Dopo 72 ore di carcere il giudice ha inflitto 3 mila euro di multa al biancorosso arrestato per avere sputato a un commissario di polizia dopo la partita con il Siena. Inoltre, la questura gli ha vietato lo stadio per i prossimi 36 mesi. Ogni domenica di campionato A. E. dovrà recarsi in caserma dai carabinieri a firmare prima del fischio d’inizio e al termine di ogni incontro.

Il questore Caruso annuncia deciso dopo il processo.
«E faremo tornare le famiglie allo stadio»

Pugno di ferro con i tifosi violenti. Carcere, multa salata e divieto di entrare allo stadio per un congruo numero di anni.
Chi sgarra, da adesso e come mai in passato, vedrà la partita in televisione. A Vicenza si è cominciato domenica scorsa.
Deve stare attento anche chi commette atti inconsulti e se la svigna ritenendo di averla fatta franca, perché le forze dell’ordine hanno la possibilità entro 36 ore di compiere l’arresto in base a quella che è stata chiamata "flagranza differita".
Il nuovo giro di vite lo annuncia il questore Giuseppe Caruso pochi minuti dopo che il giudice Stefano Furlani, in tribunale, condanna per direttissima il supporter biancorosso A. E., arrestato domenica verso le 17 al termine di Vicenza-Siena per avere sputato contro il capo della Squadra mobile Marco Calì. La cattura è scattata sia per la resistenza che per la violazione della nuova legge voluta dall’esecutivo.
Il giudice gli infligge 2 mesi 20 giorni di reclusione per resistenza, convertiti in 3040 euro di multa, ma quel che è peggio per il tifoso nato a Schio, è che per i prossimi 3 anni la domenica non potrà più rimettere piede in uno stadio di calcio. Ogni pomeriggio del dì di festa, durante i campionati professionistici, dovrà presentarsi per la firma alle 15 nella caserma dei carabinieri di Cornuda (Treviso), dove egli risiede, per farvi ritorno alle 16.45 al termine delle partite. «Ho fatto una cretinata, chiedo scusa al commissario Calì per il mio volgare gesto; purtroppo, signor giudice, mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato ed ho perso la testa», spiega Ecchili, 32 anni, difeso dall’avv. Luca Moscheni, durante il dibattimento. Ha trascorso quasi tre giorni in prigione al San Pio X. Il pm Antonino De Silvestri, che in aula era sostituito dal collega Alessandro Severi, ha sfruttato tutto il tempo che la legge gli consente per trattenerlo dietro le sbarre. Ma anche questo è un messaggio esplicito per le frange più violente del tifo.
Durante la fase della convalida, che si celebra a porte chiuse, una decina di tifosi biancorossi staziona all’esterno dell’aula, entrando subito dopo quando comincia la fase processuale vera e propria, risoltasi con il patteggiamento.
Tra l’altro, al commissario Calì presente in aula le scuse di E. bastano e non si costituisce parte civile. Se l’avesse fatto per l’imputato E. le conseguenze sarebbero state ben più pesanti.
Comunque, il conto complessivo per il tifoso esagitato è stato salatissimo. Oltre a soggiornare in prigione per quasi 72 ore; oltre a versare alle casse pubbliche 3 mila e rotti euro, nonché le spese processuali e di detenzione, dovrà pagare l’avvocato e stare alla larga da uno stadio per 36 mesi. Può bastare?
«Con il nuovo decreto legge varato il 24 febbraio - spiega il questore - non abbiamo più alibi con gli esagitati. Abbiamo gli strumenti per colpire chiunque commetta atti di disordine. Il Governo ha fatto la sua parte, ora tocca alle forze di polizia. Lo stadio deve ritornare un luogo in cui si può andare tranquillamente a sostenere i propri giocatori senza alcuna paura. Fino quando rimango io a Vicenza le disposizioni saranno tassative. Non transigerò con nessuno. Chi si maschera il viso o usa caschetti e commette violenze, come abbiamo visto in qualche stadio di recente, stia pur certo che, qualora non lo dovessimo prendere subito, andremo a casa sua entro le 36 ore che la norma introduce con la flagranza-differita. Il mio obiettivo, e non vorrei passare per demagogico, è che in teoria anche i ragazzini di 13-14 anni, le famiglie unite, possano andare allo stadio senza alcun timore».
Il giro di vite introdotto dal decreto legge numero 28 del 24 febbraio dopo i ripetuti episodi di disordini allo stadio avvicinano la legislazione italiana a quella inglese, considerata una delle più severe.
«Lo stadio dev’essere meta per i tifosi veri - conclude il questore-, che rispettano gli avversari, dentro e fuori il campo. È un principio di civiltà al quale si attiene la stragrande maggioranza degli appassionati che amano il pallone per le gesta tecniche. Ma dove non arriva il rispetto per gli altri, deve arrivare lo Stato per far rispettare le regole. D’ora in poi agiremo con il massimo della severità».

da www.tifonet.it