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    L'estremista moderato
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    Predefinito Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    IL 10/11 Dicembre 1955, a Roma, nasce il Partito Radicale

    Il Partito Radicale - inizialmente denominato Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali Italiani - nasce durante un convegno concluso al cinema Cola di Rienzo di Roma, alla presenza di 2500 persone, a seguito di una scissione della sinistra del Partito Liberale Italiano. Gli oratori ufficiali sono Nicolò Carandini, Leone Cattani, Mario Paggi e Bruno Villabruna. "Un Partito nuovo per una politica nuova" è lo slogan del convegno. Nel raggruppamento politico entrano a far parte esponenti della sinistra liberale, di Unità Popolare, di ex azionisti, nonchè intellettuali, pubblicisti e giornalisti dell'area laica e di alcuni ambienti giovanili ed universitari come l’UGI (Unione Goliardica Italiana) e l’UNURI.
    Tra questi: Carlo Antoni, Vincenzo Arangio Ruiz, Mario Boneschi, Arrigo Benedetti, Guido Calogero, Francesco Compagna, Vittorio De Capraris, Giovanni Ferrara, Felice Ippolito, Franco Libonati, Francesco Messineo, Alberto Mondadori, Arrigo Olivetti, Marco Pannella, Mario Pannunzio, Leopoldo Piccardi, Rosario Romeo, Ernesto Rossi, Nina Ruffini, Eugenio Scalfari, Paolo Ungari, Leo Valiani, ...


    La nascita del nuovo partito era stata annunciata il 6 dicembre 1995 in un Taccuino del settimanale Il Mondo:
    "Gli uomini che fondarono il partito liberale nella Resistenza e che per dodici anni combatterono per salvare del liberalismo almeno l’etichetta … si accingono a costituire una concezione moderna e civile del liberalismo, a quella concezione che Benedetto Croce ebbe a definire in una parola: radicale".
    Nella dichiarazione programmatica del Comitato promotore del Partito Radicale si legge: "...l'attuazione della Costituzione e la effettiva instaurazione dello Stato laico e liberale, di quello Stato di diritto che fa tutti i cittadini uguali innanzi alla legge, senza discriminazioni politiche e religiose, e che ne garantisce la libertà attiva dall'arbitrio governativo e poliziesco..."

    I terreni d'azione che il Partito radicale si propone nella sua prima carta costitutiva e programmatica sono: lotta contro i monopoli economici, riforma tributaria, ruolo statale profondamente riformato, moralizzazione delle imprese pubbliche, giustizia sociale, integrazione nel mercato comune europeo, riforma della scuola in senso anticonfessionale e tecnico - scientifico.
    Il mandato di avviare la Costituzione del nuovo partito viene affidato ad un Comitato esecutivo provvisorio del quale faranno parte Pannunzio, Carrandini, Villabruna, e poi Piccardi e Valiani.
    http://www.radicalparty.org/history/chron2/1955_it.htm

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    L'estremista moderato
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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    Dichiarazione programmatica del Comitato promotore del Partito radicale
    10 dicembre 1955

    La condizione in cui è caduta la vita politica italiana a dieci anni dalle grandi promesse della liberazione riempie di scontento e di inquietudine la coscienza liberale e democratica del Paese.
    La vita del pensiero e del lavoro è profondamente turbata dalla constatazione che al crollo della dittatura è succeduta una democrazia timida ed impacciata dall'eredità di un corrotto costume, debole nel difendere dalle penetrazioni confessionali e dall'impeto degli estremismi l'autorità dello Stato, incapace, infine, di esprimere nelle sue istituzioni lo spirito della nuova Costituzione repubblicana.

    E' tempo però che sorga dagli animi una ferma volontà riparatrice e che si raccolga la dispersa forza morale che ha sorretto il Paese negli anni della Resistenza al fascismo e della lotta di liberazione. Ed è tempo di dedicare ogni intento alla creazione di una formazione politica, capace di provare finalmente che l'impegno di uomini aperti e consapevoli, uniti nella volontà di affrontare alcuni problemi fondamentali della vita del nostro Paese e di additarne la soluzioni secondo lo spirito rinnovatore della civiltà moderna e i progressi prodigiosi della scienza, può dare un nuovo vigore a una nuova speranza per lo sviluppo della società italiana.

    Molti programmi sono stati formulati in questi anni da partiti, raggruppamenti, associazioni: la realtà delle cose ha permesso di misurare le promesse e le attuazioni, i propositi e le resistenze. Tuttavia i promotori del nuovo partito pensano che nella coerenza sia pure una testimonianza di impegno politico e non credono, pertanto, di promettere troppo o invano se dichiarano di essere decisi a combattere per l'attuazione della Costituzione e la effettiva instaurazione dello Stato laico e liberale, di quello Stato di diritto che fa tutti i cittadini uguali innanzi alla legge, senza discriminazioni politiche o religiose, e che ne garantisce la libertà attiva dall'arbitrio governativo e poliziesco. E neppure credono di dire parole vane se dichiarano di volersi battere a fondo, senza quartiere, contro il privilegio impedendo la formazione del monopolio o studiando di eliminarlo là dove essa ancora domina incontrastato, sottoponendo a controllo pubblico quelle imprese o quelle concentrazioni di ricchezza che abbiano le caratteristiche del monopolio, naturale o artificiale, industriale, commerciale o terriero; spezzando il prepotere politico che ne deriva.

    I promotori del nuovo partito ritengono che solo a queste condizioni possa svilupparsi una economia veramente libera, nella quale le attività dei singoli non siano ostacolate dalla prepotenza dei gruppi organizzati, e i "punti di partenza" dei cittadini siano resi il più possibile eguali e i dislivelli tra i vari ceti e le varie regioni del Paese siano a mano a mano ridotti. E sono persuasi che è compito dello Stato democratico, non solo di eliminare gli sperperi e di sottoporre tutte le pubbliche spese all'effettivo controllo del parlamento, ma di riformare radicalmente l'ordinamento tributario, rendendo le imposte chiare e certe, accentuando il loro carattere progressivo, alleviando gli oneri dei ceti meno agiati, riordinando ed ampliando, infine, il settore delle imposte dirette. Né temono di essere spacciati per collettivisti, se dichiarano che lo Stato stesso, ricostruito nelle sue strutture amministrative e burocratiche, fatto immune da corruzioni e favoritismi, ha il diritto e il dovere di intervenire, organicamente e permanentemente nella vita economica e sociale, non solo per tutelare gli interessi delle "categorie indifese", ma anche per promuovere quei ceti popolari che ancora sostano fuori delle frontiere della vita democratica e sono perciò esposti a soggiacere e soggiacciono al richiamo e al disciplinamento degli apparati illiberali.

    I promotori del nuovo partito sono persuasi, altresì, che solo a questo modo si potrà garantire la vitalità e la espansione dell'economia nazionale e l'aumento del livello di vita individuale. E solo a questo modo sarà assai più facilmente attuabile l'integrazione dell'Italia nel grande spazio economico del mercato comune dell'Europa Occidentale.

    Queste linee programmatiche non possono non tenere conto delle necessità di una riforma scolastica, anche essa premessa necessaria di ogni svolgimento della coscienza civile; di una riforma, cioè, che rinnovi profondamente la scuola italiana, elimini gli eccessi di un malinteso "umanesimo" e solleciti insieme l'insegnamento tecnico e scientifico, che metta fine all'invadenza del confessionalismo e restituisca dignità e primato alla scuola di Stato. Un programma d'azione, dunque, e non a lunga scadenza; un piano di lavoro che vuol considerare solo alcuni problemi essenziali, quelli che possono essere affrontati immediatamente e avviati a soluzione nel giro ragionevole di quattro o cinque anni.

    I promotori del "Partito Radicale dei liberali e dei democratici italiani", convinti che tutto lo schieramento politico del Paese è in crisi e che nuovi sentimenti, nuovi stimoli, nuovi fermenti stanno lievitando nel seno della nostra società, indicano questi temi come punto di incontro e di convergenza di tutte le forze politiche affini e di quelle tutt'ora disperse, concordano nella necessità di una tempestiva, appassionata iniziativa, che sollevi finalmente il nostro Paese alle condizioni delle moderne democrazie occidentali.

    IL COMITATO PROMOTORE

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    1956

    4/5 FEBBRAIO – Italia: Roma (Sede radicale a Via della Colonna Antonina) – Primo Convegno nazionale
    Il Comitato esecutivo provvisorio, ha convocato un incontro nazionale al fine di: " approvare lo statuto del partito, designare gli organi dirigenti, predisporre un immediato piano di lavoro", una sorta di assemblea costituente. La relazione di Nicolò Carandini prevede strutture di partito agili, con sezioni dotate di una certa autonomia.
    Vengono ribaditi i punti programmatici per la creazione di una "terza forza" democratica laica, in opposizione al bipolarismo clericale e comunista: l’attuazione integrale della costituzione, il riordino dell’economia statale, il controllo dei monopoli, equilibrio tra imposte dirette ed indirette, netta separazione fra poteri civili ed ecclesiastici, il ritorno alla proporzionale pura in materia di legge elettorale. Viene cambiato il nome del partito, che da allora si chiamerà semplicemente: Partito Radicale.
    Sulla decisione di partecipare alle imminenti elezioni amministrative va notata la posizione contraria di Marco Pannella che giudicava rischioso il concorso elettorale in una fase ancora organizzativa del partito. Leone Cattani al contrario otterrà la maggioranza su un ordine del giorno che demandava alle sezioni la scelta elettorale. RIM60
    L’assemblea si conclude con il reincarico al Comitato, denominato Giunta esecutiva, con la nomina di una direzione di quattordici membri. Viene inoltre formato uno speciale comitato di studio per i problemi economici, sociali e della scuola (Calogero, Compagna, Boneschi, Messineo, Rossi, Scalfari).
    "Il segretario della giunta e il vero animatore di un movimento politico che si presentava con caratteri del tutto originali, fu il direttore de < Il Mondo >, Mario Pannunzio. In tutte le grandi città e anche in centri minori sorsero, sollecitati dal suo prestigio, nuclei e sezioni costituiti soprattutto da giovani. I più erano da anni lettori de < Il Mondo >… fondato da Pannunzio stesso nel febbraio del 49."


    25/26 FEBBRAIO – Italia: Roma (Teatro Eliseo) – Convegno del Mondo: "Processo alla scuola "
    Relatori: Leopoldo Piccardi, Raffaello Morghen, Guido Calogero, Umberto Zanotti Bianco, Lamberto Borghi. Lunga e accurata documentazione di un quadro scolastico desolante ove alle carenze strutturali, di ammodernamento, di qualità dei programmi, si aggiunge il conflitto tra scuola confessionale e scuola laica.

    APRILE – Italia: Roma (Teatro Eliseo) – Convegno del Mondo: "I padroni della città"
    Relatori: Leone Cattani, Angelo Concigliaro, Eugenio Scalfari.
    Il convegno accusa la speculazione edilizia e lo sviluppo irrazionale delle metropoli, pronunciandosi a favore di una pianificazione edilizia e contro le strutture monopolistiche comunali che controllano i mercati generali.

    27/28 MAGGIO – Italia – Elezioni amministrative
    La prima prova elettorale del PR, presentato in 18 capoluoghi (simbolo: testa della Dea della Libertà coronata da un berretto frigio, disegnato personalmente da Mario Pannunzio), da solo o con vari alleati, dà scarsi risultati, portando alla conquista di soli sei seggi comunali. Tra questi Roma, ove il partito ottiene comunque un discreto 1,2 % , quanto i repubblicani, ed elegge Leone Cattani, anche per le sue denunce della collusione tra amministrazione capitolina e la Società generale immobiliare, legata al Vaticano.
    Complessivamente queste elezioni registrano un’avanzata dei partiti socialista e socialdemocratico, marcando il loro processo di distanziamento dal frontismo postbellico e da un Partito Comunista in forte imbarazzo dopo la pubblicazione del rapporto Kruscev sugli orrori dello stalinismo.

    23/24 GIUGNO - Italia: Roma – II Consiglio nazionale
    Nella relazione della Giunta Esecutiva si dà una generica informazione sulla campagna elettorale, affrontata tra mille difficoltà soprattutto rispondendo ad uno slancio di "generosità" civile e politica. La Giunta esprime "moderata soddisfazione", soprattutto perché, al di là dei risultati, le elezioni hanno consentito di constatare il buon interesse suscitato nell'opinione pubblica dai temi proposti dalla nuova formazione, che chiaramente si propone il superamento delle formule "centriste" dell'epoca.
    "In questa riunione vi vengono presentati due progetti, redatti in collaborazione con altri amici, di cui il nostro partito intende farsi promotore; l'uno per la difesa contro le intese consortili; l'altro per una riforma delle società tendenti a tutelare le minoranze e a combattere le posizioni monopolistiche. E per il prossimo avvenire, come vi sarà detto più ampiamente, nella relazione del nostro comitato di studi, saranno trattati con analogo metodo i problemi dei rapporti fra Stato e Chiesa, della difesa contro l'abuso del potere pubblico a fine politico, della politica agraria, della politica fiscale e così via."
    Sono questi i temi su cui il partito dovrà impegnarsi, temi caratterizzati tutti da "concretezza" e puntualità, sia nelle impostazioni che nelle soluzioni avanzate: in definitiva, il partito viene sempre più configurando il suo volto più appropriato e tipico, che è quello di un gruppo interessato soprattutto a "fornire i temi alla discussione e all'azione politica" dei democratici.

    8 DICEMBRE – Italia: Torino – Comitato Centrale
    Viene votata una risoluzione che segna l'inizio della battaglia radicale nel paese per una alleanza fra le forze democratiche, laiche e socialiste. In questa si "rileva che una nuova situazione politica si sta profilando nel paese", mentre "sono in crisi" tutti i vecchi schieramenti politici e "l'immobile equilibrio" è definitivamente rotto. Il "travaglio" comunista, la nuova "indipendenza" del PSI, la liberazione di "masse sempre più numerose" dai vecchi schemi vedono però la reazione delle destre che si riparano "dietro la politica conservatrice della DC. " Sarebbe però "un errore" opporre a questa politica di classe "un altro chiuso schieramento di classe". Va perseguita piuttosto una nuova collaborazione tra il "ceto medio" svincolato dalle antiche sudditanze e le "forze operaie". I tempi sono dunque maturi per una "chiarificazione" delle forze di "sinistra democratica". Il partito radicale indica i punti "per una azione comune": Attuazione dei diritti di libertà; opposizione all'invadenza clericale; attuazione di una legislazione antimonopolistica; politica economica di pieno impiego e di sviluppo; politica estera di unità europea.

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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    RISOLUZIONE DEL COMITATO CENTRALE
    8 DICEMBRE 1956

    "Il Comitato Centrale del Partito Radicale, riunitosi a Torino il giorno 8 dicembre 1956 rileva che una nuova situazione politica si sta profilando nel Paese. In seguito al rapido evolversi degli avvenimenti internazionali, e di fronte al turbamento delle coscienze ed alla incertezza delle opinioni tutti i vecchi schieramenti politici sono in crisi. Il lungo e irrefrenabile travaglio comunista la proclamata indipendenza del Partito Socialista Italiano, la disgregazione delle formazioni politiche di destra hanno rotto l'immobile equilibrio degli anni scorsi: masse sempre più numerose di cittadini di ogni prospettiva di libertà e di progresso è legata solo a quelle forze non-comuniste e non-clericali, votate - entro ogni sopraffazione di privilegi minoritari - alla difesa degli interessi generali, della Costituzione repubblicana e del carattere popolare, liberale e laico dello Stato italiano.
    Di fronte all'ansia di rinnovamento generale, che coincide con la frana del sistema comunista, confermatosi alla prova dei fatti incapace di intendere le profonde esigenze di libertà e di democrazia delle masse popolari, i gruppi privilegiati oppongono una sempre più insidiosa difesa dei propri interessi, riparandosi dietro la politica conservatrice della Democrazia Cristiana e apprestando per il domani i nuovi baluardi attraverso le forze congiunte della destra monarchica, fascista e pseudo-liberale. A questa chiusa politica di classe è un errore opporre un altro chiuso schieramento di classe in posizione di potenziale rivolta contro gli ordinamenti democratici. Solo una collaborazione tra il ceto medio, svincolato dalla subordinazione ai gruppi monopolistici, e le forze operaie può ridare stabilità e vigore alla nostra democrazia.

    Il Partito Radicale è convinto che i tempi siano maturi per una chiarificazione delle forze della sinistra democratica italiana. La stessa unificazione socialista, che ha destato tante speranze, ma che pure ha trovato sul suo cammino tanti ostacoli, non può risolvere da sola i problemi del rinnovamento del nostro Paese. Bisogna allargare i confini a un campo più vasto di forze e di esperienze. Su tutta la vita nazionale incombe la minaccia di una involuzione. Una spinta decisiva verso una nuova politica può essere impresa soltanto dallo sforzo comune di tutta la sinistra democratica che impegni - pur nella piena autonomia di ideali e di tradizioni - i partiti socialisti e i partiti, movimenti e gruppi di ispirazione laica e democratica, capaci di rappresentare gli interessi e le aspirazioni di milioni di operai, di contadini, di artigiani, di piccoli e medi imprenditori, di impiegati, di professionisti, di uomini di cultura.

    Al fine di avviare il dibattito per una larga intesa, il Partito Radicale indica alcuni punti per una azione comune intorno alla quale le forze democratiche e socialiste possono incontrarsi:

    1) Piena attuazione dei diritti di libertà enunciati dalla Carta Costituzionale ed eliminazione dei residui di legislazione fascista che sottopongono tuttora i cittadini agli arbitri del potere esecutivo.

    2) Opposizione alla invadenza clericale nei più delicati settori della vita del Paese; difesa del carattere laico dello Stato; tutela delle minoranze religiose.

    3) Attuazione di una moderna legislazione antimonopolistica che ponga tutti gli operatori in equivalenti posizioni di partenza per la produzione del reddito e l'acquisizione della ricchezza; nazionalizzazione delle fonti di energia.

    4) Politica economica di pieno impiego e di aumento del reddito, specialmente nelle zone depresse del Paese, da attuarsi mediante la compressione delle spese superflue, la eliminazione dei soprapprofitti di monopolio e di congiuntura, il contenimento degli incrementi di reddito e delle provvidenze dei lavoratori, già occupati a favore di quelli non occupati o sottoccupati.

    5) Politica estera di unità europea diretta al rafforzamento ed all'allargamento della solidarietà occidentale.

    Il Comitato Centrale ritiene che attraverso la intesa di tutte le forze della sinistra democratica, ed in particolare dei partiti Radicale, Repubblicano, Socialdemocratico e Socialista Italiano, si possa pervenire ad una concreta azione politica capace di rispondere alle aspettative che la opinione pubblica sempre più chiaramente manifesta.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    Partecipanti al Primo Convegno Nazionale del PRLDI

    4-5 febbraio 1956

    Mario Abbamonte, Nicola Adelfi, Vittorio Albasini Scrosati, V.E. Alfieri, Ada Ali, Barbara Allason, Eugenio Amaradio, G.B. Angioletti, Sandro Ancona, Libero Andreoli, Carlo Antoni, Fulvio Anzellotti, Francesco Argenta, Roberto Ascarelli, Assayas Yvonne, Aurelio Aureli, Giancarlo Bagarotto, Tito Ballati, Alberto Balocco, Luigi Bassoli, Silvio Bassone, Mario L. Bellodi, Arrigo Benedetti, Alessandro Bergonzoni, Mario Bersellini, Lucio Bevilacqua, Alessandro Bodrero, Mario Boneschi, Romano Bracaloni, Enrico Buondonno, Antonio Coffano, Mario Cagli, Guido Calogero, Pasquale Calvario, Augusto Camera, Piero Camilla, Riccardo Capobianco, Giuseppe Caporale, Nicolò Carandini, Carmelo Carbone, Leone Cattani, Vindice Cavallera, Costantino Cavarzerani, Antonio Cederna, Giulio Cervani, Nicola Chiaromonte, Enrico Ciantella, Andrea Chiti Battelli, Carlo Cocchia, Francesco Colotti, Guido Colucci, Francesco Compagna, Angelo Conigliaro, Giovanni Contarello, Luciano Contro, Aldo Cremonini, Ferdinando Croce, Franco Croce Bermondi, Brunello D'Addario, Alberto Damiani, Vincenzo D'Audino, Vittorio De Capraris, Sandro De Feo, Domenico De Monte, Manlio Del Bosco, Silvestro Delli Veneri, Carlo Di Stefano, Gino Doria, Fabio Fabbri, Carlo Falconi, Mario Fazio, Elio Fazzolari, Giovanni Ferrara, Mario Ferrara, Francesco Ferrazzani, Guglielmo Ferrero, Carlo Fiori, Ennio Flaiano, Letizia Fondo Savio, Mario Fonio, Bruno Fonzi, Franco Formiggini, Gino Fornaci, Gino Frontali, Vittorio Frosini, Luigi Furlotta, Francesco Gabrieli, Giuliana Gadoli, Plinio Galante, Fernando Gandusio, Filippo Garofalo, Edoardo Gatta, Marco Giolito, Pino Gogliettino, Giorgio Granata, Paolo Greco, Ugo Guanda, Franco Invernizzi, Felice Ippolito, Giuseppe Izzo, Giuseppe Latis, Guido La Rocca, Umberto Lattanzi, Mario Leone, Alessandro Leone Di Tavagnasco, Franco Libonati, Emilio Lo Pane, Luciano Lorciet, Vincenzo Luppi, Egidio Liberti, Mino Maccari, Manlio Magini, Dante Malagoli, Giovanni Marchiafava, Biagio Marin, Marino Marini, Lily Marx, Libero Marzetto, Gianni Mazzocchi, Francesco Messineo, Bruno Minoletti, Giacomo Molle, Alberto Mondadori, Raffaello Morghen, Ottavio Molisani, Guido Musaffia Tiberini, Arrigo Olivetti, Francesco Oneto, Salvatore, Onufrio Mario Paggi, Livio Palange, Elvino Paltrinieri, Marco Pannella, Mario Pannunzio, Anton Luigi Pauletti, Mario Pari, Silvio Parodi, Paolo Pavolini, Carlo Persiani, Carlo Petrocchi, Leopoldo Piccardi, Arnaldo Pirola, Gina Pischel, Giuseppe Piva, Ferdinando Polistina, Neri Pozza, Costantino Preziosi, Fernando Previtali, Franco Provenzali, Giorgio Radetti, Salvatore Rea, Attilio Riccio, Eugenio Riccio, Franco Rizzo, Franco Roccella, Fulvio Rocco, Guido Rollier, Rosario Romeo, Ernesto Rossi, Umberto Rossi, Nina Ruffini, Giuseppe Salto, Carmelo Saetta, Lucio Salza, Max Salvadori, Lionello Santi, Eugenio Scalfari, Paolo Serini, Carlo Sequi, Luigi Sferrazza, Gianfranco Sforzi, Mario Soldati, Vincenzo Sozzani, Mario Spada, Sergio Spagnul, Michele Spinelli, Tito Staderini, Giuseppe Stammati, Sergio Stanzani, Fabio Suadi, Antonio Tescari, Paolo Ungari, Giovanni Urbani, Guido Valchera, Nino Valeri, Leo Valiani, Guido Veneziani, Ludovico Verzellesi, Giorgio Vigolo, Bruno Villabruna, Jacopo Virgilio, Elio Vittorini, Emilio Vivaldi, Irma Zampini, Antonio Zanotti, Emilio Zenoni, Gaetano Zini Lamberti".

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    MARIO PANNUNZIO

    Mario Pannunzio era nato a Lucca nel 1910. La famiglia della madre apparteneva alla aristocrazia nera della città. Il padre era un avvocato abruzzese, militante comunista. Pannunzio però aveva studiato e si era formato a Roma frequentando, fin da giovanissimo, gli ambienti letterarie e artistici degli anni Trenta a cui si era accostato con lo spirito critico e il tono aristocratico della madre, insieme alla passione politica ereditata dal padre. Fra i frequentatori della celebre saletta del caffè Aragno, dove si raccoglieva l’intelligenza antifascista dell’epoca, egli si distingueva per il suo eclettismo. Si sarebbe tentati di dire che le influenze contrastanti dei genitori avessero sviluppato in lui il chiaro orientamento liberale, la fermezza di carattere, il disinteresse assoluto, l’eccezionale discrezione, la naturale riservatezza e amabilità di modi. In più un innato gusto artistico ed un rigore morale e di stile che trasparivano chiaramente nei giornali e nelle riviste che creò e diresse. Per un certo tempo si era dedicato anche alla pittura e al cinema come regista e sceneggiatore, ma la sua attività principale fu di carattere politico, culturale e giornalistico.

    Nel 1932 fondò la rivista < Oggi > che dovette chiudere dopo pochi numeri per ragioni politiche. Collaborò quindi con Leo Longanesi alla redazione del primo rotocalco italiano < Omnibus >, o presto soppresso dalla censura fascista. La stessa sorte ebbero altri due settimanali: Tutto ed Oggi, diretti insieme ad Arrigo Benedetti. … Non fu autore di saggi, ma quello bellissimo su Tocqueville rimane un esempio di acuta penetrazione storico-politica. E lui, che aveva fatto i migliori giornali del dopoguerra, soleva dire di non essere un giornalista. Non era un facile battuta ma qualcosa che chiariva ed illuminava tutta la sua personalità. Non gli interessava il giornalismo come mestiere fine a sé stesso, la corsa alla notizia di attualità purché fosse tale, la preoccupazione di venire incontro alle inclinazioni del pubblico. Il giornale non era che lo strumento per raggiungere obbiettivi più alti; un impegno morale e politico per creare una società libera, civile, moderna, un mezzo per costringere la cultura italiana ad impegnarsi nella vita politica. Quindi politica, cultura, letteratura, giornalismo si identificavano nella figura dell’intellettuale.

    - Gli intellettuali per noi – scriveva nel suo addio ai lettori de < Il Mondo > - non si trovano soltanto tra i poeti e i novellieri. Né tantomeno fanno parte di una corporazione privilegiata, separata dalle altre. L’intellettuale per noi è una figura intera. L’uomo politico, se non vuole essere un puro faccendiere, è anche esso un intellettuale che vive pubblicamente e che fa con naturalezza la sua parte nella società. -

    Nel periodo clandestino partecipò alla resistenza e insieme ad altri amici fondò il Partito Liberale; nel dicembre 1943 fu anche arrestato e imprigionato a Regina Coeli per alcuni mesi, sfuggendo per caso alle Fosse Ardeatine. E la politica, sia pure espressa con i mezzi che gli erano propri, rimase per Pannunzio l’impegno preminente … Dopo la liberazione diresse il < Risorgimento Liberale > che fu considerato il più bel quotidiano politico del dopoguerra, fino alla sua uscita dal partito. E infine l’impresa eccezionale de < Il Mondo >

    Da "I radicali e il Mondo" di Manlio Del Bosco, ERI, 1979, pag. 31

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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    IL MONDO
    Fondato da Mario Pannunzio, Il Mondo era nato nel febbraio del 1949.

    …"Il clima di tensione della guerra fredda sembrava impedire non soltanto qualsiasi possibilità di dialogo fra le grosse formazioni, impegnate in una lotta muro contro muro, ma soprattutto non lasciava spazio a quei gruppi di democrazia laica e liberale che vedevano il rinnovamento civile e sociale del paese attraverso il metodo di razionali riforme secondo il modello delle democrazie occidentali. Era l’epoca della maggioranza assoluta democristiana e del pontificato di Pio XII; la vita civile e politica appariva bloccata in un immobilismo senza uscita; al generale conformismo verso il regime non si opponeva che lo schematismo sterile e settario del Partito comunista. Perciò il Mondo fu anche il giornale dei ribelli, di chi non accettava supinamente il metodo manicheo, di chi respingeva le soperchierie e le storture della vita italiana e si riconosceva nelle battaglie che il settimanale conduceva per i diritti civili contro il malcostume, le speculazioni, il sottogoverno. Un giornale indubbiamente di èlites, ma che esercitò un grande fascino fra i giovani."…

    "La linea fondamentale de Il Mondo era chiaramente d’ispirazione crociana, come crociano era il suo direttore, ma era una linea aperta che, pur avendo presente l’insegnamento del maestro, si sforzava di recepire e risolvere i problemi del nostro tempo alla luce di un liberalismo rinnovato."…

    "Confluivano nel giornale collaboratori di cultura e di orientamenti diversi che Il Mondo, attento e puntuale nel registrare ciò che ra degno di nota, nell’ attualità culturale , letterai, politica e di costume, accoglieva con superiore spirito liberale. " … "Le ampie stanze di Campo Marzio prima e di via Colonna Antonina, dove si faceva il Mondo, avevano le porte aperte ed erano una specie di salotto politoco-culturale dove la presenza di Pannunzio era sempre viva." " La sua redazione era ridotta al minimo. Partito Ennio Flaiano, che nei primissimi anni fu redattore capo, c’era Giulia Massari che, oltre a scrivere la settimanale rubrica – L’invitato -, leggeva i testi letterari, Alfredo Mezio che seguiva le inchieste di attualità e redigeva la critica d’arte e Nina Ruffini che si occupava degli articoli propriamente culturali. Verso le sette della sera nelle stesse stanze di redazione tanto diverse dai soliti uffici dei giornali, mentre il lavoro continuava, arrivavano uomini politici, intellettuali, giornalisti, collaboratori. Non c’era quasi giornalista italiano che dopo un viaggio di lavoro o una permanenza all’estero, non passasse da via Colonna Antonina a riferire a Pannunzio le sue esperienze e a sollecitarne l’opinione e il consiglio. Egli era forse il solo direttore di giornale in Italia che non andasse mai a trovare gli uomini politici, mentre essi venivano regolarmente da lui. " … " Il grande prestigio del giornale spiega il numero e la qualità di collaboratori italiani e stranieri. Apparvero sul Mondo, oltre a quella di Benedetto Croce e dei crociani Carlo Antoni e Vittorio De Caprariis, le firme di Luigi Einaudi, Carlo Sforza, Ivanoe Bonomi, Thomas Mann, Wilhelm Roepke, Stephen Spender, Angelo Tasca, Evelyn Waugh, Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Riccardo Bacchelli, Vitaliano Brancati, Corrado Alvaro, Tommaso Landolfi, Alberto Moravia, Truman Capote, Arturo Carlo Jemolo e moltissimi altri scrittori, studiosi, politici, letterati. "

    E ancora, titolari di rubriche Antonio Cederna, Nicola Chiaromonte, Aldo Garosci, Guido Calogero, Giorgio Vigolo, Carlo Falconi, Marco Cesarini Sforza.. "…

    "Non amava certo Croce, Ernesto Rossi, l’uomo che forse più di ogni altro collaboratore, contribuì a caratterizzare Il Mondo nelle sue battaglie economico sociali e nelle sue appassionate campagne anticlericali e per la moralizzazione della vita pubblica. Ernesto Rossi era un liberista d’antico stampo, allievo di De Viti De Marco e di Luigi Einaudi; credeva nella validità della libertà di mercato a condizione però che gli imprenditori rispettassero le regole del gioco, non si rimpinguassero con illeciti profitti creando monopoli a danno di consumatori, non intrallazzassero con il potere politico per ottenere favori e protezioni, non agissero quindi in condizioni di privilegio - per far meglio i comodi loro - . Le campagne di Ernesto Rossi contro le malefatte dei – padroni del vapore – " … " individuavano una delle principali cause dell’arretratezza del paese nel domino incontrastato di potenti gruppi economici. Ma i suoi strali si rivolgevano anche contro lo Stato imprenditore, quando, per la corruzione della burocrazia, sperperava il pubblico denaro. Indagando con cura, quasi con pignoleria, nel mondo intricato delle holding e dei monopoli privati nonché nei meandri oscuri della pubblica amministrazione, Rossi ne denunciava con un stile brillante, incisivo, a volte caustico, le piraterie, i maneggi, gli illeciti privilegi, le corruzioni. Alcuni episodi di malgoverno venivano raccolti anche nella speciale rubrica - Scandalusia - ."… "La collaborazione di Rossi al Mondo, durata circa tredici anni, fu uno degli atout del giornale. La sua efficacia, oltreché per l’importanza degli argomenti trattati, era dovuta alla capacità di rendere chiari e semplici, spesso divertenti, i più astrusi temi di economia, come le voci del bilancio di una società per azioni, i rendiconti di costi e ricavi, le più complicate manovre di borsa. Gli articoli di Rossi venivano impaginati con grande evidenza ed egli era il solo nelle stanze di via Colonna Antonina ad avere un ufficio ed un telefono tutto per sé. "

    Gaetano Salvemini fu una voce essenziale della vita del Mondo, e Pannunzio si definiva un salveminiano, almeno per il metodo che " si riconosceva nella parte più propriamente giornalistica del Mondo. Le famose inchieste sugli aspetti più vari della realtà italiana erano un modello di indagine moderna, scrupolosa nella documentazione, aderente ai fatti e alle cose, espressa in forma asciutta ed essenziale - come il codice civile - . "… "Il ventaglio dei temi trattati nelle inchieste fu amplissimo: dai grandi problemi dello stato, dell’economia, della scuola, dei partiti, del mezzogiorno, alle piccole vicende della vita di provincia da cui, pure, si poteva ricostruire l’insieme della realtà del paese. "… "Gli editoriali, scritti perlopiù dai politici del gruppo indicavano le grandi linee della politica del mondo. Spesso erano ispirati dallo stesso Pannunzio e scaturivano generalmente da un colloquio a volte a più voci. Eccezionalmente uscivano anonimi quando l’urgenza del momento suggeriva di affidarli a uno dei due o tre giornalisti più a portata di mano e con i quali Pannunzio si intendeva senza spendere troppe parole. Allo stesso modo venivano scritti i – taccuini – di seconda pagina, sempre anonimi e non della stessa mano. Un benemerito dei taccuini fu Vittorio Gorresio che, per diciotto anni, ogni settimana, seguendo una specie di rituale, saliva al Mondo per accordarsi sugli argomenti da trattare nel numero in corso."

    Da "I radicali e il Mondo" di Manlio Del Bosco, ERI, 1979 (pag. 33-41)

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    1957

    12/13 GENNAIO - Italia: Roma (Teatro Eliseo) – Convegno del Mondo: "Atomo e elettricità"
    Relatori: Ernesto Rossi, Eugenio Scalfari, Mario Ageno (fisico), Tullio Ascarelli (giurista). Il convegno si pronuncia a favore dell’energia nucleare purché gestita dalla mano pubblica e predispone un disegno di legge che sarà presentato in parlamento dal radicale Viillabruna, dal repubblicano La Malfa e dal socialista Lombardi.

    9/10 MARZO - Italia: Roma - III Consiglio nazionale
    Il consiglio si svolge in un periodo segnato da importanti avvenimenti internazionali (la caduta del mito staliniano e la rivolta popolare ungherese) e interni, come il ripudio del frontismo da parte del PSI e il rinnovato travaglio per l'unità delle forze socialiste. Nella relazione della Giunta esecutiva si dà risalto a questa complessa situazione, e quindi di dà conto, sia pure genericamente, degli sviluppi organizzativi della nuova formazione. Mentre si prende atto, con soddisfazione, che il partito è presente "in tutto il paese", si rinnovano le perplessità sulla possibilità di far crescere l'organizzazione, soprattutto per le difficoltà legate alla prassi dell'autofinanziamento. Si informa quindi il Consiglio dei progetti, anche legislativi, sviluppati grazie al Comitato Studi, in particolare quelli relativi alla "lotta contro i monopoli".

    6/7 Aprile – Italia: Roma (Teatro Eliseo) – Convegno del Mondo " Stato e chiesa"
    Relatori: Luigi Salvatorelli, Raffaele Pettazzoni, Carlo Falconi, Paolo Barile.
    Il convegno analizza la pesante ingerenza in ogni aspetto della vita italiana della Chiesa cattolica, per giungere alla conclusione della necessaria abrogazione del Concordato e della netta separazione tra Stato e Chiesa.
    "I radicali ripropongono la questione dell’abolizione del Concordato a dieci anni dalla votazione dell’art.7 della Costituzione, compromesso catto-comunista che aveva costituzionalizzato i Patti lateranensi voluti da Mussolini e da Pio XI. Il convegno, a cui partecipa come relatore il giurista Arturo Carlo Jemolo, suscita un acceso confronto con la DC e il PCI e un tiepido appoggio da parte del PSI e del PRI."

    6/7 LUGLIO – Italia: Roma – IV Consiglio nazionale PR
    La Giunta Esecutiva riferisce sulla situazione organizzativa del partito città per città. Esistono sedi radicali a: Ancona, Bergamo, Bologna, Brescia, Campobasso, Castellammare, Catania, Chioggia, Cuneo, Firenze, Genova, Livorno, La Spezia, Mestre, Milano, Parma, Pescara, Ravenna, Rimini, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Roma, e decine di sezioni in varie altre province. Dopo alcune riunioni tenute dal dott. Marco Pannella esistono comitati promotori anche in Sardegna.
    Dà anche conto dei risultati delle esperienze elettorali fatte in alcune zone e città, con risultati apprezzabili. Si passa poi ad illustrare gli sviluppi sul piano programmatico, caratterizzato dalla presentazione di progetti e programmi; si dà infine un lusinghiero apprezzamento circa il Convegno su "Stato e Chiesa" che ha destato interesse e scalpore in tutta l'opinione pubblica.

    30 LUGLIO - Italia: Roma - Federalismo, Trattati europei
    Dichiarazione di voto favorevole resa dall'on. Villabruna (eletto nelle liste liberali) alla Camera in occasione della ratifica dei due Trattati sul Mercato Comune e sull'Euratom. "Noi radicali siamo degli europeisti convinti ed approviamo incondizionatamente i principi e i fini che hanno ispirato i due Trattati." Villabruna esprime le perplessità dei radicali di fronte alla ``validità degli strumenti che il Trattato sul Mercato Comune prevede per il raggiungimento dei suoi fini'' e individua nelle insufficienti disposizioni riguardo la irreversibilità dei provvedimenti il punto più debole del Trattato per il Mercato Comune, indica inoltre nella mancanza di un organo politico sopranazionale, munito dei necessari poteri per imporre l'osservanza dei provvedimenti disposti, il pericolo che possa crollare l'edificio del Trattato.

    6 OTTOBRE - Italia: Roma – Comitato Centrale PR, elezioni
    Su invito del Partito repubblicano i radicali iniziano trattative per una comune presentazione elettorale alle prossime politiche di primavera.

    14/15 DICEMBRE - Italia: Roma – V Consiglio nazionale PR, elezioni
    In vista delle imminenti elezioni si mantiene una posizione di distanza ma pure di incoraggiamento verso il Partito socialista, almeno nel suo distacco dal PCI. Si guarda però con sospetto all’apertura dei socialisti verso i democristiani, ad un centrosinistra che porterebbe allo schiacciamento dei laici.
    Viene definita la presentazione di una lista unica, assieme al Partito repubblicano "contro il clerical-fascismo e contro il conformismo totalitario del Partito Comunista" (Il Mondo 24.12)
    L’ordine del giorno approvato stabilisce i punti programmatici con i quali i radicali si presenteranno alle elezioni politiche.

  9. #9
    L'estremista moderato
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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    ORDINE DEL GIORNO
    APPROVATO DAL CONSIGLIO NAZIONALE DEL 14/15 DICEMBRE 1957

    Il Consiglio Nazionale del Partito Radicale, riunito in Roma il 14 e 15 dicembre 1957, nell'imminenza della prossima competizione elettorale, indica all'attenzione dell'opinione pubblica i seguenti temi fondamentali, la cui soluzione è indispensabile al progresso civile ed economico del paese:

    1) affermazione dei valori della Resistenza contro i tentativi di chi vuole offuscare la memoria e il significato, sottraendo alla reverenza degli italiani una delle più alte pagine della loro storia nazionale;

    2) lotta risoluta per una netta separazione tra potere civile e potere ecclesiastico, contro la crescente penetrazione clericale nella vita pubblica italiana;

    3) difesa dei principii dello Stato di diritto, dell'indipendenza della Magistratura, della giustizia amministrativa, di tutte le libertà dei cittadini contro gli arbitrii del potere esecutivo e il malgoverno della cosa pubblica;

    4) ricostruzione dell'apparato amministrativo dello Stato al fine di renderlo idoneo all'esercizio dei compiti che gli spettano in una democrazia moderna;

    5) primato della scuola statale sulla scuola privata e confessionale che tende ad espandersi addirittura col concorso finanziario dello Stato in contrasto con le norme costituzionali; svecchiamento e potenziamento strutturale della scuola di Stato per renderla più adeguata alle esigenze della nazione, e provvedimenti che assicurino ai cittadini di ogni condizione l'accesso all'istruzione di ogni grado;

    6) lotta contro i monopoli e i privilegi economici e contro le strutture corporative che mortificano la libera iniziativa dei cittadini;

    7) lotta contro la disoccupazione e politica economica tendente a superare gli intollerabili dislivelli tra le varie zone del Paese;

    8) nazionalizzazione dell'industria elettrica e dell'energia nucleare, sull'esempio di quanto già da tempo attuato nei maggiori paesi dell'Occidente e controllo parlamentare sulle partecipazioni economiche dello Stato;

    9) politica fiscale ispirata ai criteri di progressività sanciti dalla Costituzione e difesa del principio della nominatività azionaria che ne costituisce uno dei presupposti.

    Su queste linee programmatiche e su questa piattaforma di lotta, risoluti ad opporsi ad ogni involuzione reazionaria e all'avvento di un regime clericale attraverso il prepotere della Democrazia Cristiana, i radicali fanno appello a tutti coloro che amano la democrazia e la libertà perché diano il loro fervido concorso alla costruzione di uno Stato moderno, prospero e civile, elemento attivo e pacifico della comunità europea ed atlantica.

    Il Consiglio Nazionale ravvisa pertanto in un accordo elettorale tra radicali e repubblicani il primo importante segno di ripresa delle forze laiche, che è necessità assoluta per la salvezza dell'autonomia morale, politica e giuridica dello Stato italiano, e un passo decisivo verso la formazione di uno schieramento di sinistra democratica, alternativa alla Democrazia Cristiana.

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Storia del Partito Radicale, il più antico partito italiano (1955)

    1958

    22/23 FEBBRAIO – Italia: Roma (Teatro Eliseo) – Convegno del Mondo "Stampa in allarme"
    Relatori: Luigi Salvatorelli, Franco Libonati, Achille Battaglia, Ernesto Rossi.
    Come di consueto in questi convegni il problema dell’informazione viene affrontato nei suoi aspetti civili, legislativi, giudiziari, ed economici, con la denuncia di conformismi e compiacenze legati alle grandi proprietà editoriali ed al governo. I radicali e gli Amici del Mondo vedono la libertà di stampa in pericolo e chiedono l’abolizione delle censure e del reato di vilipendio, nonché l’approvazione di leggi contro la concentrazione delle testate.

    20 MAGGIO – Italia – Campagna elettorale
    Il piccolo Partito radicale, alleato tatticamente con il Partito repubblicano, si candida a promuovere "… uno schieramento democratico di ricambio al governo eterno della DC… nell’arco politico che va da un socialismo unificato sul piano democratico, al Partito repubblicano, al Partito radicale e a tutte le forze sparse della sinistra democratica…" (Carandini – Il Mondo)

    25/26 MAGGIO – Italia – Elezioni politiche
    L’alleanza radical/repubblicana (simbolo: foglia d’edera – PRI - PR) esce sconfitta da questa prova elettorale ottenendo meno voti del solo partito repubblicano alle precedenti elezioni. (1,4% dei voti, contro l’1,6% del 1953). Inoltre tra i sei deputati eletti nessuno è radicale. L’analisi del voto dimostrerà però che ad aver ceduto era stato l’elettorato repubblicano nelle sue regioni tradizionali, mentre il voto era addirittura cresciuto nelle circoscrizioni ove i radicali erano più forti (in particolare Milano, Roma, Torino, Firenze). Avanzano invece del 2% il partito socialista e la DC mentre rimangono stazionari i comunisti.
    Paolo Pavolini , scrive su "Il Mondo" un commento pessimistico e sfiduciato sui risultati elettorali. Il loro bilancio è "amaro e preoccupante". La DC "ha aumentato di molto i suoi voti", il PCI, pur dopo gli eventi ungheresi e il rapporto Krusciov, ha "aumentato sensibilmente i suoi suffragi". Anche il partito liberale, non più di Benedetto Croce ma ridotto ad essere "un'agenzia della Confindustria", ha guadagnato in voti. Unica nota positiva il "progresso del PSI", mentre è "ultimo tocco di un quadro oscuro" la mancata "catastrofe elettorale" del MSI. Questi risultati sembrano tali da far dire che "questo popolo ha proprio ciò che si merita". E tuttavia qualche speranza può venire dall'Italia "diversa" delle "minoranze ardenti, sempre detestate" che ancora esistono e si battono per creare una "comunità libera, giusta e civile".(Un paese immaturo, II Mondo, 3 giugno)

    14/15 GIUGNO - Italia: Roma – Consiglio nazionale
    Il Consiglio si riunisce per valutare i risultati. "Per noi radicali - sostiene il documento della Giunta Esecutiva introduttivo dei lavori - la sostanza politica di questa alleanza è sempre stata considerata preminente sul calcolo puramente elettoralistico". L'alleanza ha riportato complessivamente 405.072 voti, cioè 32.916 voti di meno del PRI nel 1953. L'apporto radicale è stato positivo nelle grandi città, mentre ha fatto scemare i voti repubblicani nelle provincie. Ciò comunque dice che può essere individuato uno specifico elettorato radicale. A determinare il risultato negativo hanno contribuito certamente vari fattori: dalla campagna ostile della DC e del clero alle vicende francesi, abilmente sfruttate a in generare una diffusa paura contro risultati che determinassero "instabilità" nel governo. Alcuni hanno accusato i radicali di aver fatto una campagna sbilanciata in pro dei socialisti, campagna che avrebbe favorito il riflusso di voti direttamente sul PSI. Va ricordato infine che la campagna ha potuto usufruire di mezzi finanziari scarsissimi, per lo più provenienti da sacrifici personali degli iscritti, dei candidati, ecc.
    Cosa fare, dopo questa esperienza elettorale? Il documento afferma che "più che mai oggi è necessaria" la presenza di una forza che richiami tutti alle prime responsabilità in problemi come quello dei rapporti tra Stato e Chiesa e quello di dare al paese un programma economico e sociale davvero moderno. Tali indicazioni possono venire solo da un partito radicale, che guardi con simpatia al PSI e al suo sforzo di liberarsi dell'ipoteca marxista e classista ma con esso non si confonda, mantenendo la propria peculiare fisionomia laica. Da queste considerazioni, l'invito della Giunta esecutiva ad andare avanti "pur con la consapevolezza di dover affrontare altri sacrifici".

    15 OTTOBRE – Italia – Dibattito precongressuale
    Un gruppo di iscritti (Tullio De Mauro, Marco Pannella, Giuliano Rendi, Franco Roccella, Stefano Rodotà, Gianfranco Spadaccia, Sergio Stanzani, Augusto Zampa, Giovanni Ferrara) esprime, in una lettera inviati a tutti i membri del partito, critiche ed auspici in vista del primo congresso radicale.
    Il documento afferma che, nei tre anni trascorsi, il PR più che vivere "vegeta e sopravvive". Le energie spese non sono riuscite ad esprimere "un'apprezzabile forza espansiva". Molti pensano che il PR sia solo il "bacino di raccolta di una fluida opinione politica già esistente". Dunque, il congresso dovrà rispondere al quesito se il partito potrà andare avanti o trasformarsi abbandonando la pretesa ad essere partito. Per andare avanti (e non solo "tirare avanti") esso dovrà giungere ad una chiarificazione sui temi fondamentali: la politica estera e il problema della sinistra democratica. Vi sono ormai elementi sufficienti per decisioni e deliberazioni chiare, sul terreno schiettamente politico.

 

 
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