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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito L'Italia continua a perdere competitività...le riforme devono attuarsi rapidamente!

    dal quotidiano Confindustriale..

    " Il Sole 24 ore del 18/03/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    L'allarme Bankitalia - In un anno l'export ha ceduto un punto, mentre l'industria sconta una minore competitivita' di prezzi

    L'Italia perde quota nei mercati mondiali
    Torna a salire il costo del lavoro per unita' di prodotto: la produttivita' e' calata - Si riapre il differenziale di inflazione con l'area euro
    Rossella Bocciarelli
    --------------------------------------------------------------------------------

    Roma - La spina nel fianco dell'economia italiana si chiama perdita di competitività: un problema che nel 2002 si è aggravato, ma che può essere risolto perché esistono le "risorse necessarie per crescere a tassi superiori a quelli dell'ultimo decennio", a patto però che si realizzino alcune condizioni essenziali. È questo l'ammonimento contenuto nell'ultimo Bollettino economico della Banca d'Italia, che anche per l'anno in corso traccia uno scenario piuttosto preoccupato. Il Bollettino ricorda infatti che attualmente le previsioni di consensus dei maggiori centri di previsione internazionali "vedono" per l'Italia una crescita dell' 1,3 per cento. Ma questa stima, che poggia sull'ipotesi che la crisi irakena si risolva rapidamente e il petrolio torni presto stabilmente a quota 25 dollari al barile, contiene numerosi "downside risk". Non solo quelli collegati alla possibilità di un conflitto esteso e prolungato di cui, spiega la Banca d'Italia, "risentirebbero gli andamenti dei mercati finanziari e la fiducia degli operatori, con conseguenze negative di difficile quantificazione sulle scelte di consumo e di investimento". Ma anche perché per raggiungere una crescita media dell 1,9%, la stagnazione dell'attività produttiva che si profila in Italia nel primo trimestre dell'anno è necessario che nel nostro Paese l'attività produttiva torni ad aumentare a un ritmo del 2% in ragione d'anno già dalla prossima primavera. Un passo di marcia ben robusto, soprattutto se si tiene conto del fatto che l'indicatore anticipatore del cicld economico elaborato in Banca d'Italia, che prefigura l'evoluzione del complesso dell'economia italiana nei prossimi cinque-sei mesi, "non delinea una ripresa dell'attività produttiva".
    Di sicuro, lo scorso anno l'economia italiana ha perso colpi: la mediocre crescita del Pil (0,4%) è spiegata in larga parte dal cattivo andamento delle esportazioni che hanno fatto registrare una flessione dell'1 per cento. E dal momento che nel frattempo il commercio mondiale aumentava del 2%, le quote di mercato dell'Italia hanno continuato a scendere. Lo scorso anno, del resto, c'è stata anche una perdita di competitività di prezzo: l'aumento dei prezzi relativi dei prodotti italiani, sulla base dei prezzi di produzione, è stato di tre punti percentuali in un anno. Altro versante negativo è quello dell'inflazione: nel 2002, ricorda Bankitalia, si è riaperto il differenziale d'inflazione al consumo tra l'Italia (2,6%) ed Eurolandia (2,2%). A far lievitare il differenziale hanno contribuito solo in parte gli effetti indesiderati dell'introduzione della moneta unica, che hanno avuto secondo via Nazionale nell'arco di dodici mesi un impatto valutabile tra lo 0,1 e lo 0,5 per cento. Ciò che è cresciuto in Italia più che in altri paesi è il costo del lavoro per unità di prodotto (clup). L'aumento è stato del 2,9% ed è dovuto a un incremento del 2,4% nel costo del lavoro dipendente e a una flessione della produttività dello 0,5 per cento. L'effetto di questa mediocre performance dell'economia italiana è destinato a farsi sentire anche sui conti pubblici, per i quali è molto probabile che l'Italia dovrà fare ricorso ai margini di flessibilità in rapporto al ciclo economico previsti dal Patto di stabilità (con un rallentamento congiunturale imprevisto pari all'1 % del Pil, il tetto del deficit consentito per quest'anno potrebbe crescere fino all'1,95%). In ogni caso, avverte Bankitalia, l'obiettivo di un indebitamento netto dell'1,5% per quest'anno potrebbe risentire di una ripresa dell'attività economica più lenta di quanto atteso, ma è anche necessario definire compiutamente alcuni provvedimenti di spesa e valutare i riflessi sul 2003 dello sconfinamento del deficit 2002 rispetto agli obiettivi. Il Bollettino rilancia la ricetta del Governatore per rilanciare la competitività in Italia: servono importanti riforme strutturali (flessibilità, concorrenza, meno fisco, più R&S e infrastrutture). Ma il loro presupposto è "il completamento del processo di riequilibrio del bilancio, da attuare attraverso interventi strutturali nei principali comparti di spesa".
    "

    Saluti liberali

  2. #2
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    Predefinito

    dal medesimo quotidiano economico...

    " Il Sole 24 ore del 18/03/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    La ricetta per tornare competitivi
    Le priorità da affrontare nei prossimi mesi

    --------------------------------------------------------------------------------

    - La scommessa dell'Europa. Gli obiettivi di Lisbona impegnavano i governi
    europei ad avviare un percorso incentrato su una prospettiva strategica di riforme economiche incisive, per modificare profondamente i mercati del lavoro, dei prodotti e dei capitali e a fare dell'Europa un'area più dinamica e competitiva. Questi obiettivi restano però ancora lontani dal concretizzarsi.
    - L'Italia. Il nostro "è un Paese che, pur esprimendo una straordinaria vocazione imprenditoriale, soffre di una grave crisi di competitività. Per questo è necessario ridisegnare un Progetto Paese che lo liberi dalle sue ingessature, creando le condizioni che consentano alle imprese di crescere
    all'Italia di essere più competitiva"
    - Le priorità. "Nei prossimi mesi" sarà necessario focalizzare l'attenzione su pochi ma prioritari punti. 1) procedere senza indugio nelle liberalizzazioni elle public utilities e nei processi di infrastrutture; 2) eliminare le barriere normative sul mercato finanziario europeo che limitano l'accesso delle imprese al mercato dei servizi finanziari e dei capitali; 3) ridurre la pressione fiscale e il deficit pubblico per mettere sotto controllo i grandi canali di spesa e intervenire a favore di una semplificazione del sistema fiscale e di una riduzione del prelievo sulle imprese; 4) stimolare il processo d'innovazione, aumentando il livello di investimenti, sia pubblici che privati; 5) migliorare il mercato dei lavoro e rendere operative in tempi brevi le riforme già approvate; 6) modernizzare la protezione sociale procedendo speditamente al varo di una riforma previdenziale .
    "


    Riformare, riforamare, riformare...

    Saluti liberali

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    da www.iltempo.it

    " Pensioni, la spesa corre ancora L’incremento resta tuttavia inferiore a quello registrato in Europa


    LA CORSA della spesa pensionistica e sanitaria non si ferma, anche se resta più contenuta rispetto alla media dei Paesi Ue. L'incidenza sul Pil, ovvero sulla ricchezza nazionale, di questi due capitoli della spesa sociale è destinata a crescere in maniera costante nei prossimi decenni, passando dal 19,8% del Pil nel 2001 al 23,5% nel 2034. È quanto emerge da un rapporto della Ragioneria dello Stato sulle «Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sanitario», che contiene le previsioni aggiornate alla fine del 2002. Previsioni che, rispetto a quelle del 2001, risultano leggermente peggiori.
    Lo studio (che non prende in considerazione la riforma in discussione in Parlamento) conferma che l'andamento della spesa pensionistica produrrà nei prossimi 50 anni una gobba, che al suo apice sarà leggermente più alta rispetto alle previsioni fatte nel 2001, con un rapporto spesa-Pil che nel 2033 toccherà quota 16%: questo «lieve aumento» - spiegano gli esperti della Ragioneria - è dovuto in gran parte all'aumento a 516 euro mensili delle pensioni di importo più basso introdotto dalla Finanziaria 2002. La crescita sarà comunque più contenuta rispetto alla media Ue, grazie agli effetti delle riforme già realizzate in Italia negli anni '90.
    Dopo 5 anni di stabilità seguirà una crescita piuttosto rapida della spesa che raggiungerà il massimo pari al 16% nel 2033; dopodichè inizia una fase di decrescita altrettanto rapida che porterà il rapporto al 13,6% nel 2050».
    Quando comincerà ad andare in pensione la generazione del baby boom salirà il rapporto deficit-Pil al 16%. Dal 2033, però, si prevede un forte e rapido calo del rapporto, dovuto soprattutto al passaggio dal regime misto al regime contributivo; ma anche al più elevato tasso di crescita della produttività che, a partire dal 2026, si attesta al 2% contro l'1,82% del decennio precedente. Contestualmente rallenterà la crescita del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati che tende ad azzerarsi attorno al 2047.
    Sanità — Il rapporto tra spesa e Pil nei prossimi cinquant'anni si incrementerà di due punti, passando dal 6% del 2001 all'8% del 2050. Come per le pensioni, anche in questo caso, però, l'aumento sarà più contenuto rispetto alla media dei Paesi Ue.
    In particolare - si legge nel rapporto - dopo una sostanziale stabilizzazione del rapporto spesa-Pil nel periodo 2004-2006 (grazie all'accordo tra Stato e Regioni dell'agosto 2001), la spesa crescerà «piuttosto regolare» fino al 2035, a causa soprattutto dell'invecchiamento della popolazione. Poi comincerà a scendere, anche qui per l'esaurirsi della generazione del baby boom.

    domenica 16 marzo 2003
    "

    Saluti liberali

  4. #4
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: L'Italia continua a perdere competitività...le riforme devono attuarsi rapidamente!

    Originally posted by Pieffebi
    dal quotidiano Confindustriale..

    " [i] Il Sole 24 ore del 18/03/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    L'allarme Bankitalia - In un anno l'export ha ceduto un punto, mentre l'industria sconta una minore competitivita' di prezzi

    L'Italia perde quota nei mercati mondiali
    Torna a salire il costo del lavoro per unita' di prodotto: la produttivita' e' calata - Si riapre il differenziale di inflazione con l'area euro
    Rossella Bocciarelli
    Saluti liberali
    Sono basito. Non l'avrei mai pensato.

    Gliel'hai detto almeno che è colpa dell'energia nucleare e che comunque noi siamo nella media e che i signorini di Bankitalia non lo sanno che c'è stato l'11 settembre (2001, per la precisione) e che è l'ora di piantarla con questo fazioso catastrofismo di certi agit-prrrrrrop e che comunque è colpa del famoso buco dell'Ulivo dello 0,4% ?

    Le ho lette sul Pollo-24 ore queste cose.

    Beh, ora comunque abbiamo cose più importanti da pensare.

    Vertici a Palazzo Grazioli: c'è in ballo il Direttore Generale della Rai, mica paglia.

  5. #5
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    Predefinito Ormai è una corsa a scapicollo

    Dall'Istat:

    Nel mese di gennaio 2003, sulla base degli elementi finora disponibili, l'indice della produzione industriale con base 2000=100 è risultato pari a 94,2, con una diminuzione dell'1,5 per cento rispetto al mese di gennaio 2002, allorché risultò uguale a 95,6. Nella media del 2002 l'indice è risultato inferiore dell'1,4 per cento rispetto al 2001.

 

 

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