A circa un anno da quando la "libertà duratura" di Bush si è abbattuta sull'Afghanistan, e, come già è accaduto, in Iraq, in Bosnia, nel Kosovo, la verità sulle armi "umanitarie" utilizzate dagli Stati Uniti e dagli alleati comincia ad emergere , nell'indifferenza e nel silenzio complice e omertoso di tutti i media, ora troppo occupati a dissertare, acriticamente e servilmente, sull'ipotesi della nuova "guerra santa" di Bush.
Sul sito "Peace-link" sono disponibili alcune importanti informazioni sulle prime analisi svolte sulla popolazione civile afghana. "Approfittando del fatto che le operazioni militari si svolgevano in un paese in tutti i sensi lontano - scrive Francesco Iannuzzelli della Sezione "Disarmo" di "Peace-link" - durante e dopo la guerra non è passata praticamente nessuna informazione indipendente sugli effetti dei bombardamenti , né in termini di vittime civili, né sul possibile uso di armi di distruzione di massa. Le preoccupazioni maggiori riguardavano le bombe ad elevata penetrazione, concepite allo scopo di distruggere bunker in profondità, che spesso montano testate con uranio impoverito per acquisire maggiore peso e penetrazione; circa 12.000 bombe sono state lanciate durante "Enduring Freedom", il 60% delle quali intelligenti."
L'utilizzo criminale dell'uranio impoverito non avviene, in realtà, soltanto per scopi tecnici di maggiore penetrazione, ma, soprattutto, in ossequio alla dottrina americana della "distruzione a lungo termine", attraverso la contaminazione radioattiva dell'ambiente e della popolazione.
"L'"URANIUM MEDICAL RESEARCH CENTRE" - continua "Peace-link" - è un'organizzazione indipendente non a scopo di lucro, fondata nel 1997 da Asaf Durakovic, esperto di medicina nucleare e impegnato da anni nel fare chiarezza sugli effetti dell'uranio impoverito. Un primo gruppo di ricercatori si è recato in Afghanistan a giugno del 2002 , il secondo gruppo a ottobre 2002. Hanno raccolto campioni di schegge, acqua, terra, urina, della popolazione civile di Jalalabad e Kabul.
I risultati, parzialmente pubblicati nel rapporto disponibile on-line su www.umrc.net/project Afghanistan.asp , sono preoccupanti: nei campioni di urina utilizzati si trovano concentrazioni di isotopi dell'uranio superiori di 100 volte alla norma."
Ma c'è un altro aspetto inquietante che emerge da questa ricerca: in realtà l'uranio utilizzato non sarebbe uranio impoverito. Infatti nei soggetti di Jalalabad sottoposti ad analisi è stata riscontrata una presenza di uranio naturale fino a 20 volte superiore alla norma. Ciò farebbe supporre che in Afhanistan gli Stati Uniti abbiano utilizzato un nuovo tipo di testata per le loro bombe "umanitarie", contenenti uranio naturale e non uranio impoverito.
Intanto, in Afghanistan si continua a morire. "Secondo recenti studi condotti quest'anno, ogni 20 minuti una donna muore di parto in Afghanistan". Chiaramente basterebbero interventi sanitari minimi per salvare vite umane, interventi che richiedono una frazione infinitesimale dei soldi spesi per quest'altra folle guerra.
Intanto, mentre si susseguono trasmissioni indecenti e trasudanti zucchero e melassa sui nostri alpini in Afghanistan, resta da chiedersi se dovremo aspettare che qualche tragico evento colpisca i nostri connazionali perché i responsabili politici e militari italiani dedichino attenzione agli effetti collaterali delle "guerre umanitarie".
Basta ricordare che il muro di silenzio è difficile a rompere e resta in piedi per anni e anni. Pensiamo che ad oggi non sono stati ancora resi noti i punti di caduta, anche se questi dati risultano dai rapporti di volo dei piloti che hanno effettuato i raids partendo, soprattutto, dalla base di Aviano": dopo il rilevamento di siti contaminati in Bosnia, da parte di esperti dell'ONU e dopo anni in cui i nostri reparti NBC non avevano, evidentemente, rilevato nulla, la questione uranio/Bosnia è stata rilanciata in questi giorni dall'interrogazione dell'On. Vendola (P.R.C.) che si rivolge al Ministro della Difesa , in seguito alla risposta, ritenuta assolutamente insoddisfacente, data dallo stesso Martino ad una precedente interpellanza sull'argomento. Vendola ritorna sulle bombe all'uranio impoverito, largamente impiegate in Bosnia, e sui relativi rischi di contaminazione e di malattie per i nostri soldati.
"La globalizzazione del mercato dell'uranio impoverito ha interessato paesi coinvolti in operazioni cosiddette di pace, condotte all'insegna dell'ONU, ma che , in pratica, sono state vere e proprie missioni di guerra - ricorda Falco Accame - Dopo la Somalia, è toccato all'Iraq, durante la guerra del Golfo. Poi è stato il turno dei Balcani, e molti sono i casi di militari (e di civili!) che si sono gravemente ammalati al loro rientro in patria. La NATO ha condotto una campagna violentissima per mettere a tacere i sospetti, coadiuvata da cosiddetti "esperti", da Commissioni che difficilmente potrebbero essere definite "super partes", da politici bugiardi e da vertici militari silenziosi o con memorie lacunose."
"L'uranio non ha fretta - conclude Iannuzzelli sul sito "Peace-link" - conta di restare lì per i prossimi 700 milioni di anni. Noi invece sì, abbiamo fretta. Abbiamo fretta di fermare i criminali che hanno deciso e organizzato questa guerra".