L' "oro nero" di Saddam lo vuole Chirac
La domanda delle domande non è sulla guerra: se ci sarà, quando ci sarà o se Saddam Hussein sarà liquidato prima. E' piuttosto sulla Francia, mentre il Consiglio di sicurezza dell'Onu si dilania su una seconda risoluzione: sino a quando e a che prezzo Jacques Chirac continuerà a guidare il fronte del rifiuto? La risposta più banale, quella che anima tanti pacifisti, è: sino a quando, scongiurando una guerra, non avrà risparmiato al popolo iracheno nuovi lutti e nuove sofferenze. La risposta più logica, suggerita dallo stesso ''Le Monde'', è meno nobile e più (economicamente) interessata: sino a quando non vedrà salvaguardate le opzioni petrolifere concluse con Saddam Hussein. Le opzioni, ricordiamo, sullo sfruttamento di un quarto delle riserve da parte del gruppo Total-Fina-Elf. Altro che impegno morale per la pace! Diamo uno sguardo alle relazioni franco-irachene degli ultimi trent'anni. Ne emerge un fitto intreccio di affari: forniture petrolifere da una parte e militari dall'altra, vendita di tecnologia anche nucleare (il reattore di Osirak, poi distrutto dagli israeliani), costruzione di stabilimenti petrolchimici e industriali. E ne emergono anche rapporti personali, che aiutano a spiegare il ''feeling'' di Chirac nei confronti del più feroce dittatore del Medio Oriente. A questo punto i no-war si sentiranno confortati: avete visto, è il petrolio e non il disarmo iracheno (ordinato dall'Onu) ad avere riacceso la crisi. Potrebbero anche avere ragione. A una condizione: che cambino il soggetto, che si riferiscano a Chirac e non a Bush. Il che non significa che il petrolio iracheno (che comunque copre il fabbisogno americano per meno del 6 per cento) sia indifferente al presidente americano. Significa solo, come ho già scritto, che a muoverlo contro Saddam sono stati essenzialmente e principalmente l'11 settembre e la paura che le armi chimiche e batteriologiche finissero un giorno nelle mani di Al Qaeda. E' ovvio d'altra parte che da una ''guerra americana'' discenderanno vantaggi per gli americani e i loro alleati (Spagna e Italia ad esempio). Ma se sarà solo ''americana'', la colpa è di Chirac, che dividendo la Nato, l'Ue, l'Onu ha pensato di difendere meglio non la pace, ma gli interessi francesi. In realtà li danneggia (vedi i primi segni di boicottaggio commerciale negli Usa). E forse già prepara il compromesso con Bush.




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