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  1. #1
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Thumbs up Secessione a piccoli passi ?

    E ora i comuni si scelgono la Regione


    La Camera vara in prima lettura la legge che permetterà a ogni Comune di decidere autonomamente, senza referendum allargati alle provincie, di quale amministrazione regionale andare a far parte.
    di Franco Chirico

    ROMA - Non si tratta ancora dell'ormai famosa norma preannunciata da Umberto Bossi che dovrebbe consentire presto alla Romagna di staccarsi dall'Emilia. Ma la legge che ha avuto oggi un primo via libera dall'aula di Montecitorio va comunque nella direzione dell'autodeterminazione dei popoli. Per quanto, per ora, a livello molto locale. E del resto la modifica legislativa approvata oggi è stata proposta non a caso da un deputato leghista (Pietro Fontanini), e punta a consentire ad ogni comune e provincia d'Italia di decidere d'ora in poi da solo di quale regione far parte.

    In realtà il provvedimento si limita ad adeguare la normativa sui referendum a quanto ha stabilito la riforma del Titolo V della Costituzione varata dall'Ulivo sul finire della scorsa legislatura. Ma va appunto a interessare proprio quella stessa modifica degli articoli che trattano di federalismo e decentramento che presto finirà per essere nuovamente ristrutturata. È infatti fissato per il prossimo 10 marzo l'appuntamento in Consiglio dei Ministri con il ddl governativo del ministro degli Affari Regionali Enrico La Loggia che inciderà sul federalismo ulivista per adeguarlo alla devolution di Bossi.

    Ma, tornando al provvedimento parallelo approntato stamani, vale forse la pena di chiarire meglio i suoi contenuti. Perché in sostanza viene abolito il criterio attuale per cui se uno o più comuni (o una o più province) volessero staccarsi da una regione per aderire ad un'altra, dovrebbero avere l'assenso anche di tutta la regione che vogliono lasciare, nonché quello dell'intera regione in cui vogliono confluire.


    Fino a oggi infatti non solo il referendum che stabiliva lo "spostamento" geopolitico in questione doveva interessare tutte e due le regioni coinvolte nella loro totalità. Ma addirittura la preliminare richiesta di consultazione popolare non poteva essere supportata dai soli consigli comunali e/o provinciali interessati direttamente. C'era infatti bisogno anche della volontà esplicita di almeno il 30 per cento della popolazione degli altri comuni appartenenti alla regione da cui ci si voleva dividere. Come pure di un analogo 30 per cento per i comuni facenti parte della regione nella quale si voleva approdare.

    Insomma, tanto per fare un esempio, se un comune di frontiera del Lazio sentiva l'esigenza di passare nelle Marche, doveva sperare che la sua richiesta di plebiscito sulla questione fosse corroborata da almeno un terzo circa degli abitanti degli altri comuni laziali, e da una cifra analoga per quello che riguarda i comuni marchigiani. Poi comunque a pronunciarsi sulla sua personalissima richiesta sarebbe stato l'intero complesso delle due regioni in oggetto.

    Decisamente un po' troppo per tutti quelli che in Parlamento professano da ogni schieramento (pur senza arrivare alle esasperazioni leghiste) il diritto dei popoli ad autodeterminarsi. E così ora a decidere del proprio destino saranno solo le realtà locali che vogliono cambiare regione.
    Intanto però si attende con curiosità mista da apprensione il testo definitivo del ddl La Loggia di cui si parlava poco sopra. Perché in esso dovrebbe essere inserito anche l'articolo di cui il leader del Carroccio ha anticipato i contenuti qualche giorno fa. In pratica si tratterebbe di ridurre sensibilmente le incombenze istituzionali attraverso cui una parte di una regione attuale può chiedere di costituirsi in una nuova regione autonoma.

    Seppure non sarebbe modificato il principio in base al quale tale nuova regione non può essere costituita da meno di un milione di abitanti, si pensa però di ridurre al 10 per cento (rispetto all'attuale 30) il quorum della popolazione regionale originaria che è necessario per chiedere di indire un referendum sulla questione. Bossi conta di far passare questa tesi proprio per consentire subito alla Romagna di abolire quel trattino che la unisce tuttora all'Emilia. Ma l'opposizione già insorge. Lunedì prossimo vedremo comunque in che misura saranno state accolte dagli alleati del centrodestra le tesi parasecessioniste del senatur.

    (6 MARZO 2003; ORE 154)

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  2. #2
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    Chissà per quale motivo, devono sempre aggiungere quelle frasi del cavolo, così irritanti, come quella fra parentesi...

    vine voglia di mandare a quel paese quello che ha scritto la notizia, anche se scrive una cosa che dovrebbe soddisfarci.

  3. #3
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    Predefinito Re: Secessione a piccoli passi ?

    Originally posted by Shaytan
    E ora i comuni si scelgono la Regione


    La Camera vara in prima lettura la legge che permetterà a ogni Comune di decidere autonomamente, senza referendum allargati alle provincie, di quale amministrazione regionale andare a far parte.
    di Franco Chirico

    ROMA - Non si tratta ancora dell'ormai famosa norma preannunciata da Umberto Bossi che dovrebbe consentire presto alla Romagna di staccarsi dall'Emilia. Ma la legge che ha avuto oggi un primo via libera dall'aula di Montecitorio va comunque nella direzione dell'autodeterminazione dei popoli. Per quanto, per ora, a livello molto locale. E del resto la modifica legislativa approvata oggi è stata proposta non a caso da un deputato leghista (Pietro Fontanini), e punta a consentire ad ogni comune e provincia d'Italia di decidere d'ora in poi da solo di quale regione far parte.

    In realtà il provvedimento si limita ad adeguare la normativa sui referendum a quanto ha stabilito la riforma del Titolo V della Costituzione varata dall'Ulivo sul finire della scorsa legislatura. Ma va appunto a interessare proprio quella stessa modifica degli articoli che trattano di federalismo e decentramento che presto finirà per essere nuovamente ristrutturata. È infatti fissato per il prossimo 10 marzo l'appuntamento in Consiglio dei Ministri con il ddl governativo del ministro degli Affari Regionali Enrico La Loggia che inciderà sul federalismo ulivista per adeguarlo alla devolution di Bossi.

    Ma, tornando al provvedimento parallelo approntato stamani, vale forse la pena di chiarire meglio i suoi contenuti. Perché in sostanza viene abolito il criterio attuale per cui se uno o più comuni (o una o più province) volessero staccarsi da una regione per aderire ad un'altra, dovrebbero avere l'assenso anche di tutta la regione che vogliono lasciare, nonché quello dell'intera regione in cui vogliono confluire.


    Fino a oggi infatti non solo il referendum che stabiliva lo "spostamento" geopolitico in questione doveva interessare tutte e due le regioni coinvolte nella loro totalità. Ma addirittura la preliminare richiesta di consultazione popolare non poteva essere supportata dai soli consigli comunali e/o provinciali interessati direttamente. C'era infatti bisogno anche della volontà esplicita di almeno il 30 per cento della popolazione degli altri comuni appartenenti alla regione da cui ci si voleva dividere. Come pure di un analogo 30 per cento per i comuni facenti parte della regione nella quale si voleva approdare.

    Insomma, tanto per fare un esempio, se un comune di frontiera del Lazio sentiva l'esigenza di passare nelle Marche, doveva sperare che la sua richiesta di plebiscito sulla questione fosse corroborata da almeno un terzo circa degli abitanti degli altri comuni laziali, e da una cifra analoga per quello che riguarda i comuni marchigiani. Poi comunque a pronunciarsi sulla sua personalissima richiesta sarebbe stato l'intero complesso delle due regioni in oggetto.

    Decisamente un po' troppo per tutti quelli che in Parlamento professano da ogni schieramento (pur senza arrivare alle esasperazioni leghiste) il diritto dei popoli ad autodeterminarsi. E così ora a decidere del proprio destino saranno solo le realtà locali che vogliono cambiare regione.
    Intanto però si attende con curiosità mista da apprensione il testo definitivo del ddl La Loggia di cui si parlava poco sopra. Perché in esso dovrebbe essere inserito anche l'articolo di cui il leader del Carroccio ha anticipato i contenuti qualche giorno fa. In pratica si tratterebbe di ridurre sensibilmente le incombenze istituzionali attraverso cui una parte di una regione attuale può chiedere di costituirsi in una nuova regione autonoma.

    Seppure non sarebbe modificato il principio in base al quale tale nuova regione non può essere costituita da meno di un milione di abitanti, si pensa però di ridurre al 10 per cento (rispetto all'attuale 30) il quorum della popolazione regionale originaria che è necessario per chiedere di indire un referendum sulla questione. Bossi conta di far passare questa tesi proprio per consentire subito alla Romagna di abolire quel trattino che la unisce tuttora all'Emilia. Ma l'opposizione già insorge. Lunedì prossimo vedremo comunque in che misura saranno state accolte dagli alleati del centrodestra le tesi parasecessioniste del senatur.

    (6 MARZO 2003; ORE 154)

  4. #4
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    C'è qualche vincolo o Canosa di Puglia può chiedere di essere annessa alla Lombardia ?

  5. #5
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    Predefinito

    Originally posted by Gianmario
    C'è qualche vincolo o Canosa di Puglia può chiedere di essere annessa alla Lombardia ?
    ma perche' scrivi su qualcosa senza averla prima letta ? La legge parla di ' comuni confinanti' con le provincie-regioni a cui si puo' chiedere di passare ...

    quindi prima che' canosa possa chiedere l' annessione alla lombardia dovranno esservi ' qualche migliaio di comuni a cominciare da piacenza e passando o per roma o per pescara ... ( insomma come le autostrade ...)

 

 

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