Ho sentito su RaiNews24 che il legaiolo ha dichiarato che le scritte contro Mieli sono state fatte dalla sinistra che lo appoggia per rafforzare la sua posizione!
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Ho sentito su RaiNews24 che il legaiolo ha dichiarato che le scritte contro Mieli sono state fatte dalla sinistra che lo appoggia per rafforzare la sua posizione!
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Contro Mieli alla Rai, l'odio antisemita
di Oreste Pivetta
Sono passate in fondo solo poche ore dalla nomina di Paolo Mieli alla presidenza della Rai e dai commenti si precipita già alle scritte sui muri: «Abbasso Mieli, raus», «Rai per gli italiani. No agli ebrei». Non era mai capitato nella storia della tv pubblica che il nome di un presidente si leggesse in vernice per strada e a caratteri cubitali, roba da curva sud (o da curva nord). Mai neppure una virgola o un punto di domanda, neanche per Baldassarre. A Paolo Mieli è toccato l’onore della prima volta, quasi a dimostrazione che la Rai è diventata sotto Berlusconi il caso politico nazionale. Peggio della guerra in Irak o del corso dei prezzi.
Paolo Mieli è ebreo: per attaccarlo e intimidirlo hanno ritirato fuori il vecchio e odioso vocabolario antisemita, razzista e nazista (o fascista: ci stavano anche i fascisti con le loro leggi razziali). «Abbasso Mieli, raus», «La Rai agli italiani. No agli ebrei». Le hanno dipinte in colore oro, nella notte tra sabato e domenica, usando le bombolette spray , accompagnandole con il solito repertorio di simboli, la stella di Davide, la croce celtica e la svastica, gli ultimi due molto apprezzati dalle varie formazioni della nuova destra.
Singolare coincidenza: per l’impresa non hanno scelto la più vistosa e imperiale Saxa Rubra, ma le mura imbrattate sono proprio quelle di Milano, corso Sempione, il bell’edificio di Gio Ponti in marmo chiaro che in effetti si presta bene alla pittura, vicino al punto in cui una settimana fa i leghisti si raccolsero per brindare alla conquista di Raidue, in alto i calici. Accanto alla seconda scritta, distante un centinaio di metri dalla prima, compariva anche la sigla dei Nar, nuclei armati rivoluzionari, fascisti tristemente all’opera negli anni settanta, capeggiati da Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, anche lui esemplare televisivo di buon successo.
Le scritte le ha scoperte un redattore: faceva il suo ingresso in sede per lavoro intorno alle cinque e mezza del mattino. Ha visto, ha dato l’allarme, è arrivata la polizia. Che ha per ora concluso siano di scarso interesse i filmati, ripresi dalle telecamere della sicurezza, orientate però a riprendere altri punti dell’ingresso e del marciapiede e che l’uso della sigla Nar «non viene ritenuto particolarmente significativo, perchè privo di qualsiasi retroterra ideologico o organizzativo». Ma una certa sorpresa c’è stata: ci vuole qualche memoria storica per riportare in vita certi nomi. Difficile che si scoprano i colpevoli, anche se i filmati (telecamere di sorveglianza) verranno visti e rivisti e la strada percorsa dagli imbrattatori è lunga e si potrebbe individuare così qualcosa di più di ombre nella notte.
È ovvio che il becero razzismo della scritta abbia mosso un fiume unanime di sdegno e pure di consenso per il direttore nominato, anche tra quelli che cinque minuti prima avevano gridato «che non abbiamo vinto le elezioni per ritrovarci Biagi e Santoro». Così s’era espresso il governatore laziale Storace, poco prima che qualcuno l’avvertisse delle scritte sui muri. Rimarcando: «Quando ce vò, ce vò». Precisando: «E non è possibile che decida sempre un partito che ha un quarto dei voti di An». Il partito è ovviamente la Lega di Bossi, di Castelli, di Maroni e di Borghezio (non si dimentica mai l’amico di Forza Nuova) e di Ettore Adalberto Albertoni, che ha concluso il suo sogno di gloria. La Lega ha scatenato il suo giornale, la Padania, a far le pulci a Mieli per pagine e pagine. Dopo averlo definito «Paolino, un uomo per tutte le stagioni... camaleontico giornalista, inventore del mielismo e del cerchiobottismo», tremendo avversario della Lega, bersagliata da «rozzezze e falsità», ancora ieri il direttore Moncalvo gli dedicava nove grigie colonne per smascherare le trame della sinistra intessute attorno a Mieli e spronando i consiglieri («Quattro intellettuali del Polo», come sabato titolava Libero, che se ne intende) a mostrare coraggio, a far contare il loro voto contro un presidente «che è molto vanitoso e di televisione crede di capire moltissimo, per il solo fatto di essere stato molte volte al di là della camera». D’altra parte la questione per la Lega è grossa e lo ricorda ancora la Padania di ieri con un altro titolone, che minaccia schiaffi e addii: «La Rai è a Milano da sedici giorni per restarci per sempre». In occhiello l’avvertimento politico: «L’obiettivo ottenuto da Baldassarre e Albertoni non può modificare, pena una crisi di governo e uno scontro sociale». Volano parole grosse, volano stracci. Crisi di governo, scontro sociale. La solita tiritera. Si pensava si fosse appianato tutto in Friuli con la candidatura concessa a costo pesante da Forza Italia alla signorina Guerra leghista. Invece la Lega, fatto bottino nell’estremo nordest, non vuole mollare l’ufficio di Marano nella capitale lumbarda. E come può, reagisce: usa l’intervista al pacato e un po’ ignaro professor Rumi («non vedo che cosa ci sia da scandalizzarci se in Italia una delle tre reti del servizio pubblico sta a Milano...») e carica gli schioppi contro Mieli, che già s’è pronunciato su Biagi e Santoro e sicuramente non avrà apprezzato il carnevalesco trasferimento del capo leghista di Raidue. Ma questi sono i tempi. Si può dire e scrivere di tutto. Sui muri (che sono stati subito ripuliti dalla vernicetta color oro) e sui giornali, come si poteva leggere sulla prima pagina del Tempo di ieri a firma Mario Caccavale, che protestava perché «grazie a un democristiano come Casini l'intero sistema televisivo sia dominato da professionisti eccellenti, ma di cultura e sensibilità non cattolica, come il nuovo presidente della Rai e i direttori dei due maggiori Tg di Rai e Mediaset». Questo è il clima: nei tempi grani il peggio viene a galla. Aveva ragione Giuliano Ferrara, grande amico di Mieli, a mettere in guardia il presidente candidato, proprio sul suo Foglio: dottor Mieli, usi bene la sua Rai perchè altrimenti saranno fischi e botte... Caro Ferrara, anche Saxa Rubra e il modesto corso Sempione provano la guerra preventiva.


Rai: Mieli, Per Bossi Montatura Dei Soliti Mafiosi Rossi
Di (Rre-Pag/Rs/Adnkronos)
'SI VUOLE FARE DI MIELI UN MARTIRE' Roma, 10 mar. - (Adnkronos)- Le scritte razziste in corso Sempione, a Milano, contro il prossimo presidente Rai, Paolo Mieli, per Umberto Bossi ''sono cose da ributtare, assolutamente. Rifiuto totale. Io vengo da una famiglia che gli ebrei li ha salvati, e so bene da che parte stare''. In un'intervista a 'La Stampa' il ministro delle Riforme dice che gli ''sembra una montatura, una storia sporca'' di colore ''rosso -aggiunge- ci vedo la mano dei mafiosi di sinistra''. Con quelle scritte -afferma Bossi- si vuole fare di Mieli un martire, anche se come martire uno come lui mi sembra improbabile''.


Sono convinto che gli autori delle scritte antisemite contro Mieli possano essere di diversa estrazione. In primo luogo, se si ragiona con un minimo di freddezza, ci si dovrebbe chiedere se quelle rivendicazioni hanno un senso. La sigla dei NAR a mia conoscenza è oggigiorno del tutto in disuso. L'estrema destra ha nuovi gruppi e gruppuscoli d'appartenenza. Quindi è molto sospetta. Il razzismo, coì come il terrorismo, è un piatto sporco in cui mettono le mani in tanti.
Io non mi stupirei se le scritte fossero state opera di qualche giornalista RAI invidioso e ostile a Mieli e al nuovo CdA. Nemmeno mi stupirei più di tanto (ma un po' di più sì...) se invece fossero state scritte contro gli ambienti leghisti e di destra della RAI milanese per screditarli, e per favorire in fondo proprio il nuovo CdA (pienamente liberale e di centro)...


Certo, potrebbe benissimo essere stato qualche collega. Per quanto riguarda qualcuno intenzionato a screditare la Lega, anche questa è una possibilità, ma visto gli attacchi che Mieli ha ricevuto sia dal quotidiano del partito di Porchezio e da altri vicini al centro destra mi sembra più probabile che sia opera di un qualche loro simpatizzante.
Ciao!
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La Lega insiste: ha paura di Mieli e di perdere il "feudo" RAI di Milano.
http://www.repubblica.it/online/poli...a/padania.html
Dire che la Lega fa schifo è dire poco. Ricordate quando tuonavano contro le "lottizzazioni" di DC-PSI ?![]()