I segreti della guerra psicologica Americana per colpire l’Iraq
October (Ottobre, Egitto), 02.03.2003
In caso di guerra le conseguenze sui civili saranno terribili: secondo le stime di un’agenzia delle Nazioni Uniti saranno 500 mila i morti iracheni, 400 mila i feriti lasciati senza alcuna assistenza medica e circa 10 milioni i profughi ammassati sulle frontiere di Iran, Giordania, Arabia Saudita, Kuwait e Siria.
Una tragedia che farà scoppiare l’ira del Mondo Arabo e musulmano.
Prevedere le intenzioni militari degli Stati Uniti è estremamente difficile. Tutte le strade sembrano ancora percorribili, soprattutto in virtù dell’azione mediatica che diffonde notizie e dichiarazioni studiate per stendere un velo di incertezza ed avvolgere gli eventi in una densa nebbia di contraddizioni lasciando spazio ad ogni interpretazione ed ad ogni possibile azione. Vengono diffuse quotidianamente notizie sull’ammassamento delle truppe, sul movimento delle porteaeree in viaggio verso il Golfo, sulle esercitazioni americane diurne e notturne. Tutto questo avviene in un momento in cui il disarmo iracheno è stato avviato e la maggior parte degli obiettivi sono stati raggiunti dopo che l’Iraq ha aperto le porte ed accettato tutto.
Gli Stati Uniti non riusciranno a concludere, da soli, una guerra all’Iraq, soprattutto con il parere negativo dell’opinione pubblica mondiale e in una zona del modo, come il Medio Oriente, che è, a tutti gli effetti, una polveriera.
Di tutto questo abbiamo parlato con un esperto di strategie militari, il Gen. Mahmud Khalaf.
Le moderne strategie militare non riconoscono il cosiddetto ‘punto di non ritorno’ ma solamente il principio di concludere la missione al minimo costo. L’apice del successo viene raggiunto quando un esercito riesce a muoversi velocemente e ad ammassare le sue truppe nel posto giusto al momento opportuno, creando una pressione eccezionale sul nemico che porta inevitabilmente alla sua resa, riuscendo così a cogliere tutti gli obiettivi militari e politici senza sparare un solo colpo.
L’importante è raggiungere gli obiettivi e non sobbarcarsi azioni militari costose e correre rischi inutili. Infatti, la situazione irachena non è tanto semplice come cercano di propagandare i media americani, dipingendo ogni giorno scenari di resa diversi magari intervistando gli oppositori. La situazione è molto più complessa: sembra chiaro che ora l’Iraq stia collaborando con gli ispettori, che si tratti soltanto di questione di tempo e che l’Iraq non ponga ostacoli all’attuazione della risoluzione 1441 dell’Onu. Nonostante ciò, gli americane annunciano sempre di più che “la pazienza è finita” e che il tempo della guerra sta per arriva. Quello che non riusciamo a capire è perché non ci sia più tempo, perché sia finita la pazienza e perché il tempo trascorra così velocemente.
Un’analisi esemplificativa di queste dichiarazioni rivela che queste fanno parte della guerra psicologica che si sta plasmando sotto forma di colpi che si susseguono come onde del mare. La ripetizione di questi colpi porterà l’amministrazione irachena ad uno stato di disperazione e di resa e ad un inevitabile cedimento interno che creerà le condizioni per un’azione militare veloce con l’obiettivo di aiutare gli oppositori interni a rovesciare il regime.
Per raggiungere questo obiettivo, l’amministrazione americana continua ad annunciare un imminente attacco delle sue truppe ammassate nel Golfo; tutto questo per rovesciare il regime di Saddam con il minor rischio possibile.
Se non cade il regime iracheno la macchina bellica si metterà in moto in modo progressivo. Resta comunque difficile prevedere le mosse americane nelle prossime settimane anche se sembra che l’ora decisiva si sia pericolosamente avvicinata. Le azioni americane che possiamo prevedere sono:
1) una cospirazione per rovesciare il regime iracheno dal suo interno, che richiede una continua minaccia di intervento per incoraggiare gli oppositori a muoversi contro Saddam;
2) iniziare le operazioni militari. Vi è la certezza da parte dell’amministrazione americana che sia possibile realizzare una vittoria rapida, con il minimo impiego di forze, attraverso la sua modernissima macchina bellica dotata di una capacità distruttiva impressionante.
Le truppe americane ammassate ai confini con l’Iraq e nella zona del Golfo non possono attendere ancora a lungo. L’attesa le rende soggette ad attacchi iracheni e crea tensione nel Mondo Arabo. La situazione attuale richiede un’operazione militare, con un obiettivo politico e psicologico, da compiere con le truppe presenti nel Golfo che porti l’Iraq ad uno stato di paura, di depressione e di resa. La scelta degli obiettivi da colpire avverrà tenendo presenti i seguenti scopi:
1) distruggere gli edifici presidenziali e tutti gli strumenti in mano al potere iracheno;
2) evitare il bombardamento di zone residenziali;
3) utilizzare la strategia dell’accerchiamento e dell’isolamento;
4) utilizzare le truppe speciali, trasportate per via aerea, per conquistare i punti nevralgici dell’Iraq (aeroporti, base aeree);
5) distruggere dei ponti e delle vie di collegamento.
Tutto ciò verrà attuato cercando di creare le condizioni migliori per favorire un rovesciamento del regime dall’interno. Queste operazioni sono di fatto “politico-psicologiche-mediatiche” più che distruttive; e la probabilità di successo è molto elevata.
Se Saddam non cede nella prima fase, in poche settimane la situazione sarà favorevole per l’inizio dell’invasione da parte dell’esercito americano e dei nuovi alleati, incoraggiati a partecipare al conflitto dai successi della fase iniziale.
Inizierà così la seconda fase, con l’aggiunta di nuove forze e nuovi alleati, mentre si continuerà a fare pressione su Saddam e a conquistare nuove aree di influenza.
Questa fase sarà molto simile all’invasione di Panama del 1989 per la cattura di Noriega. Dovranno però essere calcolati i rischi e gli imprevisti, come quello accaduto a Mogadiscio, nell’Ottobre Somalo del 1993, quando un elicottero americano fu abbattuto e l’intera missione fallì.
Il successo di questa fase dipenderà dalla velocità di esecuzione, dalla continuità della pressione sul regime iracheno e dalla capacità di impedire la riorganizzazione della difesa. La fase due sarà molto dolorosa e cruenta, caratterizzata da battaglie sanguinarie, e lascia la porta aperta a tutte le ipotesi: dalla vittoria veloce e schiacciante delle truppe americane alla guerra infinita, combattuta porta a porta, contro milizia armate di armi convenzionali e, forse, anche non convenzionali!
Gli effetti della guerra sulla regione
Questa guerra è, a tutti gli effetti, un’avventura militare. Difatti, nonostante la precisione dei calcoli militari e la supremazia della potenza bellica americana, la zona delle operazioni è altamente rischiosa e costringerà le truppe ad inoltrarsi nel territorio iracheno per la conquista di Baghdad con indosso le protezioni contro le armi chimiche e biologiche, ciò che renderà il movimento delle truppe terrestri lento e difficoltoso e le esporrà al rischio di gravi perdite.
Vi sarà inoltre un alto numero di vittime civili ed un’enorme massa di profughi che si spingeranno verso le frontiere del paese. La stima di un’agenzia speciale delle Nazioni unite parlano di circa 500 mila vittime civili, di 400 mila feriti senza alcuna assistenza medica e di 10 milioni di profughi: una tragedia umana senza precedenti che scatenerà l’ira comprensibile degli arabi e dei musulmani, incoraggiando la via del terrorismo contro le nazioni partecipanti all’attacco e vanificando, di fatto, l’invasione americana.
Vi sarà inoltre la possibilità di una partecipazione israeliana alle operazioni militari, soprattutto in caso di attacco missilistico iracheno nei suoi confronti.
Il mondo vivrà un nuovo periodo di instabilità, peggiore di quello successivo ai fatti dell’11 settembre.
Infine, dopo aver illustrato la situazione burrascosa nella zona del conflitto Usa-Iraq e in mezzo a tutta questa propaganda mediatica, non resta che affermare che gli Arabi non resteranno ad osservare il susseguirsi degli eventi e che presto esploderà l’energia latente esasperata dalla politica dei “due pesi e due misure”. Basti guardare la violazione dei diritti umani che avviene quotidianamente in Israele: la distruzione delle case palestinesi e le esecuzioni di massa nei territori occupati sotto gli occhi di tutto il mondo. La storia della nostra regione ci insegna che questa forza interiore, questa energia latente non resta a lungo dormiente ma esplode per regolare tutti i conti lasciati in sospeso. Questo è ben noto agli Stati Unti e alla Gran Bretagna che hanno già avuto molte esperienza amare in diverse parti del mondo.
asiatico.
F.el A.




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