Le ammissioni al contagocce confermano i sospetti sulle armi Flemmatico Saddam La strategia del carciofo
La guerra potrebbe essere alle porte, il "nemico" preme ai confini
con un impressionante dispiegamento di forze, i bombardieri a
stelle e strisce sono pronti ad alzarsi in volo.
Ma il rais di Baghdad si comporta come se si trovasse di fronte ad
un video-gioco, un "wargame" virtuale e innocuo con cui ci si può
perfino divertire.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Saddam ha iniziato a disarmare ma non sembra disposto ad uscire
dalla sua perenne e pericolosa ambiguità.
Le sue armi proibite saltano fuori ad una ad una.
Concepisce il disarmo come un carciofo da cui strappare una foglia
dopo l'altra, quasi con noncuranza.
L'opposto di un processo lineare e coerente che la comunità
internazionale gli chiede dal 1991.
All'ultimo minuto si è deciso a distruggere i missili di cui ha
sempre negato l'esistenza.
E lo sta facendo dopo aver opposto un netto rifiuto per anni.
Promette di fornire informazioni esaurienti sulle armi chimiche
e biologiche che aveva omesso nelle 12mila pagine del rapporto
consegnato agli ispettori dell'Onu nel dicembre scorso.
È pronto a fornire una mappa dei siti dove sono stati distrutti
ingenti quantitativi di bacillo di carbonchio e tonnellate di gas
nervino che mancavano all'appello.
Improvvisamente si ricorda come, dove e quando sono stati
distrutti.
Messo con le spalle al muro il dittatore di Baghdad tira fuori
ordigni e armi letali tra mezze ammissioni e improvvisi sussulti
di memoria.
È' un pozzo senza fondo ma l'estrazione procede col contagocce.
Saddam Hussein è sul banco degli imputati ma si comporta in modo
cinico e beffardo.
Vuole giocare d'astuzia, nonostante abbia di fronte un accusatore
implacabile che non nasconde l'intenzione di vestire i panni del
giudice e di condannare a morte l'imputato.
La sentenza è già stata emessa, la speranza di evitarla è appesa a un filo.
L'America ha il dito sul grilletto ma il dittatore iracheno
annuncia spavaldamente di essere sicuro della vittoria.
Ha iniziato a disarmare ma non sembra avere fretta, anche se
manca un minuto all'ora X.
Forse s'illude di salvarsi, nascondendosi in uno dei suoi bunker
segreti, incurante della catastrofe cui va incontro il Paese e
dei lutti che subirà la popolazione civile.
Per scongiurare una guerra che va evitata non c'è altra strada al di fuori di un disarmo totale e convincente del regime iracheno.
Nonostante i ritardi e le ambiguità, la distruzione delle armi di
massa che ha preso avvio in questi giorni è un processo che va
sostenuto e sollecitato con decisione dalla comunità
internazionale.
«L'Iraq è un pericolo, Saddam è terribile. Ma, a differenza
del terrorismo di al-Qaeda, la minaccia rappresentata dal
regime iracheno può essere contenuta con altri mezzi rispetto
alla guerra»
ha dichiarato recentemente l'ex segretario di Stato americano
all'epoca di Clinton, la signora Madeleine Albright che
notoriamente non è una pacifista.
Ma per questo ci vuole la collaborazione di Saddam Hussein.
Qui sta il problema.
«Perché - conclude l'ex signora di ferro - alla fine il dittatore di Baghdad compie sempre qualcosa di molto
stupido».
Luigi Geninazzi
(C) Avvenire, 5-3-2003
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