Il noto pubblicitario spara a zero sulla capitale della moda: "Si va a Milano solo per le sfilate. I milanesi moriranno d'inquinamento ma con gli occhiali griffati". De Corato: "Sputa nel piatto dove ha mangiato"


MILANO - "Milano è una città sfigata e ormai fa schifo. Ogni volta che ci devo venire mi girano i c.....". Di certo Oliviero Toscani, milanese e con nonni milanesi, non le manda a dire ai suoi concittadini. Anzi, rincara la dose e spiega: se qualcuno mi chiedesse di scegliere uno slogan pubblicitario per descrivere la città della Madonnina - si è sfogato al periodico "ChiamaMilano"- proporrei: "Milano: moriremo eleganti".

Insomma, la grande capitale della moda può contare solo su abiti costosissimi e sfilate da sogno? Parrebbe di sì al pubblicitario che elenca i motivi di un tale disprezzo: in cima ai mali, l'inquinamento, poi la mancabnza di cultura e la ricerca della griffe. "Milano è un'occasione persa perchè non è riuscita ad affrontare i grandi problemi. Ogni città - spara a zero Toscani - se è grande, ha grandi problemi e se vuole essere grande li affronta".

Secondo Toscani, c'è grande differeza fra la Milano di una volta e quella di oggi: "Pensiamo all'immigrazione fino agli anni '50 e '60. Milano ha affrontato l'immigrazione ed è stata una grande città europea. Quando non è stata più capace, o meglio, non ne ha avuto più la volontà, si è trasformata in una città provinciale. Milano oggi è la città dei vestiti, delle scarpe e delle borsette. Si viene a Milano solo per questo. E' un Armani town e per fortuna, almeno, c'è Armani."

A proposito della moda, non manca di criticare anche il progetto per la realizzazione della cittadella della moda: "Un progetto così è frutto della mentalità provinciale che domina questa città: la logica dei recinti e degli spazi chiusi".

"Moriremo d'inquinamento e di mancanza di cultura, fra sfilate quotidiane. Moriremo asfissiati e ignoranti, però, con gli occhiali griffati".

Un giudizio senza appello al quale risponde il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato : ''Di certo sputa nel piatto dove ha mangiato''. ''E' un atteggiamento tipico di Toscani: provoca per far parlare di sè - sostiene il vicesindaco - Eppure sputa dove ha mangiato perchè mi sembra che professionalmente debba qualcosa a questa città''.

La fortuna di Toscani, e lo ammette, fu la 'Milano da bere', slogan datato 1986 e fatto per promuovere la marca di un amaro ma che, subito, divenne simbolo di un decennio, anzi, spiega Marco Mignani, 58 anni, il pubblicitario che lo inventò, di un'epoca intera: ''Il simbolo degli anni
'80, dello yuppismo, del carpaccio con la rucola...''. Un'immagine, la 'Milano da bere', che trovò consensi e dissensi, cercando di mostrare la fotografia di una città che si poteva utilizzare, vivere, quasi masticare, appunto bere. ''L' irruenza fa parte dello stile di Oliviero, ma è un po' il lamento dell'isolato, di colui che se n'è andato, che ha lasciato la città per vivere altrove. Il suo è il giudizio di chi non c'è, un discorso da treno, di quelli che si fanno quando non si hanno cose da dire... Lui parla di 'Milano da lontano', chi vive qua ha comunque una 'Milano da bere'''.

(8 MARZO 2003, ORE 190)