Una sparatoria tra due esponenti delle nuove Br ed una pattuglia della Polfer, su un treno che viaggiava da Roma a Firenze, ha riportato l'allarme terrorismo a livelli altissimi.
Come al solito, però, i commenti dei politici di Palazzo, sono stati caratterizzati da superficialità e pressapochismo. Il primo richiamo, evocato più o meno da tutti, è stato quello dell'unità. Il secondo, ovviamente, è stato un'invocazione alla linea dura, senza nemmeno comprendere che l'ordine desiderato era tanto vago quanto scioccamente esteso: insomma linea dura dalle Br agli ultras dello stadio, più o meno nello stesso modo.
La reazione della classe politica ci ha fatto tornare alla mente quanto accadde alla fine degli anni 70: la stessa analisi monca, gli stessi richiami all'unità, lo stesso tentativo di distruggere senza comprendere il fenomeno, forse le stesse complicità del sistema, perché, in fondo, il terrorismo è una polizza di assicurazione sia per il governo sia per la falsa opposizione che si rifà alla medesima concezione liberalcapitalista.
All'epoca la stessa sinistra, ovvero il Pci, identificò il fenomeno tra le "provocazioni fasciste", ma non era così. I brigatisti, si scoprì poi, quando vennero arrestati, erano in gran parte comunisti intellettualmente onesti, ancorché portatori di una strategia tanto sanguinaria quanto inutile, anzi dannosa. Tentativi, anche riusciti, di pilotare il fenomeno da parte dei servizi, italiani e stranieri, ci sono certamente stati, ma questo non cambia l'analisi riferita alla partecipazione militante dei singoli.
Oggi, proprio per evitare di ammettere la verità, gli stessi politici, o i loro portaborse che hanno fatto carriera dopo Tangentopoli, dichiarano la non continuità tra vecchi e nuovi brigatisti. Altro errore.
C'è certamente un salto generazionale, ma la continuità esiste e come, soprattutto quella ideologica.
Noi riteniamo che sia folle solo immaginare la lotta armata come uno strumento politico: anzi, riteniamo che sia dannosa per gli interessi de lpopolo italiano ed oggi più che mai si corrono rischi di strumentalizzazione, ma questa ci sembra la reazione scomposta di chi non vede più spiragli politici piuttosto che un fenomeno criminale.
Per questo l'unità tanto evocata è sostanzialmente dannosa. Bisogna creare un'alternativa politica che sappia donare una speranza a coloro che non vogliono arrendersi all'omologazione atlantica: l'unità, in fondo, dimostra invece che i brigatisti hanno un briciolo di ragione quando pensano che non ci sia più spazio per le parole. L'importante che tutto questo non dia la stura ad una nuova stagione di opposti estremismi: quelli sì veramente devastanti per ogni speranza residua di lotta antagonista.
Paolo Emiliani-Rinascita




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0 nel 17mo arrondissement, sulla Rive droite. (Red)
