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  1. #1
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    Predefinito E' Cristiano Il Grande Olocausto Del Xx Secolo



    E' CRISTIANO IL GRANDE OLOCAUSTO DEL XX SECOLO

    Nessuna "Giornata della memoria" per I 45 milioni di martiri della Croce vittime di comunismo, Mezzaluna e massoneria.

    Nella Storia c'è stato, e i nostri giorni non fanno eccezione perché la carneficina continua, un Grande Olocausto senza eguali: 70 milioni di morti dalla rivoluzione francese ad oggi. Nessuna "giornata della memoria" ricorda l'immenso olocausto cristiano che, ogni anno, conta160mila martiri per la fede in tutto il mondo. Una cifra spaventosa ricavata dalla media degli ultimi decenni, sulla base delle ricerche e degli studi eseguiti per l'autorevolissima World Christian Encyclopedia, curata da David Barret, George Kurian e Todd Johnson e stampata dalla Oxford University Press. Gli studiosi hanno potuto definire la cifra complessiva del martirio cristiano, ma solo dai tempi di Robespierre ai nostri: appunto oltre 70 milioni di persone, che hanno pagato con la vita la loro fede nel vero Dio. Di queste, ben 45 milioni e mezzo sono state ammazzate nel solo XX secolo. Negli ultimi cinquant'anni, i martiri della Croce sono stati 13 milioni e mezzo.
    Cifre sconvolgenti, che non hanno paragone. Eppure il 27 gennaio, anche in Italia si celebrerà il cosiddetto giorno della memoria, ricordando per la circostanza solo gli ebrei vittime del nazionalsocialismo. Una dimenticanza scandalosa, ancor più inaccettabile poiché il martirio cristiano continua nell'assoluta indifferenza delle autorità politiche e di quelle ecclesiastiche. Nel libro "Their blood cries out" (L'urlo del loro sangue) Paul Marshall documenta come oggi, nel mondo, 250 milioni di persone subiscono persecuzioni per la loro fede in Cristo, mentre altri 400 milioni di cristiani subiscono gravissime discriminazioni e restrizioni della loro libertà religiosa. Milioni di tragedie personali che si consumano nell'oblio dei mass media e degli organismi internazionali. Così come non fa notizia il tributo di sangue dei missionari, oltretutto in crescita allarmante. L'agenzia vaticana Fides ha calcolato in 115 i missionari assassinati nel decennio 1980-1989: un numero che nel periodo 1990-2000 è salito a 604. Per loro, come per le altre centinaia di religiosi e i 160mila credenti uccisi ogni anno non si è levata la voce di chi nella Penisola è solerte nello strillare come un'aquila davanti a ogni presunta discriminazione od offesa (sino ad oggi si è trattato di ridicolaggini o montature) subita da adepti di altre religioni. Non si sono mobilitati i caschi blu dell'Onu o i marines americani, così tempestivi nell'entrare in azione su mandato delle compagnie petrolifere. Non si erudiscono gli allievi delle scuole con i lacrimosi racconti di reduci e superstiti, non si proiettano né si girano film miliardari con attori di grido. Non si marcia nelle piazze per gridare "mai più" e neppure si battono i tacchi depositando corone davanti a monumenti e cippi commemorativi. In un paese cristiano, all'infinito olocausto cristiano non viene dedicato nulla di tutto ci˜ che si riserva ad altri. Scandalo nello scandalo, è il silenzio della Chiesa, o meglio, delle gerarchie vaticanosecondiste che sembrano paralizzate dalla paura di perdere gli interlocutori ecumenici alzando la voce contro i crimini operati dagli adepti delle varie religioni. Più coraggio hanno dimostrato in diverse circostanze alcuni politici "politicamente scorretti". Potrebbero coronare la loro militanza cattolica con una dimostrazione di sensibilità e coraggio che farebbe giustizia di tanta colpevole indifferenza: proporre l'istituzione di una giornata della memoria per le innumerevoli vittime del grande olocausto, l'incommensurabile, sterminato olocausto cristiano. (EN/Dicembre 2002)

    Da: http://www.exnovo.info/politica.htm

  2. #2
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    Ma è possibile che dei "poveri cristi" non gliene frega niente a nessuno, quando basterebbe prendere spunto dall'argomento, confrontarlo con lo "scudo" che si sono costruiti gli ebrei con il loro olocausto e capire che gli argomenti di questo thread avrebbero una valenza importante per ridimensionare la pretesa dell'eterna commiserazione con la quale gli stessi si sono costruiti l'inattaccabilità ed il trampolino per la salita ai vertici di tutte le istituzioni che contano.
    Saluti.

  3. #3
    Affus
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    Originally posted by skorpion
    Ma è possibile che dei "poveri cristi" non gliene frega niente a nessuno, quando basterebbe prendere spunto dall'argomento, confrontarlo con lo "scudo" che si sono costruiti gli ebrei con il loro olocausto e capire che gli argomenti di questo thread avrebbero una valenza importante per ridimensionare la pretesa dell'eterna commiserazione con la quale gli stessi si sono costruiti l'inattaccabilità ed il trampolino per la salita ai vertici di tutte le istituzioni che contano.
    Saluti.
    Penso che molto spesso il loro non sia un complotto preciso , ma vanno su per meriti indiscutibili perchè la loro cultura è finanche superiore alla nostra in quanto conscono sempe meglio le scritture , cosa che i cristiani non conoscono . E se c'è un complotto bisogna dimostralo e vedere bene caso per caso chi ci sia dietro .
    Per l'olocausto cristiano nessuno ha chiesto scusa mentre il papa chiede scusa a tutti . Il papa ha chiesto scusa per Galilei ma nessun regime rosso ispirato alla rivoluzione ha mai chiesto scusa per le miglia di scienziati ghiglotinati dai rivoluzionari francesi e di stalin . Io sento sempre parlare invece dell'oscurantismo della Chiesa . Comunque la giornata commemorativa ce l'abbiamo e non è necessaria un 'altra : la pasqua.

  4. #4
    Affus
    Ospite

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    letto "Il vento va e poi ritorna"?


    On 07/03/03 at 12.24 Fabio Masci wrote:

    Da un amico ricevo e trasmetto.

    Intervento di Vladimir Bukovskij, Hotel Ritz, Roma, 1-3-2003
    Hotel Ritz, Roma, 1° marzo 2003 - Tavola rotonda "L'altra metà della
    memoria. L'utopia genera mostri: i gulag e le responsabilità del
    comunismo". Intervento di Vladimir Bukovskij.

    Intervento di Vladimir Bukovskij, intellettuale russo, leader del dissenso
    antisovietico durante la dittatura comunista e a sua volta internato in un
    gulag, presidente del Comitato per la Libertà. Il suo libro "Gli archivi
    segreti di Mosca" raccoglie circa 7.000 documenti originali, copiati
    all'autore negli archivi del comitato centrale del Partito comunista
    sovietico, documentando di questo modo oltre 30 anni di storia mondiale,
    con un particolare riguardo anche alle complicità dell'Occidente. E questo
    con grande rigore e limpidezza di analisi. Senza revisione dell'autore.


    E' sempre difficile spiegare alla gente nell'Occidente che cosa è stato il
    gulag e perché è importante ricordarlo. Anche coloro che in Occidente
    conoscono la parola "gulag" ed è un numero che è sempre più piccolo,
    generalmente lo interpretano come un termine che indica una rete di campi
    di concentramento, senza nemmeno cercare di capire perché e come questo
    sistema è nato. Ma la maggior parte della gente - in particolare le
    >giovani
    generazioni - neanche conoscerebbero la parola. Quando vedo i giovani in
    giro con le t-shirt con la falce ed il martello - ed è comunissimo in
    Inghilterra e negli Stati Uniti - è molto doloroso per me. Anche so bene
    che i giovani non intendano offendere. E' semplicemente che non sanno cosa
    stia a significare questo simbolo. Però è strano: nessuno gira con la
    svastica sulla t-shirt.
    Quando sento dire che ci sono persone che celebrano il 50° anniversario
    della morte di Stalin, mi domando subito: ma c'è qualcuno che celebrerebbe
    il 50° anniversario della nascita di Hitler?
    Qualche hanno fa, il Belgio ha emesso un francobollo che commemorava
    l'anniversario della morte de Lenin. E nonostante le nostre proteste, le
    proteste che sono arrivate da tutti Paesi, il governo del Belgio si è
    rifiutato di ritirare questo francobollo.
    Il periodo di oggi è come il periodo postbellico di una serie di orribili
    crimini commessi in tutto il mondo, con metà del mondo che è indulgente od
    è disposto a dimenticare questi crimini. Il problema è che questo periodo
    è
    finito senza una chiara vittoria. Il colpevole non è mai stato processato,
    gli assassini di massa non sono mai stati puniti, il sistema non è mai
    stato condannato. Con tutto ciò che era in piedi da 50-60 anni nel nostro
    mondo, siamo entrati in questa nuova era. E' come se alla fine di una
    lunga
    guerra non si sminassero i terreni, non si togliessero di mezzo le armi,
    non si ricercassero i disertori ed i colpevoli. Abbiamo ancora le stesse
    strutture che sono sorte durante tutta la guerra fredda e che oggi sono
    assolutamente inadatte.
    La cosa triste è che i milioni e milioni di vittime del sistema comunista
    nel mondo non hanno portato alla razza umana nessuna conoscenza. Non
    abbiamo imparato nessuna lezione da questi disastri. E, quindi, c'è chi è
    pronto a ripetere questi errori continuamente.
    Un filosofo russo, all'inizio del novecento, ha detto quanto segue: "il
    compito di un buon governo non è di creare un paradiso in terra; il
    compito
    di un buon governo è di impedire che si scatene l'inferno".
    Purtroppo, coloro che ci promettevano il paradiso furono quelli che ci
    crearono l'inferno. La conclusione di questi cent'anni di esperienze
    negative è questa: che l'utopia genera i gulag. Comincia molto lentamente,
    quasi impercettibilmente: qualunque gulag inizia con i gulag
    intellettuali.
    Quando i novi utopisti cominciano a dividere la gente in gruppi e
    sottogruppi di amici ed nemici, comincia sempre con gli utopisti
    definiscono ciò che è corretto e ciò che è non corretto.
    Oggi, quando sento parlare di questo "politicamente corretto" che invade
    l'Occidente, quando vedo il grado di intolleranza mostrato dai novi
    utopisti, da vecchio carcerato io so che stiamo entrando nel gulag.
    Quando i novi utopisti mi dicono che costruiranno una nova torre di Babele
    in mezzo all'Europa, mi ricorda sempre i gulag. Perché ho già vissuto in
    una di queste torre. Dove ci promettevano l'eterna amicizia delle nazioni.
    Il problema degli utopisti è che non sono disposti ad accettare la natura
    umana. E quando la natura umana reagisce ai loro sogni utopisti, si
    arrabbiano, cominciano a perseguitare e gettare vie le persone che non si
    adattano al loro modello.
    In Russia magari si chiamavano "nemici del popolo". In Europa, oggi, ci
    chiamano "xenofobi", "razzisti", o perfino "fascisti". Semplicemente per
    il
    fatto che non siamo di accordo con un certo modello accettato, un modello
    di rapporti fra le razze e di rapporti fra le nazioni.
    Ma proprio perché gli utopisti non capiscano e non accettano la natura
    umana, finiscono per ottenere risultati esattamente opposti a quelli che
    volevano conseguire. Se ci promettevano, in Unione Sovietica, un futuro
    felice di nazione amiche che convivevano, siamo finiti con lotte etniche
    furibonde tali che non sono mai visti in altri momenti della storia. Ci
    promisero nell'Unione Sovietica che avremo vissuto in una eterna
    prosperità, in una eterna pace, senza problemi sociali e siamo finiti con
    un Paesi che appena riusciva a sfamarsi, che [aveva] il progetto di
    combattere l'intero mondo ed era impoverissimo a livello di paesi del
    terzo
    mondo.
    Queste sono anche le conseguenze delle utopia come i gulag. L'uno non può
    fare a meno dell'altro, l'utopia non può vivere senza gulag, le
    conseguenze
    dei gulag sono la distruzione dei paesi.
    Più osservo gli sviluppi nel mondo di oggi, più mi preoccupo. Vedo
    ripetersi gli stessi errori oggi come cent'anni fa. Riaffiorano sempre le
    stesse idee utopiste, le stesse strutture di cent'anni fa. E si notano
    sempre di più l'intolleranza nel mondo occidentale.
    Questo per me è troppo familiare.
    So che c'è ben poco che possiamo fare. In questo mondo di oggi nessuno
    ascolta l'altro. Tutti ci scriviamo dei libri, leggiamo gli uni gli altri
    quello scrivevano l'altro, ci elogiamo a vicenda, ma finisce lì.
    L'effetto accumulato di questo cent'anni di disastro è la dimenticanza
    pubblica.
    Quello che rimane da fare è di ricominciare da capo. E' per questo che
    dobbiamo ricordare all'umanità continuamente: ricordatevi gulag!
    Noi non ricordiamo per i milioni e milioni di vittime che hanno perso la
    vita. Non solo perché centinaia di milione di persone hanno perso le loro
    tradizione. Non solo perché l'economia di tanti Paesi sono rimasti
    distrutte, ma perché non c'è modo di andare avanti se non ricordiamo.
    C'è un modo semplice di farlo. Noi suggeriamo questo: che ogni anno, il 7
    novembre, la data in cui i comunisti presero i poteri in Russia ed è
    cominciato tutto il cammino sanguinoso, in quella data, andiamo davanti
    all'ambasciata russa e accendiamo una candela. Non occorrono discorsi. Non
    occorrono spiegazioni, trattati. Andiamo e accendiamo una candela in
    silenzio. E se facciamo questo ogni anno, il numero di persone che lo
    fanno
    crescerà. Facciamolo e che sia un ricordo silenzioso. Un ricordo
    silenzioso
    del risultato che possono avere le buone intenzioni in questo mondo.
    Ricordatevi gulag!
    Thank you!

  5. #5
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    Originally posted by Affus
    Penso che molto spesso il loro non sia un complotto preciso , ma vanno su per meriti indiscutibili perchè la loro cultura è finanche superiore alla nostra in quanto conscono sempe meglio le scritture , cosa che i cristiani non conoscono . E se c'è un complotto bisogna dimostralo e vedere bene caso per caso chi ci sia dietro .
    Per l'olocausto cristiano nessuno ha chiesto scusa mentre il papa chiede scusa a tutti . Il papa ha chiesto scusa per Galilei ma nessun regime rosso ispirato alla rivoluzione ha mai chiesto scusa per le miglia di scienziati ghiglotinati dai rivoluzionari francesi e di stalin . Io sento sempre parlare invece dell'oscurantismo della Chiesa . Comunque la giornata commemorativa ce l'abbiamo e non è necessaria un 'altra : la pasqua.


    La “presunzione” e la fede degli ebrei di essere il popolo eletto da Dio, facilità le loro gesta e da questa prerogativa ne traggono il meglio per porsi nella condizione di dimostrarlo a sè ed agli altri anche e soprattutto nelle loro ambizioni terrene. La loro spregiudicatezza deriva dal fatto di non conoscere ancora il loro Messia per cui non avendo certezze nel merito del messaggio definitivo che lo stesso rivolgerà loro, riescono a districarsi meglio nel mondo materiale, in quanto la loro è una morale relativa fatta ancora di ipotesi e di compromessi con se stessi, dettata tramite testo scritto e non, come nel nostro caso, dalla parola diretta di Dio nella figura di suo figlio sceso fra noi sulla terra.
    Il Cristiano, cogliendo il messaggio di piena umiltà e di rispetto assoluto del prossimo che presuppone un’assoluta sublimazione dell’essere umano in terra alla ricerca del premio o del castigo divino, formulata dalla predicazione del Cristo, ha meno spazio di destreggiarsi in quanto i suoi riferimenti vengono direttamente dal verbo di Dio nella figura del figlio sceso fra noi. Noi Cristiani, il nostro Messia lo abbiamo già conosciuto e pertanto abbiamo la certezza del percorso in quanto è stato lui stesso ad indicarcelo. Ed è un percorso d’amore incondizionato per tutti e questo verbo costa caro in termini di supremazia nella lotta terrena fatta di egoismi materialistici ed implicanti la supremazia di nette ispirazioni prevaricatrici.
    Di ormai consunte gesta di antichi inquisitori il Papa deve ancora render conto e chieder perdono, in quanto tali gesta non seguivano il dettame del verbo diretto di Dio trasmesso direttamente dal di lui figliolo, Gesù Cristo. Ma la giustificazione da dare, doveva essere quella che noi uomini dobbiamo lottare e combattere per salvaguardare dagli infedeli il messaggio del nostro Dio e pertanto ci è concesso da essere umani di combattere per lui, non quella di andare a giustificare le antiche gesta dinanzi a tutti ed in maniera plateale come ha fatto il nostro attuale Papa, emarginandoci nella figura di unici veri peccatori nell’Universo delle religioni monoteiste. Lo spirito dei Crociati era quello di chi lottava per affermare anche con la forza il messaggio del loro Dio e contro chi? – contro i naturali nemici che sono poi gli stessi di adesso al quale le loro religioni consentono di combattere ancora liberamente senza necessariamente dover ricorrere al mea culpa al quale sono invece costretti i Cristiani.
    Questo è il nostro unico vero e sostanziale limite che dopo i mea culpa del Vaticano II ci stanno miseramente emarginando nella scala delle supremazie terrene in materia di religione.
    La Tradizione Cattolica ed i Papi che facevano riferimento alla stessa, la pensavano diversamente. Il loro pensiero nell’accezione terrena, può essere perfetta ispirazione per un pensiero di destra basato sulla salvaguardia dei dettami del nostro Dio e di conseguenza delle culture e delle identità delle nostre genti.
    Un saluto.

  6. #6
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    Riesplode la violenza islamica nelle Isole Molucche
    Cento cristiani massacrati dai musulmani
    perché rifiutano di convertirsi all’Islam
    Giakarta
    Un gruppo di musulmani indonesiani ha massacrato 93 cristiani che avevano rifiutato di convertirsi all’Islam. La strage è avvenuta sulla piccola isola di Kasiui, nell’arcipelago indonesiano delle Molucche. Lo ha rivelato Sammy Weileruni, un avvocato del centro cristiano di Maranatha, nella capitale delle Molucche, Ambon. L'islamizzazione forzata dei cristiani sull'isola di Kasiui va avanti da settimane. Villaggi a maggioranza cristiana sono stati attaccati ed occupati da miliziani islamici. Centinaia di cristiani vengono costretti a convertirsi all’islam e chi si rifiuta viene ucciso. Le Molucche, situate a 1.800 chilometri a nordest di Giakarta, sono teatro da 23 mesi di un conflitto religioso nel quale sono state uccisi 4.000 cristiani, mentre mezzo milione di persone sono fuggite dall’arcipelago. La nuova esplosione di violenza è avvenuta dopo alcuni mesi di relativa calma. Lo conferma Martin Luther, portavoce dell’ufficio della protezione civile di Ambon, il quale ha anche riferito che venti uomini delle forze di sicurezza indonesiane inviati sull'isola per ristabilire l'ordine non sono mai arrivati e le autorità di Giakarta hanno deciso di inviare navi da guerra ed altre forze di sicurezza a Keisui per scoprire cosa è accaduto. Malik Selang, del centro di monitoraggio islamico della moschea Al-Fatah ad Ambon, ha riferito che le vittime a Keisui nell’ultima settimana sono state 20. Ancora non è chiaro se gli attacchi sono stati perpetrati da membri del gruppo radicale Laskar Jihad, già responsabili di altri massacri avvenuti negli ultimi mesi, o se si sono formati altri gruppi estremisti.

    Da: http://www.lapadania.com/2000/dicemb...22000p09a6.htm

  7. #7
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    Afghanistan

    Lo stato islamico dell'Afghanistan ha conosciuto una guerra civile per la supremazia religiosa, vinta dagli estremisti islamici. Sono 88 le etnie di questa terra non ancora raggiunte dall'Evangelo. I non musulmani hanno il divieto di riunirsi e la professione di fede tra i profughi ha spesso portato alla morte. Preghiamo affinché la chiesa in Afghanistan si moltiplichi e possa acquistare nuove forze giorno dopo giorno.



    Algeria

    La crudele lotta politica tra i fondamentalisti islamici e l'esercito potrebbe portare alla guerra civile. I musulmani algerini hanno amari ricordi dei colonizzatori "cristiani". Le pressioni religiose e sociali in Algeria costringono spesso ragazze cristiane a sposarsi con i musulmani. Preghiamo affinché Dio dissipi l'amarezza dei musulmani e doni ai cristiani saggezza e sensibilità.



    Arabia Saudita

    Patria della Mecca, l'Arabia Saudita è probabilmente il più fervente stato islamico. Quando l'Islam assunse il controllo dell'Arabia Saudita 1'300 anni fa, tutti i cristiani furono espulsi. La situazione oggi non è migliorata di molto. Persino i cristiani espatriati non possono riunirsi. Chiunque evangelizzi o guidi alla conversione un musulmano, rischia il carcere, l'espulsione e persino la condanna a morte. Preghiamo affinché Cristo si manifesti a ogni musulmano in visita alla Mecca!



    Azerbaigian

    Il risveglio del sentimento religioso islamico provoca odio e risentimento nei confronti del cristianesimo. Sebbene l'Azerbaigian ufficialmente garantisca la libertà religiosa per tutti, i nazionalisti sono sempre più islamizzati e anticristiani. Le chiese armene, in gran parte oggetto di atti di vandalismo, sono chiuse e ben pochi armeni rimasti in Azerbaigian si sentirebbero di frequentarle se riaprissero. Preghiamo affinché Dio tocchi i cuori dei funzionari governativi rendendoli bendisposti nei confronti del cristianesimo.



    Bangladesh

    Una delle nazioni più povere del mondo, il Bangladesh, soffre di sovrappopolazione, inondazioni e cicloni. Nel 1988 l'Islam è divenuto la religione ufficiale dello stato. Spesso gli estremisti islamici impediscono ai cristiani l'accesso ai pozzi d'acqua pubblici. Gli stessi estremisti hanno anche distrutto parecchi risciò appartenenti a cristiani, privandoli così della loro unica fonte di reddito. Preghiamo affinché Dio usi l'attuale povertà e i disastri naturali per condurre i musulmani a Cristo.



    Bhutan

    La religione di stato è il buddismo. Culto pubblico, evangelizzazione e proselitismo da parte di qualsiasi altra religione sono illegali. Il buddismo modella la politica e per un buddista è illegale convertirsi al cristianesimo. Preghiamo affinché il cristianesimo venga legalizzato e migliaia di buddisti possano presto convertirsi a Cristo.



    Brunei

    Le garanzie costituzionali a favore della libertà religiosa hanno sempre meno peso e l'evangelizzazione tra i musulmani è proibita. Il governo limita la pratica religiosa non musulmana negando l'accesso nel paese al clero straniero e proibendo Bibbie e materiale di studio. Nelle scuole viene insegnato esclusivamente l'Islam. Preghiamo affinché i musulmani maturino il desiderio profondo di conoscere la vera libertà in Cristo.



    Cina

    Con la sua elevata popolazione la Cina sperimenta più persecuzione di qualsiasi altro paese. Nonostante le molestie, le percosse e gli arresti da parte dei comunisti, i cristiani non si lasciano intimidire. La nuova politica cinese all'insegna del "colpire duro" ha aumentato le pressioni sulle attività cristiane al di fuori della chiesa ufficiale, il movimento patriottico delle tre autonomie. La confisca di beni della chiesa e di Bibbie continua. Anche le Bibbie stampate ufficialmente e distribuite dal governo vengono confiscate dalla polizia. Eppure la chiesa cresce. Circa 3.000 cinesi vanno a Cristo ogni giorno. Preghiamo perché la chiesa in Cina continui ad avanzare impavida e cresca ogni giorno in Cristo.



    Cuba

    L'isola di Cuba è uno degli ultimi bastioni del comunismo. Nel 1959 Castro salì al potere minacciando i cubani col motto: "Socialismo o morte!" I cristiani sono ancora soggetti a molte restrizioni. Il governo ha di recente distrutto numerose chiese e minacciato i fedeli. Alcuni cristiani sono stati persino messi in carcere. A causa delle severe restrizioni il paese sperimenta una grande carenza di Bibbie. Preghiamo affinché la chiesa nel mondo libero riesca a far fronte alla fame spirituale di Cuba.



    Cipro

    La chiesa ortodossa tradizionale esercita una forte pressione sociale sugli evangelici per farli entrare nei suoi ranghi. I pochi missionari che operano tra la maggioranza greca si scontrano con la dura opposizione della chiesa ortodossa. Il nord del paese è quasi completamente musulmano e non vi è permessa alcuna attività cristiana pubblica. Preghiamo perché i cristiani abbiano la saggezza necessaria per portare avanti l'evangelizzazione e i culti di adorazione.



    Egitto

    L'Islam è la religione di stato. Recentemente la relativa pace della minoranza cristiana è stata scossa dai fondamentalisti islamici che hanno assassinato cristiani, politici e turisti nel tentativo di far crollare l'attuale governo. Gli adulti musulmani che si convertono al cristianesimo hanno il divieto di cambiare ufficialmente il loro status, di modo che i loro figli hanno l'obbligo di prendere parte ad attività islamiche. Preghiamo affinché i figli di genitori cristiani scelgano di seguire Cristo nonostante le pressioni del governo.



    Emirati Arabi Uniti

    La religione di stato è l'Islam sunnita. Vi è libertà di culto e di testimonianza solo nelle comunità espatriate. Il lavoro sociale e l'istruzione cristiana sono oggetto di dure restrizioni. L'attività delle organizzazioni cristiane è molto difficile a causa del controllo da parte del governo. Preghiamo affinché Dio levi le restrizioni imposte ai cristiani dal governo degli Emirati Arabi Uniti.



    Grandi Comore

    La testimonianza pubblica è proibita in questo stato islamico. I missionari cristiani lavorano negli ospedali locali ma non hanno il permesso di parlare della loro fede. Meno dell'un per cento della popolazione conosce Cristo e coloro che si riuniscono pubblicamente sono perseguitati. Preghiamo perché il corpo di Cristo metta radici in queste isole e porti molto frutto.



    Guinea Equatoriale

    Ci vorranno anni prima che questo paese si riprenda dagli effetti della devastazione economica, delle stragi e dell'esilio di praticamente tutti i cittadini istruiti. Il proselitismo e la registrazione di nuove denominazioni sono vietati. In Guinea Equatoriale ci sono solo 25 pastori e la maggior parte di loro è stata influenzata da scuole di stampo liberale in Camerun. Preghiamo affinché i funzionari governativi si rendano conto che Cristo è l'unica via per costruire una società giusta.



    Indonesia

    Sebbene il governo islamico garantisca la libertà di scegliere tra Islam, induismo, buddismo e cristianesimo, chi sceglie la religione musulmana gode di un trattamento di favore. Il governo limita l'espansione e l'influenza sulla vita pubblica del cristianesimo. Recentemente gli estremisti islamici hanno preso di mira molte chiese indonesiane. Preghiamo perché i musulmani responsabili della distruzione delle chiese riconoscano le loro colpe, si pentano e si convertano a Cristo.



    Iran

    La religione di stato è l'Islam sciita. Sebbene il governo affermi di garantire i diritti dei cristiani, ogni deviazione dalla religione di stato può suscitare una dura persecuzione. La stampa viene censurata. L'evangelizzazione tra i musulmani è proibita e nei gruppi cristiani sono presenti spie infiltrate. Preghiamo affinché il rafforzamento dell'Islam susciti un desiderio più profondo di conoscere Cristo.



    Iraq

    Il potere repressivo del governo è saldamente nelle mani di Saddam Hussein. Le religioni sono accettate nella misura in cui sono leali al regime di Saddam. I cristiani non possono intraprendere attività missionarie o tenere riunioni al di fuori di determinate regioni. Preghiamo affinché Saddam Hussein pieghi le sue ginocchia davanti a Cristo.



    Isole Maldive

    Il governo musulmano è impegnato in una maggiore islamizzazione per preservare l'unità nazionale. Tutti i cittadini devono essere musulmani. Non sono permessi i luoghi di culto cristiani e la testimonianza pubblica può essere severamente punita. Come conseguenza di queste restrizioni, la popolazione delle Maldive è una delle meno evangelizzate del pianeta. Preghiamo affinché i funzionari governativi si rendano conto che l'unità nazionale si può trovare solo in Cristo.



    Kuwait

    La religione di stato è l'Islam sunnita. I non musulmani sono vittime di discriminazione sociale. Sebbene la guerra del golfo abbia allentato leggermente le rigide leggi religiose, la piena libertà di culto e di evangelizzazione non è stata realizzata. Preghiamo affinché la libertà religiosa diventi una realtà in Kuwait.



    Laos

    L'evangelizzazione è severamente proibita ed è illegale introdurre nel paese pubblicazioni straniere. Gira voce che il clero cristiano venga incarcerato per la propria fede. Seminari protestanti e cattolici, chiusi dal governo venti anni fa, sono ancora chiusi. Preghiamo affinché il corpo di Cristo non perda la speranza e accresca quotidianamente il suo vigore in Cristo.



    Libia

    I cristiani, appena il tre per cento della popolazione, devono far fronte a violente forze secolarizzanti. Non è permessa alcuna forma di testimonianza cristiana. La comunità cristiana è prevalentemente straniera; c'è solo una manciata di cristiani indigeni. Preghiamo affinché i cristiani espatriati trovino modi creativi ma discreti per diffondere l'evangelo.



    Mauritania

    Solo i musulmani sunniti possono essere cittadini. Il culto di adorazione cristiano è permesso unicamente agli stranieri. Le garanzie costituzionali di libertà religiosa non si estendono ai cristiani. Quasi tutti i cristiani sono espatriati. Preghiamo affinché in Mauritania la chiesa si espanda nonostante le restrizioni contro il cristianesimo.



    Marocco

    Il governo è impegnato a preservare l'Islam come religione dell'intera popolazione. I cristiani sono costretti a evangelizzare solo gli espatriati, perché tentare di convertire un musulmano in Marocco può comportare gravi ripercussioni da parte del governo. Preghiamo affinché il governo comprenda che la pace può essere trovata solo preservando Cristo tra i suoi cittadini.



    Myanma (Birmania)

    Il buddismo non è più la religione di stato ma ha ancora una grande influenza negli affari governativi. La dittatura militare controlla ogni attività religiosa. Preghiamo perché si allentino le restrizioni contro le attività religiose nel paese.



    Nigeria

    La persecuzione musulmana contro i cristiani è generalmente ignorata dal governo. L'entrata di missionari cristiani è soggetta a restrizioni. Nel nord molte chiese sono state distrutte e cristiani massacrati. Preghiamo affinché la giustizia di Cristo si elevi sul suo corpo in Nigeria.



    Oman

    L'Islam è la religione di stato. Solo gli espatriati possono professare apertamente il cristianesimo. La politica del governo ha spinto molti cristiani a lasciare il paese. Si conosce l'esistenza di un solo gruppo cristiano indigeno, composto di 20 fedeli. Preghiamo affinché lo Spirito Santo rimuova il velo dell'Islam dagli occhi della popolazione ed essa possa vedere Cristo per chi egli è realmente!



    Pakistan

    Il governo sta tentando di islamizzare la vita pubblica attraverso il sistema legale e la tassazione. L'islamizzazione erode i diritti costituzionali dei cristiani e di altre minoranze. In Pakistan è in vigore una legge contro la blasfemia che condanna all'ergastolo chiunque insulti il profeta musulmano Maometto. Preghiamo affinché si eviti un uso fuorviato di questa legge per danneggiare i cristiani pakistani.



    Qatar

    La religione ufficiale è la rigida forma wahhabita dell'Islam sunnita. L'evangelizzazione dei musulmani è proibita e solo i cristiani espatriati hanno il permesso di riunirsi. La chiesa anglicana è l'unica ad aver garantito lo status di ufficialità; tutti gli altri credenti devono riunirsi privatamente nelle case. I cristiani del Qatar hanno sofferto molto per la propria fede. Preghiamo affinché la chiesa anglicana evangelizzi questo paese, traendo il massimo profitto dal suo "status di ufficialità".



    Siria

    Le minoranze cristiane sono tollerate, ma il governo le tiene d'occhio per accertarsi che non facciano nulla per minacciare il potere dello stato. Ai missionari non è permesso risiedere nel paese ed evangelizzare i musulmani è un compito molto arduo. Preghiamo affinché Cristo prepari i cuori dei musulmani all'ascolto dell'Evangelo.



    Somalia

    Finito il regime marxista degli anni settanta, l'Islam ha riacquistato importanza nel governo somalo. Si teme che altri gruppi militanti islamici possano prendere il potere. I cristiani somali hanno affrontato una intensa opposizione e sono costretti a professare la loro fede clandestinamente. Preghiamo affinché Cristo dia nuovo vigore alla sua chiesa in Somalia.



    Sri Lanka

    In questo paese buddista il cristianesimo è percepito come una imposizione coloniale. Chi non è buddista è soggetto a forti limitazioni per quel che concerne la libera scelta della professione religiosa e l'accesso all'istruzione. Preghiamo affinché gli abitanti dell'isola si rendano conto che Cristo appartiene a ogni nazionalità, non solo a una!



    Sudan

    Il Sudan sta sperimentando una persecuzione anticristiana pari solo a quella contro la chiesa del primo secolo. Dal 1985 circa due milioni di persone sono morte per la guerra, la fame e il genocidio. Interi villaggi vengono distrutti, i bambini vengono venduti come schiavi e i cristiani sono costretti a fuggire come profughi. Ogni giorno centinaia di cristiani muoiono per mano degli estremisti islamici. Preghiamo affinché il Sudan sia sommerso dalla Parola di Dio e da materiale cristiano per equipaggiare la chiesa.



    Tagikistan

    I cristiani che speravano nella libertà religiosa dopo la caduta dell'impero sovietico hanno trovato invece un altro tipo di persecuzione. L'Islam sta raggiungendo proporzioni da record. I disordini politici nel paese rendono quasi impossibile l'accesso ai missionari. Preghiamo affinché il governo si renda conto che la stabilità è possibile solo in Cristo Gesù.



    Tibet

    La libertà di parola e di stampa del Tibet è molto limitata dall'occupazione del paese da parte della Cina comunista. I cristiani possono professare la loro fede solo clandestinamente. Preghiamo perché trovino modi creativi per riunirsi e tenere culti di adorazione.



    Tunisia

    Questo stato islamico mostra tolleranza nei confronti dei cristiani stranieri ma non permette a nessuno di evangelizzare. I credenti indigeni sono pochi e isolati, in quanto molti sono emigrati. Meno dell'uno per cento della popolazione si dichiara cristiano. Preghiamo affinché la chiesa in Tunisia cresca giorno dopo giorno nonostante il "controllo" da parte del governo.



    Turchia

    Sebbene la Turchia sia stata storicamente una roccaforte dell'Islam, è attualmente uno stato secolare. Tuttavia ci sono severe restrizioni per i non musulmani. Lo stato ostacola duramente il lavoro della chiesa. Dal 1970 sono stati chiusi diversi seminari greci e armeni. Nonostante le garanzie costituzionali di libertà, per i cristiani in Turchia è difficile portare avanti le attività religiose a causa della forte influenza islamica. Per realizzare una opera di evangelizzazione efficace i cristiani devono trovare un modo per vincere l'odio che i musulmani nutrono nei confronti dell'Evangelo. Preghiamo che Cristo renda più docili i cuori dei musulmani nei confronti dell'Evangelo.



    Uzbekistan

    Questo stato secolare sta conoscendo una decisa crescita dell'influenza islamica. La chiesa pentecostale non ha ottenuto la registrazione ufficiale e le proprietà della chiesa luterana confiscate ai tempi di Stalin non sono mai state restituite. I leader musulmani si danno da fare febbrilmente per ricostruire le moschee, distribuire copie del Corano e convertire la popolazione alla fede musulmana. La letteratura cristiana viene sequestrata alle frontiere. Preghiamo affinché i cristiani uzbeki abbiano presto la stessa libertà dei musulmani e continuino nel frattempo a evangelizzare nonostante l'opposizione.



    Vietnam

    Le garanzie costituzionali di libertà religiosa sono senza senso. La politica del governo mira al controllo di tutti i movimenti religiosi. Gli inganni religiosi dell'animismo, della stregoneria e del buddismo rappresentano ulteriori sfide. Preghiamo affinché la chiesa continui a esercitare il suo ministero benefico nonostante la repressione del governo.



    Da: http://www.novena.it/perseguitati.htm

  8. #8
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    Nigeria


    Gravi scontri fra musulmani e cristiani hanno contrassegnato tutto il 2000, in seguito all'introduzione della shari'a, la legge coranica, in 10 Stati della Repubblica federale nigeriana (che ne conta 36), a cominciare dallo Stato di Zamfara, nel nord-ovest, il 17 novembre 1999.
    Al gennaio 2001, sono 10 gli Stati nigeriani che hanno adottato la shari'a: Zamfara, Kano, Katsina, Sokoto, Kebbi, Niger, Kaduna, Jigawa, Yobe, Borno. Sta inoltre per entrare in vigore negli Stati di Bauchi e Gombe.
    Nello Zamfara, numerosi cristiani sono stati arrestati già nel gennaio 2000. "Sino ad ora - ha dichiarato a "Compass" il reverendo anglicano Peter Dembo - siamo sicuri di almeno 20 cristiani detenuti nelle celle della polizia in seguito all'introduzione della shari'a. Uno di loro è morto a seguito delle mutilazioni subìte. Qui la situazione è penosa e provocatoria".
    Gli scontri più gravi sono avvenuti nello Stato di Kaduna dove, tra il 21 e il 24 febbraio, sono morte più di 300 persone, più di 100 chiese e circa 50 moschee sono state bruciate, come ricorda il Rapporto ACS 2000 sulla libertà religiosa nel mondo. "Per tre giorni - si legge in "Jeune Afrique Economie", del 13 marzo-2 aprile - cristiani e musulmani si sono affrontati con armi sofisticate. Fonti ufficiali parlano di centinaia di morti. Centinaia di migliaia di beni sono stati saccheggiati o distrutti, […] le violenze interconfessionali hanno provocato reazioni a catena soprattutto nell'est della Nigeria per il fatto che la maggior parte dei cristiani massacrati a Kaduna ne sono originari. Gli ibo sono l'etnia più colpita. Ogni volta che ci sono violenze nel nord, i commercianti ibo e le loro famiglie sono obiettivo privilegiato dei fanatici musulmani". "L'islam sunnita della Nigeria - commenta su "La Croix" del 9 marzo padre Eugène Uzukwu, ex-rettore del seminario internazionale spiritano di Enugu - è tradizionalmente moderato. Ma da qualche tempo, l'abbiamo visto vinto da una radicalizzazione […] sostenuta dall'esterno".
    Si diffonde la legge islamica
    I 19 governatori degli Stati del nord, abitati prevalentemente da popolazioni haussa musulmane, hanno promosso, in marzo, insieme agli ex presidenti Ibarhim Babangida, Shahu Shagari e Muhammadu Buhari, un'azione politica per giungere al riconoscimento della shari'a nella Costituzione nigeriana, la quale, nell'art. 10, vieta l'adozione di una religione di Stato. Come ricorda "Fides" il 1° giugno, i vescovi cattolici che avevano consegnato al capo dello Stato, Olusegun Obasanjo, un documento confidenziale sull'incostituzionalità dell'adozione della legge coranica, hanno ribadito, a fine febbraio, che la Nigeria "non può sostenere il sistema legale della shari'a parallelo alla legge del Paese in ogni parte della nazione".
    "In realtà - fa notare Rodolfo Casadei su "Mondo e Missione" dell'aprile 2000 - la shari'a era già parzialmente ammessa dalla legislazione nigeriana: il codice di famiglia islamico, con le sue norme su poligamia, divorzio, eredità, condizione della donna, ecc. è stato accettato sia dall'amministrazione coloniale britannica che dalla Costituzione federale. Le novità che i governatori del nord stanno introducendo, riguardano la vita sociale (separazione fra uomini e donne sui mezzi di trasporto e nelle scuole) e il codice penale (fustigazione per chi beve alcolici o compie atti sessuali fuori dal matrimonio, taglio della mano per i ladri, pena di morte per crocifissione per reati di sangue e per blasfemia, pena di morte per lapidazione per adulterio, ecc.)".
    "La decisione di revocare l'entrata in vigore della shari'a - riporta l'"Ansa" del 1° marzo - negli Stati di Zamfara, Niger e Sokoto per l'arcivescovo di Abuja, mons. John Olorunfemi Onaiyekan, è "una vittoria di tutto il popolo nigeriano" e non solo dei cristiani, che pure con l'uccisione di musulmani nei massacri di Aba si sono macchiati "di un peccato enorme". Ora bisogna "lavorare alla riconciliazione per tornare a vivere insieme"".
    In marzo, i leader islamici del Nord hanno ribadito la loro intenzione di introdurre la legge islamica, nonostante l'ordine del governo federale di sospenderla. Il problema dell'introduzione della shari'a dovrà essere risolto da una commissione mista islamo-cristiana.
    Il 19 maggio la Christian Association of Nigeria (Can), che rappresenta circa 50 milioni di cristiani, ha presentato una causa all'Alta Corte federale di Abuja contro l'adozione della shari'a nello Stato di Zamfara, dichiarando che la legge coranica può essere applicata solo in uno Stato islamico, mentre la Nigeria è uno Stato laico.
    La lista di scontri e violenze interreligiose durante l'anno 2000 è lunga: a metà febbraio, nove estremisti islamici hanno dovuto affrontare un processo per l'incendio di 18 chiese nella città di Ilorin, avvenuto il 18 dicembre 1999. Afine febbraio, Aba, città del sud-est della Nigeria, è stata teatro di violenti attacchi dei cristiani ibo contro i musulmani haussa, scontri che hanno provocato più di 400 morti. Afine aprile, secondo un giornale nigeriano, tre chiese sono state incendiate durante nuovi incidenti tra musulmani e cristiani nella regione sud-occidentale di Oyo. In maggio alcuni giovani estremisti islamici hanno incendiato una chiesa evangelica a Kaduna. Nei giorni successivi gli scontri sono degenerati, provocando più di 300 morti, secondo il Forum per il dialogo tra cristiani e musulmani. Le violenze erano esplose il 22 e 23 maggio, secondo quanto riferisce "Avvenire" il 25 dello stesso mese, "dopo il ritrovamento del corpo di un cristiano ucciso in condizioni misteriose, ma legate anche alla costruzione di una nuova moschea". I militari hanno imposto il coprifuoco. Anche un giovane prete dell'arcidiocesi di Kaduna, Clement Ozi Bello, 26 anni, è stato ucciso il 23 maggio da alcuni giovani musulmani fanatici. La notizia dell'assassinio è stata resa nota solo dopo il funerale per evitare una nuova ondata di violenza. Complessivamente, negli scontri di febbraio e maggio, sono morti 20 pastori di varie Chiese.
    Proprio mentre il presidente Obasanjo lanciava un appello per porre fine alle violenze etnicoreligiose, lo Stato di Sokoto prendeva la decisione di introdurre la shari'a.
    Il 31 maggio ha preso il via il processo a 200 persone arrestate durante i violenti scontri svoltisi a Kaduna in febbraio. "Intorno al processo - scrive l'agenzia "Misna" lo stesso giorno - si gioca forse una partita importante per il futuro degli assetti interni del Paese che, dopo 15 anni di regime militare, ha appena compiuto un anno di governo civile". "Il nodo - continua - resta quello della legge islamica forse per tutto il nord del Paese. O meglio, secondo l'arcivescovo di Abuja, mons. John Olorunfemi Onaiyekan, il vero nodo potrebbe essere nell'uso che della questione stanno facendo alcuni politici a fini personali di potere".
    Il 2 giugno, anche lo Stato di Kano ha adottato la shari'a, entrata ufficialmente in vigore il 26 novembre successivo. "Il governatore Rabiu Musa Kwankwaso - scrive "Misna" il giorno seguente - ha comunque dichiarato che la shari'a non verrà applicata per la minoranza cristiana. Il nuovo ordinamento rappresenta tuttavia una minaccia alla laicità dello Stato e di fatto condizionerà non poco la vita delle comunità cristiane, composte prevalentemente di immigrati provenienti da altri Stati nigeriani".
    Anche la Conferenza episcopale nigeriana ha ribadito, al termine della seconda assemblea plenaria tenutasi in settembre, che i non musulmani sono discriminati nonostante le rassicurazioni sul "totale rispetto dei diritti costituzionali"; spesso vengono privati persino dei mezzi di sostentamento e viene progressivamente limitata la libertà di culto e la possibilità di un'informazione pluralistica. I vescovi chiedono inoltre che vengano applicate "senza riguardi né favoritismi" le normative introdotte dal presidente Obasanjo per combattere la corruzione.
    Il 1° dicembre è stata la volta dello Stato di Kebbi, nel nord-est, che ha decretato l'entrata in vigore della legge islamica. "La minoranza cristiana - riferisce l'agenzia "Apic" - ha criticato l'imposizione della legge islamica che impedisce a uomini e donne di ritrovarsi in uno stesso posto, vieta la prostituzione, la vendita d'alcol e i giochi d'azzardo".
    I governatori degli Stati che hanno introdotto la shari'a hanno assicurato che non sarà applicata ai non musulmani. "Ma - fa notare "Jeune Afrique-L'intelligent", del 16-22 gennaio 2001 - i tribunali coranici sono integrati al sistema giudiziario comune, davanti al quale tutti i cittadini dovrebbero essere uguali. I tribunali federali riconoscono la validità dei giudizi emessi dalle Corti locali e regionali, anche se questi fanno riferimento a leggi non votate dal Parlamento federale, ma che derivano dalla shari'a".
    Da: http://www.culturacattolica.it/conte...nigeria/01.asp

  9. #9
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    A Bahawalpur quasi ventimila persone alla celebrazione
    rinforzate le misure di sicurezza nei luoghi di culto

    Pakistan, strage nella chiesa
    folla ai funerali: vendetta




    --------------------------------------------------------------------------------
    BAHAWALPUR - Poco meno di ventimila persone si sono radunate questa mattina a Bahawalpur - nel Punjab centrale, in Pakistan - per partecipare ai funerali dei diciotto cristiani uccisi ieri da un commando di terroristi mentre assistevano alla messa nella chiesa cattolica di San Domenico. Una folla immensa che ha pianto i propri morti e ha scandito più volte l'urlo: "Vendetta, vendetta". Dall'altare il vescovo del Punjab, Andrew Fransec, ha provato a calmare gli animi: "Non crediamo nella vendetta, non crediamo nella violenza: perdoniamo il sangue dei nostri martiri", ma la sua predica è rimasta inascoltata.

    Dopo la cerimonia funebre, un lungo corteo ha accompagnato al cimitero i feretri degli uccisi - che erano in maggior parte protestanti - e la folla ha chiesto di nuovo a gran voce protezione per la minoranza cristiana del Pakistan e l'arresto degli autori della strage: "Vogliamo che vengano presi e condannati".

    Da domenica le forze dell'ordine hanno intensificato la vigilanza attorno ai luoghi di culto cristiani nel Paese. Nel corso dei rastrellamenti notturni, nei distretti meridionali del Punjab la polizia ha fermato più di cento estremisti musulmani. E sempre ieri il presidente pachistano Parvez Musharraf ha promesso una "punizione esemplare" per i colpevoli.

    Quella della chiesa di San Domenico è stata la strage più sanguinosa ai danni dei cristiani, il 3 per cento su 140 milioni di abitanti, nei 54 anni di storia del Pakistan. Al cruento raid hanno partecipato sei terroristi a volto coperto, con la barba, arrivati a bordo di tre moto. Dopo aver sparato a due guardie, che pare fossero addormentate, uccidendone una e ferendo l'altra, quattro di essi hanno fatto irruzione nella chiesa e hanno sparato raffiche di Kalashninov contro i fedeli, una settantina. Fra le vittime anche due bambini, di 3 e 5 anni, 7 donne e il religioso che stava celebrando la funzione, padre Emmanual.

    (29 ottobre 2001)

    da: http://www.repubblica.it/online/mond.../funerali.html

  10. #10
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    Martiri cristiani del 2001. E Biffi striglia la Chiesa
    Bilancio di un anno di uccisioni: 33 missionari caduti più innumerevoli altre vittime. Ma per il cardinale di Bologna la Chiesa ha troppo paura. E a forza di dialogare, si arrende

    di Sandro Magister












    Puntuale ad ogni cambio d’anno, anche questa volta il Vaticano ha aggiornato la lista dei suoi missionari uccisi. Nel 2001 sono stati 33. Con i quali il totale dei missionari cattolici caduti negli ultimi dodici anni è salito a 634. Più sotto, in questa pagina, ne trovate il martirologio, con un commento di p. Bernardo Cervellera, direttore di “Fides”, l’agenzia della congregazione vaticana De Propaganda Fide.

    Ma oltre ai missionari ci sono le vittime comuni. Centinaia, migliaia di cristiani cattolici uccisi in molti paesi del globo, il cui resoconto è fornito ogni anno dall’Aiuto alla Chiesa che soffre, una sorta di Amnesty cattolica.

    È a questi martiri senza nome – «uccisi per nessun’altra colpa che quella di essere cristiani» – che il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, ha dedicato la sua omelia di fine anno, al “Te Deum” nella basilica di San Petronio.

    Con queste parole testuali, non prive di sferzate alla «strana propensione alla resa» che Biffi vede serpeggiare nella Chiesa, a dispetto dei tanti suoi martiri:


    «[...] Pur nel 2001 la Chiesa ha visto arricchirsi il suo martirologio. Molti nostri fratelli di fede hanno incontrato una morte violenta: uomini di stirpe diversa, ma tutti poveri e appartenenti al così detto Terzo Mondo, sono stati uccisi quest’anno per nessun’altra colpa che quella di essere cristiani. Sono stati uccisi in Indonesia, e segnatamente a Timor, nel Sudan, in Nigeria, in Pakistan e altrove, in varie parti del mondo e a varia latitudine, ma tutti e sempre vittime dell’identica cultura di violenza e di morte.

    «È una specie di globalizzazione - una globalizzazione dell’intolleranza e dell’odio - contro la quale non si è levata da noi alcuna protesta e non è sfilato per le nostre strade nessun corteo.

    «La parola di Dio ci aiuta però a leggere in positivo questa tragedia umana. Questi nostri fratelli uccisi - ci dice il libro dell’Apocalisse - hanno vinto. “Hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie all’eloquenza della loro testimonianza” (Ap 12,11).

    «Stasera sono qui spiritualmente anche loro con noi, associati al “coro degli Apostoli” e alla “candida schiera dei martiri” nell’acclamare al Signore Dio dell’universo.

    «Dopo ciò che è avvenuto lo scorso 11 settembre a Manhattan, il mondo, sorpreso e trasecolato, ha scoperto una perfidia teologica, una fredda e calcolata disumanità, un’iniziativa di male tanto fantasiosa e trascendente, da riuscire quasi inconcepibile a ogni mente sana e normale.

    «Da quel giorno l’ala nera del terrore, del sospetto, dell’ansia ha ottenebrato la terra. I figli di Adamo hanno aggiunto alle molte angosce di sempre una paura nuova e più incombente.

    «Ma il Te Deum è anche il canto della fiducia e della speranza, elevato a colui che è e resta sempre il nostro insuperabile baluardo: “Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno”.

    «Non dimentichiamoci mai che Gesù ha concluso i suoi discorsi dell’ultima cena con queste parole, che sono in ogni tempo valide e vere: “Abbiate fiducia: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). Il cristiano perciò non deve temere niente e nessuno [...].

    «O meglio, il cristiano non deve aver paura di niente e di nessuno se non della propria insipienza, della sua strana propensione alla resa, della sua assurda disponibilità a sacrificare al dialogo e all’accoglienza ogni manifestazione e ogni segno della sua identità [...]».

    __________


    Ed ecco qui di seguito il martirologio dei 33 missionari caduti nel 2001, come fornito dal Vaticano. Nome per nome, in ordine di data:


    1. Suor Dionitia Mary, Salem, India, 21 gennaio. Insegnante, uccisa durante un furto nella sua abitazione.

    2. P. Pietro De Franceschi, Mocuba, Mozambico, gennaio. Travolto dall’alluvione mentre soccorreva una donna che doveva essere ricoverata in ospedale.

    3. P. Tom Manjaly, Manipur, india, 2 febbraio. Preside della St. Joseph High School, ucciso da due banditi nel suo ufficio.

    4. P. Nazareno Lanciotti, Jaurù, Brasile, 21 febbraio. Morto dopo lunga agonia seguita a un attentato.

    5. P. Jan Franzkevich, Iartzevo, Siberia, 15 aprile. Trovato morto nella cappella di Iartzevo, dove si era recato per la Pasqua.

    6. Suor Barbara Ann Ford, Città del Guatemala, 5 maggio. Uccisa apparentemente per furto, ma si sospettano altri moventi (lavorava per la difesa dei diritti umani degli indios e per il recupero psicologico delle vittime della guerra civile). Era stata diretta collaboratrice del vescovo Juan Gerardi, assassinato il 26 aprile 1998.

    7. P. Ramon Gamache Berube, San Isidro, Perù, 7 maggio. Ucciso per rapina nella canonica della sua parrocchia.

    8. P. Raphael Paliakara, Imphal, India, 15 maggio. Ucciso durante un’irruzione nel noviziato salesiano di Imphal.

    9. P. Andreas Kindo, Imphal, India, 15 maggio. Ucciso durante un’irruzione nel noviziato salesiano di Imphal.

    10. Seminarista Joseph Shinu, Imphal, India, 15 maggio. Ucciso durante un’irruzione nel noviziato salesiano di Imphal.

    11. P. Henryk Dejneka, Nguaounderé, Camerun, 17 maggio. Ucciso da un colpo d’arma da fuoco mentre era nella sua missione, per motivi sconosciuti: nulla è stato rubato né il missionario svolgeva attività sociale o politica.

    12. Suor Claire, Rumongi, Burundi, 11 giugno. La vettura su cui viaggiava con altre persone è caduta in una imboscata ed è stata investita dal fuoco incrociato dei ribelli, che hanno poi depredato l’automobile e le vittime.

    13. P. Leonardo A. Alzate, Antioquia, Colombia, 14 giugno. Rapito da guerriglieri mentre era in canonica e trovato morto l’indomani.

    14. P. Martin Royackers, Annotto Bay, Giamaica, 21 giugno. Assassinato nella sua parrocchia; era impegnato in un progetto per lo sviluppo agricolo dei territori statali abbandonati.

    15. P. Fabian Thom, Port Moresby, Papua Nuova Guinea, 16 agosto. Ucciso nel sonno da alcuni rapinatori entrati nel noviziato.

    16. P. Galeano Buitrago, Medellin, Colombia, 27 agosto. Ucciso da rapinatori che hanno poi svaligiato l’abitazione e rubato l’automobile per fuggire.

    17. P. Emil Jouret, Kikwit, R. D. Comgo, 28 agosto. Trovato morto nella sua stanza forse per rapina, in quanto economo della scuola.

    18. P. Rufus Halley, Malabang, Filippine, 29 agosto. Ucciso secondo alcuni durante un tentativo di sequestro oppure secondo altri, mentre viaggiava sulla sua motocicletta.

    19. P. Héctor Fabio Vélez, Cartago, Colombia, 2 settembre. Trovato morto nella casa parrocchiale con segni di tortura, probabilmente per rapina.

    20. P. John Baptist Crasta, Jhakhand, India, 6 settembre. Assassinato da ribelli maoisti mentre viaggiava con altre persone, per non aver rispettato delle disposizioni emanate dagli stessi ribelli.

    21. Giuliano Berizzi, Kigali, Rwanda, 6 ottobre. Volontario, assassinato nella sua abitazione forse per uno scambio di persona, in quanto si voleva colpire un missionario.

    22. P. Ettore Cunial, Durazzo, Albania, 8 ottobre. Ucciso nella sua abitazione apparentemente per rapina; era impegnato nel recupero dei giovani

    23. P. Ernesto Martearena, Salta, Argen,tina, 8 ottobre. Ucciso da alcuni giovani per rapina, il suo corpo è stato poi incendiato.

    24. P. Gopal, Puthkel, india, 12 ottobre. Ucciso da guerriglieri per la sua partecipazione attiva al programma governativo di sensibilizzazione contro la violenza.

    25. P. Celestino Digiovambattista, Ouagadougou, Burkina Faso, 13 ottobre. Ucciso da uno squilibrato durante la visita ai carcerati di cui era cappellano.

    26. Suor Lita Castillo, La Serena, Cile, 29 ottobre. Morta dopo dodici giorni di agonia seguita a un’aggressione nel collegio in cui insegnava.

    27. P. Simeon Coly, Ziguinchor, Senegal, 7 novembre. Ucciso da uomini armati lungo la strada transgambiana.

    28. P. Hubert Hofmans, Lae, Papua Nuova Guinea, 23 novembre. Aggredito per rapina mentre si recava al Centro di cui era responsabile.

    29. P. Peter Obore, Nimule, Uganda, 24 novembre. Ucciso da ribelli Lra lungo la strada, il suo automezzo è stato poi incendiato.

    30. Sarita Toppo, Ambigapur, India, 28 novembre. Laica consacrata, violentata e uccisa mentre era nel bosco per raccogliere legna da ardere.

    31. P. Michele D’Annucci, Pretoria, Sudafrica, 8 dicembre. Ucciso per rapina dopo la visita ad una famiglia.

    32. P. Michael Mac, Sandoval, New Mexico, Usa, 8 dicembre. Trovato morto nella sua abitazione con segni di percosse.

    33. Suor Philomena Lyons, Monaghan, Irlanda, 15 dicembre. Trovata morta vicino al suo convento, dopo aver subito violenza.

    __________


    I 33 missionari martiri del 2001 si aggiungono così ai 601 del periodo dal 1990 al 2000, per un totale di 634 vittime. Con questa sequenza anno dopo anno, secondo quanto accertato dal dicastero vaticano De Propaganda Fide:

    1990, 17 martiri

    1991, 19

    1992, 21

    1993, 21

    1994, 274 (dei quali 248 in Rwanda)

    1995, 33

    1996, 48

    1997, 68

    1998, 40

    1999, 32

    2000, 31

    2001, 33

    __________


    Altri dati sono nel sito di “Fides”. Ed ecco come il direttore dell’agenzia, p. Bernardo Cervellera, ha commentato il capitolo 2001 del martirologio:


    «I mesi trascorsi – con le rovine fumanti del Ground Zero – ci hanno messo sotto gli occhi la capacità dell’uomo di volere la morte per sé e per gli altri, magari in nome di Dio. Questi 33 sacerdoti, suore, seminaristi, missionari sono invece morti in nome di Dio per donare la vita.

    «La maggior parte di loro sono morti proprio a causa del fondamentalismo religioso o etnico. Otto sono morti in India, uno nelle Filippine, uno in Burundi, uno in Uganda, uno nel Senegal per motivi intrecciati al fanatismo religioso o alla pulizia etnica.

    «Altri sono morti per cause che possiamo definire banali: per rapina, estorsione, furto. Ma spesso l’apparenza nasconde motivi più profondi. Suor Barbara Ann Ford, americana, lavorava in difesa degli indios ed era stata stretta collaboratrice di monsignor Juan Gerardi, il vescovo guatemalteco assassinato tre anni fa. Padre Ettore Cunial, italiano, cercava di strappare i giovani alla mafia albanese, per salvarli dal commercio della droga e di organi.

    «Ma anche quando il motivo può essere davvero la semplice rapina, è un fatto che segna una tendenza. Fino a dieci-quindici anni fa i missionari e le missionarie erano rispettati e amati per il loro essere rappresentanti di valori spirituali. Oggi si vede in loro soltanto delle prede inermi, facili da colpire perché non portano armi e non rispondono con la vendetta. In tutto il mondo, anche in Irlanda o negli Stati Uniti, vi è come un oscuramento dell’orizzonte spirituale, una crescita di materialismo che vede le persone come oggetti da spogliare, strumenti di possesso.

    «Il fondamentalismo religioso e il fondamentalismo del possesso sono le cause profonde del martirologio di quest’anno. A differenza della morte di un giornalista, di un capo di stato o di un terrorista, l’uccisione di questi martiri non suscita scalpore. Ma essi sono come l’humus della terra: non lo si nota, ma rende fecondo il campo per nuove semine e raccolti. La loro cocciutaggine nel voler vivere e morire per amore di Gesù fra le piaghe del pianeta, sostiene la speranza anche per il 2002. Questi martiri sono il segno che l’amore è possibile e che la terra appartiene a Cristo, non alla violenza e al terrore».


    Da: http://www.espressonline.it/ESW_arti...,29601,00.html

 

 
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