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    Talking Concordo con Caccavale!!!!!!!!!!!!

    Indecente ma vero: «Grazie a Casini, l’intero sistema televisivo è adesso dominato da professionisti di cultura e sensibilità non cattoliche, come il nuovo presidente Rai. In un Paese di forti tradizioni cattoliche, i cattolici sono spinti su posizioni marginali».

    Mario Caccavale, «Il Tempo», 9 marzo, pagina 1.

    Da L'Unià di Furia Colomba di oggi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Gli ebrei di Milano: «Infamie, anche da parte della stampa»
    di Roberto Rossi

    Stupiti? Neanche per idea. Ormai sono abituati a tutto e in un certo senso un gesto così se lo aspettavano. Preoccupati? Un po’, perché questi fatti avvengono sempre con maggiore frequenza. La comunità ebraica di Milano si interroga sulle scritte antisemite apparse presso la sede Rai del capoluogo. «Infamie», come sottolineato dal portavoce Yasha Reibman, indirizzate al neo presidente Rai Paolo Mieli. Infamie che lasciano il segno e che «si sperava non vedere più».

    Ma a lasciare il segno non sono soltanto frasi ingiuriose che imbrattano muri. Ad alimentare «un rinnovato clima di intolleranza e di mancanza di rispetto» per Reibman c’è anche un articolo. Un editoriale apparso ieri nella prima pagina del quotidiano romano “Il Tempo” a firma di Mario Caccavale. Si parla di nomine Rai. Il giornalista scrive: «un dato lascia perplessi, che grazie a un democristiano come Casini l’intero sistema televisivo sia dominato adesso da professionisti eccellenti, ma di cultura e sensibilità non cattoliche, come il nuovo presidente della Rai e i direttori dei due maggiori Tg di Rai e Mediaset».

    In una giornata di tensioni è troppo per non creare paralleli. «Queste striscianti parole - ha commentato il portavoce della comunità ebraica milanese - feriscono più di quelle scritte sui muri. Ancora una volta delle persone sono giudicate in quanto “ebrei”, e Caccavale non ha nemmeno il coraggio di usare questa parola. Il presidente Pierferdinando Casini, Paolo Mieli, Clemente Mimun e Enrico Mentana hanno la nostra solidarietà. È necessario che giornate tristi come oggi non si ripetano. Purtroppo non solo i muri delle città sono imbrattati».

    Il parallelo, invece, lo rifiuta lo stesso Caccavale. Chiamato in causa, il giornalista si è detto amareggiato e offeso. «Mi amareggia e mi offende l’intervento di Reibman. Non conosco Reibman, né lui, evidentemente, conosce me, altrimenti avrebbe scelto un destinatario diverso per le sue insinuazioni. Moralmente e intellettualmente - ha aggiunto - mi considero un ebreo e un israeliano adottivo, in quanto come uomo sento tutto il peso morale e intellettuale della pagina più crudele scritta dagli uomini ai danni di una nazione e di un popolo. A questi sentimenti e a questa posizione ideologica mi sono richiamato in tutta la mia vita di giornalista e scrittore. A questi stessi sentimenti e a questa stessa ideologia devo il mio incondizionato amore per la libertà».

    Sulla stessa linea del giornalista il suo direttore, Franco Bechis. «Caccavale si riferiva al complesso delle nomine Rai - ha spiegato Bechis - e diceva che avrebbe voluto nomine più caratterizzate, non scolorite. L’osservazione è discutibile ma non ha nulla a che fare con l’antisemitismo, perchè altrimenti non lo avrei permesso. L’accostamento mi sembra veramente forzato».

    Ma le parole di Reibman non restano isolate. A sostegno anche quelle del presidente della comunità milanese Roberto Jarach. «Mi sembra di essere tornati indietro nel passato. Questi sono tutti segnali verso la ricerca del capo espiatorio semita che purtroppo ha insanguinato l’Europa degli anni Trenta e Quaranta».

    Jarach va oltre. «Questi fatti non mi stupiscono più di tanto. C’era da aspettarsi che qualcosa maturasse. Il fatto che venga colpito oggi il mondo giornalistico è molto preoccupante». Ma perché c’era da aspettarselo? «Forse - ha detto ancora Jarach - è il coronamento di una particolare tensione, dovuta alla situazione in Medio Oriente, in cui proprio la focalizzazione nel mondo ebraico è molto spinta. In questo momento sottolinerare aspetti ebraici o israeliani è vincente nell’opinione pubblica».

    Il gesto di Milano comunque è solo l’ultimo di una lunga serie. E che preoccupa. «Non è certamente rassicurante - ha detto Jarach -. Noi siamo molto attenti e seguiamo con preoccupazione ciò che accade. Si cerca sempre di giustificare alcune esasperazioni con quella che è la situazione in Medio Oriente. Una situazione stressata e sottolineata di più di quello che dovrebbe».

    Al centro dell’attenzione non solo la situazione in Medio Oriente. In questo processo di radicalizzazione influiscono, secondo il presidente, anche altri fattori. L’incertezze economiche? «Perché no. Penso che nei momenti di difficoltà gli estremisti prendono vigore. quando tutto va bene sono le forze democratiche che gestiscono la normalità. È l’anomalia che viene gestita dalla frange o meglio cavalcata. Comunque l’attenzione è massima la preoccupazione è molto elevata. Speravamo che questi problemi fossero superati».

    Ma così non è. Gli insulti a Paolo Mieli restano e bruciano. Un segnale avevamo detto. «Un brutto segnale per la libertà - ha aggiunto Jarach - anche perché Mieli, non mi sembra una persona particolarmente schierata sicuramente simpatizzante, sicuramente di radici familiari ebraiche, ma non ebreo e, ripeto, non dichiaratamente schierato».


    http://www.unita.it/index.asp?topic_...topic_id=23948
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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