Io ispettore di ps, tifoso per amore. Dell’ordine pubblico»


Roma, Lazio, Nazionale, coppe europee e soprattutto derby. Negli ultimi quindici anni non si perso neanche una partita. La sua non è passione per il calcio ma senso del dovere. Già, perché l’ispettore superiore Eduardo Costigliola, 57 anni di origine partenopea, da 26 anni è in forze al commissariato Prati, quello che ha competenza sullo stadio Olimpico. E da ben 15 anni la sua voce gracchia dal Centro Radio Stadio: una speciale centrale operativa dove confluiscono le immagini delle 14 telecamere dislocate nello stadio e dalla quale vengono date le indicazioni a poliziotti e carabinieri su come gestire l’ordine pubblico.
Come sarà il derby di domani?
«Una partita particolarmente sentita dalla città. Con il tutto esaurito sugli spalti. Ci saranno sfottò, cori, coreografie. Ma le partite più pericolose sono altre: Roma-Juventus e Lazio-Milan hanno ugualmente tanto pubblico ma è più impegnativo separare e scortare le tifoserie ospiti».
Anche voi, come i calciatori, preparate le partite con largo anticipo?
«Certo. Quelle più importanti anche dal mercoledì. Ci mettiamo davanti alla piantina dell’impianto e studiamo come disporre al meglio le forze che ci mette a disposizione la questura: cordoni umani per separare i supporter sia all’entrata che all’uscita, filtraggi per evitare che chi non ha il biglietto raggiunga lo stadio».
Qual è il ricordo più brutto di questi 15 anni di centrale radio?
«Senza dubbio la morte di Vincenzo Paparelli. Quella sera non riuscivo a farmene una ragione della tragedia che era accaduta. Anche se noi dalla nostra postazione non avremmo potuto far nulla per salvarlo. La volta, invece, che me la sono vista peggio è stata in occasione della partita Italia-Inghilterra del ’97. Sugli spalti c’erano migliaia di hooligans furiosi che avevano pressato la gente contro le vetrate che separano i settori».
Cosa ha pensato?
«Ho temuto che si verificasse una tragedia come quella dell’Heysel. Sui monitor vedevo i volti dei tifosi pressati sui vetri. Avevo paura che i cristalli scoppiassero e che la gente sarebbe stata schiacciata. Per fortuna, e ber bravura dei dirigenti di allora, la situazione è rientrata. Ma credo di non aver mai avuto tanta paura in vita mia».
Sono cambiati i tifosi in questi 15 anni?
«Purtroppo sì. La tifoseria ha perso l’aspetto goliardico, lo sfottò e la passione per il calcio giocato. Adesso c’è tanta politica. E poi se la prendono sempre con le forze dell’ordine. Ma i poliziotti e i carabinieri non fanno altro che far rispettare le leggi, eseguire gli ordini. Lo scorso anno un mio collega ha rischiato la vita per una pugnalata al fegato sotto la Nord. Un agguato improvviso e senza alcuna spiegazione».
E i calciatori?
«Anche loro sono cambiati. Sono meno attaccati alle maglie e conseguentemente meno rispettati. Una volta Maradona, Falcao e Cerezo entusiasmavano il pubblico e riuscivano a distrarre anche noi».