Il Corriere della Sera di mercoledì 15 gennaio, rispetto agli altri quotidiani che hanno dato ampio risalto alla conferenza stampa di presentazione del progetto del Ponte sullo stretto di Messina, è l'unico che ha evidenziato come lungo il Ponte non è prevista la percorrenza a piedi. Le due corsie laterali, separate fisicamente da quelle autostradali e riservate "ad auto di servizio e pedoni" saranno di fatto vietate al transito pedonale ordinario e utilizzabili soltanto come vie di fuga nel caso in cui, per ragioni di sicurezza, gli automobilisti debbano evacuare i loro veicoli, diventando quindi, e solo in questo caso, pedoni.
Nessuno ha invece evidenziato il fatto che il progetto ha clamorosamente dimenticato l'esistenza di un'altra categoria di utenti della strada: i ciclisti. Siano essi utilizzatori quotidiani della bicicletta o cicloturisti italiani e stranieri, questi ultimi sempre più presenti nelle regioni meridionali e in Sicilia in particolare, grazie all'opera di tour operator americani e tedeschi, specializzati in viaggi in bicicletta. Cosa diranno a costoro il Presidente del Consiglio, il Ministro delle Infrastrutture e il Presidente della Società "Stretto di Messina" per giustificare il divieto di transito del ponte alle biciclette?

La FIAB onlus - Federazione Italiana Amici della Bicicletta, comunque fortemente preoccupata per il notevole impatto ambientale derivante dalla realizzazione di un opera di così grande complessità in una zona, tra l'altro, a forte rischio sismico e vulcanico, denuncia il forte ritardo culturale tutto italiano in materia di progettazione della viabilità dedicata al taffico lento, ciclabile e non motorizzato. D'altro canto, la mancata assegnazione di nuove risorse con la Finanziaria 2003 alla legge n. 366/98 sulla mobilità ciclistica, è la conferma dello scarso interesse verso questo tipo di mobilità sostenibile.

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