Da dicembre a febbraio sono state assassinate 31 donne. Gli autori dei delitti sono sempre uomini: mariti, fidanzati, figli e nipoti. Aumentano le violenze sessuali. Diminuiscono le nascite e anche gli aborti.
MILANO – Donne vittime di violenze, donne assassinate. Cresce in modo allarmante il numero dei delitti che riguardano il gentil sesso: dal mese di dicembre del 2002 a febbraio 2003, infatti, sono state uccise 31 donne a fronte di oltre 42 omicidi familiari e di relazione. Questo significa che in media in Italia sono state uccise dieci donne al mese. Autori dei delitti solo uomini: conviventi, fidanzati, mariti, figli e nipoti. E’ il quadro, per nulla rassicurante, che emerge dalla tradizionale ricerca sull’universo femminile realizzata da Eurispes in occasione dell’otto marzo.
Aumento esponenziale anche per le violenze sessuali cresciute in sei anni, dal 1995 al 2001, del 295 per cento.
Resta, poi, la questione mai risolta del rapporto tra donne, carriera e famiglia. Aumenta, infatti, sempre di più il numero delle donne che sono riuscite ad ottenere un riconoscimento professionale, ma diminuisce nettamente quello delle nascite.
Se si esclude una lieve crescita della natalità a partire dal 1998 (532.843 unità) fino al 2001 (544.550 unità, stando ai dati provvisori), le proiezioni per i prossimi decenni parlano di un tasso di fecondità dai valori molto bassi che non riuscirà a garantire nemmeno il ricambio generazionale: nel 2030 il TFT (tasso di fecondità totale) sarà 1,41 contro il 2,41 del 1960.
Tra le cause della scarsa voglia di maternità ci sono anche, secondo Eurispes , l’innalzamento dell’età delle prime nozze, l’aumento delle rotture matrimoniali, il differimento della prima gravidanza.
C’è, secondo Eurispes, una maggiore consapevolezza del valore della maternità, come dimostrato dai dati relativi agli aborti: nel 2001, infatti, sono diminuiti del 3,4% rispetto l’anno precedente e del 44,4% rispetto al 1982.
In questo caso è il titolo di studio a condizionare la scelta: sono le donne in possesso della licenza media a ricorrere in misura maggiore all’interruzione volontaria della gravidanza.
Eppure il 63,8 per cento degli intervistati non vuole che sia modificata la legge 194/78 che sancisce il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza: segno questo che nel Paese c’è la tendenza a difendere il diritto alla libera scelta e ad una maternità consapevole. Un “no” deciso, infine, agli aborti in nero: conseguenza inevitabile, per oltre l’80 per cento degli intervistati, di un’eventuale abolizione della normativa in vigore.
(7 MARZO 2003, ORE 19.03)
http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...172646,00.html




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