Sergio Cofferati da quando ha smesso i panni di segretario della Cgil si è mostrato particolarmente attivo. Sebbene si sia trattato di attività fumose, mai limpide nelle loro vere finalità, è passato dal ritorno al suo lavoro alla Pirelli (che ha mollato contrariamente a quanto da lui in passato affermato) alla direzione della Fondazione Di Vittorio, quindi alla presidenza di Aprile ed ora si appresta ad entrare nei quadri dirigenti del partito dei Ds. Un percorso, si diceva poco limpido, mai esplicitato in modo chiaro, molto confusionario. Ma allo stesso programmato con grande perizia e attenzione da tempo. Il riferimento è alla Fondazione Di Vittorio ed al ruolo che il “cinese” le ha dato. In realtà si deve parlare del “nuovo corso” della fondazione Di Vittorio, visto che fu costituita nel 1992, originariamente senza l’intervento diretto della Cgil e con finalità sicuramente più nobili e serie di quelle attuali volte a garantire una tribuna e una visibilità politica all’ex segretario della Cgil.
La conferma viene direttamente da Pietro Neglie, docente di storia contemporanea a Trieste, fondatore e direttore dell’associazione. Proprio il docente ha accusato Cofferati di “snaturare l’impostazione iniziale che era basata sulla ricerca storiografica, e in particolare sul movimento sindacale”. Numerosi furono i convegni internazionali firmati dalla Fondazione su temi come il welfare e molteplici le pubblicazioni realizzate nel corso degli anni, con gli annali della fondazione pubblicati dalla Rubettino. Per Neglie la Di Vittorio era sorta con finalità di tipo culturali e storiografiche, mentre la CGIL l’ha resuscitata come strumento di dibattito politico.
Uno strumento per la verità anche molto costoso, perché Cofferati da segretario della confederazione le ha attribuito compiti e risorse non trascurabili. Risorse che il sindacato raccoglie ovviamente dalle sottoscrizioni degli iscritti... Il rammarico di Neglie è tuttavia molto più profondo e di diversa natura. Infatti, quando nel ’92 contribuì a fondare la Fondazione Di Vittorio, la Cgil si presentò solo come organizzazione vicina, che mai ha fornito un sostegno economico, neanche dopo l’ingresso diretto nel consiglio di amministrazione avvenuto nel 1998. Nel 2001 la fondazione è stata sciolta per preparare il terreno ed avviare il nuovo corso, facendo della Fondazione un mezzo da utilizzare nella lotta sociale e politica.
Solo per dare idea del cambio di rotta dato è sufficiente citare i nomi dei soci fondatori che, oltre a Neglie, furono Carlo Benzi della Cgil, Enzo Ceremigna, attuale parlamentare dello Sdi, Gino Giugni e lo storico Adolfo Pepe. Nella commissione scientifica, invece, vi erano personalità come Renzo De Felice per la fondazione Ugo Spirito, il cattolico Vincenzo Saba per la fondazione Giulio Pastore, Beppe Vacca dell’Istituto Gramsci e Giulio Sapelli della fondazione Assi di Milano.
Nella nuova fondazione spazio per simili personalità non ve n’è, addirittura Neglie non ha ricevuto nemmeno un invito a partecipare ai lavori. Alcuni dicono per un suo libro scritto nel 1996 edito da Il Mulino, «Fratelli in camicia nera», in cui ha raccontato di come molti fascisti confluirono nella Cgil e nel Pci e che non fu accolto con entusiasmò da Cofferati e compagni.
Ma si sa, la ricerca storiografica non è più il tratto distintivo della Fondazione Di Vittorio.
Paolo Carotenuto - www.legnostorto.com




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