consuma. Basta con i capitali figli del dio denaro. Arrestiamo lo sviluppo, perché se anche l’altro ottanta per cento avesse il nostro tenore di vita sarebbe la fine. T’immagini un miliardo di cinesi con la Punto? Infine il buon Alex chiude il cerchio: la ricchezza va difesa, per questo quel cowboy di Bush, con i suoi complici europei, si arma. E’ la guerra contro i poveri, perché i poveri rimangano tali. E così via, di perla in perla, lontani da ogni complessità che interrompa l’emozione.

Come in tutti gli schemi ideologici, qualche “pezzettino” di realtà resta sempre fuori. Resta fuori, per esempio, la realtà di paesi schiacciati da dittature totalitarie, spesso marxiste e comuniste, come la Corea del Nord, la Cina, Cuba, per non parlare dei regimi orientati al fondamentalismo islamico, esempi manifesti di pace applicata. Non una parola sui cinici e calcolati interventi francesi e tedeschi in Africa e nel Vicino Oriente, paesi considerati amici semplicemente perché prendono le distanze dal Satana americano. L’America diventa così la patria di tutti i mali, di tutto il male. Per padre Alex l’11 settembre è la data della follia, sì, ma americana: ruolo di CIA e servizi segreti israeliani non ancora ben chiarito, e amministrazione che sogghigna malignamente per aver ritrovato finalmente un nemico ideale, il terrorismo, per il quale è necessario correre di nuovo al riarmo massiccio. L’impero americano uccide i poveri con le bombe esattamente come un tempo i legionari issavano le croci per opprimere le popolazioni sottomesse. Non una parola sui kamikaze, sul terrorismo, sui poveri morti della follia vendicatrice. In questa logica anche la nostra nuova legge sull’immigrazione, finalmente improntata ad un sano realismo, diviene strumento di tortura e di morte perché non riconosce a tutti, in quanto individui, il diritto di entrare e risiedere sul suolo italiano. Educazione, lavoro e le cosucce che fanno la vita quotidiana di ogni uomo sono dettagli dall’astronave del nostro comboniano.

Padre Alex descrive un Occidente che non è il nostro. Ne vede letteralmente un altro. Siamo fieri di essere cristiani, cattolici, italiani, occidentali. Non perché risiediamo in un mondo perfetto, tutt’altro, ma perché riconosciamo tutto il valore di una civiltà che non ha paragoni nella storia dell’uomo e che affonda le proprie radici nell’annuncio di Cristo risorto e presente portato nel nostro continente da Pietro e Paolo ormai duemila anni fa. Ancora di più. Pensiamo che la crescita umana, educativa, scientifica, tecnologica, economica, politica della nostra società occidentale sia il buon frutto di questa presenza cristiana. Perché Cristo risponde al bisogno del cuore dell’uomo secondo tutte le sue dimensioni, attraverso la presenza di uomini conquistati dal suo amore, a partire dai bisogni più essenziali come il mangiare e il bere. Rende possibile uno sguardo di verità e di rispetto per ogni persona, privo di peloso buonismo, che sia mosso dal tentativo di restituire un bene sperimentato che non ha a che vedere con il bisogno di sentirsi a posto, dalla parte giusta, sia pure quella dei poveri.
Perché non si può ridurre tutto all’economia, caro padre Alex. Non crediamo che chi ha il portafoglio più gonfio sia, per ciò stesso, più ricco. Lo è forse di denaro, certo, ma quanti sono i suicidi tra chi sguazza nel denaro?, non è povertà questa?, non è possibile che ci siano poveri tra i ricchi, meglio ancora, ricchi poveri (vedi Zaccheo già citato)? La teoria non regge, e segna limiti ancora più evidenti quando passa ad indicare soluzioni. Quando si individua un cattivo, caro padre Alex, la storia insegna che, per chi ci crede ed è seriamente impegnato, il passaggio successivo è l’eliminazione, anche fisica, del nemico. L’esito di questa posizione è la violenza. La persona che ho di fronte, improvvisamente, incarna il male da abbattere. Riteniamo che tutto questo sia abbastanza sperimentato, basta guardare alla storia del secolo che ci lasciamo alle spalle. Si chiamavano a raccolta i proletari, oggi si chiamano a raccolta i consumatori, che in Occidente di proletari non ce ne sono quasi più. L’utopia genera frustrazione e, come Don Chisciotte insegna, il nemico non è mai abbastanza grande, non è mai vinto.

Noi vogliamo essere realisti e, esattamente come il Papa, chiediamo l’impossibile. Ad un mondo comunque in guerra chiediamo di alzare lo sguardo verso l’unico che può dare pace, Gesù Cristo. Contemporaneamente, ancora come il Papa, desideriamo operare per costruire la pace (e c’è una bella differenza tra Pacificatore e pacifista), lontani dagli slogan e dalle bandiere che suonano come un “lasciateci in pace” e tesi a porre gesti di pace nella nostra realtà, perché cresca l’attenzione per il proprio prossimo, l’uomo concreto che incontro ogni giorno e del quale, spesso, nemmeno mi accorgo. Come Cristo ha salvato il mondo dalla sperduta terra di Galilea, il nostro compito non è protestare ma costruire, ogni giorno, nella realtà che siamo chiamati a vivere. Per questo seguiamo con attenzione quanto sta muovendo la diplomazia vaticana, continuando a sostenere tutti gli amici che, agli angoli del mondo, lavorano quotidianamente perché il miracolo dello sviluppo sia sperimentato da ogni uomo.