"Il garantismo va bene sempre, il buonismo con i terroristi no
Chissà se oggi il sostituto procuratore milanese Luigi Orsi ripeterebbe che “la propaganda sovversiva è reato da perseguire solo se c’è un pericolo concreto. Questi signori con il loro linguaggio vetusto non convincono proprio nessuno. Le loro sono parole convenzionali, tipo i messaggi che si trovano nei baci Perugina”.
Con questi argomenti aveva chiesto, e ottenuto, l’assoluzione per alcuni brigatisti rossi che avevano letto in aula la rivendicazione di un assassinio politico.
La resistenza a chiedere condanne per un reato d’opinione, com’è indiscutibilmente
la “propaganda sovversiva”, è comprensibile e, per alcuni aspetti, persino lodevole, anche se i magistrati, soggetti solo alla legge, devono rispettarla finché è in vigore.
Com’è noto, una parte della magistratura italiana insiste nel sostenere il proprio diritto a interpretare la legge, il che è ovvio se riguarda i criteri specifici della sua applicabilità ai singoli casi, è assai più discutibile se riguarda il merito della legge stessa. Nel caso specifico l’interpretazione di Orsi è basata sulla relatività della norma, che si può applicare solo se esiste un reale pericolo terroristico, e su un giudizio di fatto, quello secondo cui quel pericolo non esiste, che si è dimostrato tragicamente errato.
(...)
La tolleranza verso i comportamenti eversivi che il codice penale configura come reati, invece, va nella direzione opposta. I giudici di sorveglianza che hanno consentito a Mario Galesi di uscire in licenza solo un anno dopo la condanna hanno interpretato la legge, anche Orsi l’ha fatto.
L’interpretazione però implica una responsabilità che, se non può essere fatta valere sul piano giudiziario, pesa sulle coscienze."
(tratto da Il Foglio)
Saluti


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