La Stampa, 10.3.2003
IL LEADER DELLA LEGA: «NON SI E´ ANCORA INSEDIATO, MA GIÀ VA DICENDO CHE TIPO DI TELEVISIONE VORREBBE FARE»
«Una montatura dei soliti mafiosi rossi»
Bossi: vogliono creare un martire, per rafforzarne l´immagine
MINISTRO
Bossi, alle otto di domenica sera sulle agenzie di stampa il suo commento non c'era ancora.
«Su cosa?».
Sulle scritte razziste, sotto la sede milanese di corso Sempione, contro Mieli prossimo presidente della Rai.
«Ne so poco o niente».
E per quel poco che ne sa?
«Sono cose da ributtare, assolutamente. Rifiuto totale. Io vengo da una famiglia che gli ebrei li ha salvati, e so bene da che parte stare».
La sua valutazione?
«Mi sembra una cosa strana».
Secondo Pierluigi Mantini, deputato della Margherita, sarebbero «il frutto della propaganda leghista».
«Ah sì? E io invece la penso al contrario e dico che questa mi pare una montatura, una storia sporca».
Di che colore?
«Rosso. Ci vedo la mano dei mafiosi di sinistra».
Detta così sembra solo una battuta al bar.
«No. Io ho la personale certezza che queste scritte dei fascisti contro Mieli, perché è ebreo, non stanno né in cielo né in terra. E se si applica la logica del "cui prodest"...».
Già, e adesso dice che le scritte se le è fatte Mieli...
«Non lo dico. Sto dicendo che con queste scritte si vuol fare di Mieli un martire, anche se come martire uno come lui mi sembra improbabile».
Scusi, ma resta l'impressione che da parte sua ci sia qualcosa di personale nei confronti di Mieli.
«E' sempre stato un nostro nemico giurato, ma non c'entra. Qui mi sembra che la sinistra voglia rafforzare la sua posizione quando ancora non si è insediato e già va dicendo che tipo di Rai vuol presiedere».
Si riferisce all'annunciato ritorno di Biagi e Santoro?
«Queste sono decisioni che spettano al consiglio di amministrazione, non a me. Io non c'entro. Questo è un Cda di intellettuali, non di politici. Se la vedano loro».
A cosa si riferisce, allora?
«Mieli non è ancora presidente e immagino dovrà presentare un suo programma agli altri consiglieri. Io non so cos'abbia in mente, ma se ha qualche idea strana quella scritta di corso Sempione gli può dare una mano, lo rafforza. Poi è anche vero che se uno propone una stronzata gli altri gli possono sempre dire di andare al diavolo...».
Sembra di capire che in qualche modo lei Mieli lo tema.
«E' un intellettuale e non è un bollito. Nei giornali trova ovviamente appoggi. E' pericoloso, anche se tra un bollito e un non bollito preferisco sempre il primo».
Teme che il Cda cancelli la delibera sul trasferimento di Raidue a Milano?
«Assolutamente no».
Eppure «la Padania», il suo quotidiano, in due giorni ha dedicato due pagine al veleno contro Mieli e ieri ha annunciato una possibile «crisi di governo».
«Ma quale crisi di governo! Se appena tentano di mettere le mani sulla rete Rai al Nord andiamo giù a prenderli a calci nel culo».
Smentisce il suo giornale?
«Da quando non me ne posso più occupare come una volta certi giorni sembra un foglietto».
Appena saputo di Mieli presidente Rai, lei ha detto che per capire aspetta la nomina del direttore generale. Conferma?
«Ma perché queste domande a uno come me? Che se ne occupi il consiglio di amministrazione. Io sono un politico, non un intellettuale. Sono un interventista, ma su questa materia non voglio intervenire. Se la vedano loro e poi dirò cosa ne penso».
Una sua opinione sul ritorno di Biagi e Santoro in Rai?
«Ma se è gente che ha fatto tutto un gran casino e se n'è andata via con un pacco di soldi!».
Sono professionisti seri, stimati e seguiti.
«Saranno mica gli unici, no?».
Sta dicendo che a lei non piacciono e non li vuole?
«Sto dicendo quello che dico da mesi. Alla Rai, a Roma, a Milano, anche al Sud quando avranno una rete anche loro, bisogna aprire le finestre: gente nuova, facce nuove, aria nuova».
Davvero nessuna preoccupazione per la rete Rai a Milano?
«Nessuna, perché non è un problema di politica, ormai è una questione sociale. E da oggi cominceremo a raccogliere firme: "Giù le mani dalla Rai del Nord"».




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) invenzione non potete preterne l' esclusiva .