ahahah come si incazzano i comunisti...hanno paura che al momento del referendum gli elettori seguiranno il cuore e non i loro interessi di partito e ,forse, per la prima volta volteranno loro le spalle !
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La giunta regionale replica con durezza ("Vuole ribaltare la Costituzione") alla proposta del ministro delle Riforme di cambiare l'articolo 132 della Carta "per togliere agli enti rossi la decisione sulla separazione".
ROMA - E' già guerra sull'ipotesi di Bossi, ventilata nel corso di un comizio a Forlì, di arrivare, entro due settimane, all'inserimento nel testo del disegno di legge di riforma del titolo V della Costituzione di un emendamento "che consenta - dice il leader leghista - di ritoccare l'XI disposizione finale transitoria in modo da arrivare, entro il 2005, ad un referendum per stabilire se la Romagna debba essere separata dall'Emilia".
Immediata la risposta della giunta della regione Emilia-Romagna. "I romagnoli sanno decidere da soli senza che venga qualcuno da Pontida a dire come bisogna comportarsi". Insomma, sulla Romagna-region (come la chiamano gli autonomisti) è scontro fra l'ente locale e la sua maggioranza di sinistra e il governo centrale. Per la verità, le spinte autonomistiche in Romagna ci sono sempre state. Basti pensare al partito dei cacciatori di Ravenna che riusciì a coagulare molti voti a metà degli anni '90, o all'annosa e vittoriosa battaglia di Rimini per diventare provincia autonoma da Forlì.
Nulla di strano quindi che qualcuno raccolga l'appello che giunge dalla terra che fu dei Borgia e della Chiesa, ma che anche linguisticamente e territorialmente è sempre stata "altra" dall'Emilia. Bossi comunque ha deciso di trasformare la Romagna in un caso politico. Per avere una separazione della Romagna dall'Emilia è necessario saltare l'articolo132 della Costituzione che regola la nascita di nuove Regioni. Il ministro per le Riforme spiega che l'articolo132 prevede che la nuova Regione abbia almeno un milione di abitanti e che almeno un terzo degli enti locali chiedano la sua nascita.
In Romagna questo è inapplicabile, prosegue Bossi, perché "in Emilia Romagna i consigli comunali sono quasi tutti di sinistra". Per Bossi, il ruolo fondamentale del processo di separazione deve essere giocato "dal popolo, e non dagli enti locali". Per questo motivo, spiega ancora il senatur, serve che la soglia degli enti locali richiesta per la "secessione" passi dal 30% attuale, imposto dall'art.132, al 10%. "Bisogna escludere - conclude Bossi - Regione, Province e Comuni dal processo di separazione. Lo deve chiedere direttamente il popolo: i contrari, infatti, temono di perdere una rendita politica, ma anche la sinistra su questo si dividerà".
Immediata, furente e rovente la replica della giunta regionale dell'Emilia-Romagna. Escludere gli enti locali? Potere al popolo? Fare della Romagna la 21° regione italiana? ''I romagnoli - attacca la Giunta - sono in grado di decidere senza nessun bisogno che qualcuno da Pontida o da Ponte di Legno venga a dire cosa è opportuno per loro''. ''Con il suo bizzarro senso della democrazia e delle istituzioni - dice a nome della giunta l'assessore alle Autonomie Locali, Luciano Vandelli - il ministro Bossi a proposito della Romagna afferma 'io sono il ministro e io decido'. Ma i romagnoli sono in grado di decidere da soli''.
Secondo l' assessore, Bossi ''in sostanza vuole ribaltare la regola della Costituzione che affida ai Comuni interessati (o meglio, ad 1/3 di questi) l' eventuale iniziativa per costituire una nuova Regione. Il ministro infatti pensa che si debbano escludere i Comuni, le Province e anche la Regione e la decisione debba invece essere presa a Roma o ad Arcore: come senso dell'autonomia non c'é male per chi ha fatto della devolution il proprio cavallo di battaglia. In realtà si fanno prevalere logiche di partito alle esigenze reali''.
Vandelli conclude sottolineando che alla proposta di Bossi ''non hanno certo reagito in modo caloroso sindaci e imprenditori romagnoli, che giustamente conoscono la realtà della Romagna e non si fanno abbindolare da logiche di propaganda''.




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