Dal Rapporto Mitchell.
http://www.studiperlapace.it/pdf/mitchell.pdf
Insediamenti:
Anche il GDI ha la responsabilità di contribuire alla ricostruzione della fiducia. Una cessazione della violenza israelo-palestinese sarà particolarmente difficile da sostenere a meno che il GDI non congeli tutte le attività di costruzione degli insediamenti. Il GDI deve inoltre considerare attentamente se gli insediamenti che sono punti focali di importanti frizioni possano essere merce di scambio per futuri negoziati o se invece rappresentino provocazioni in grado di precludere l'avvio di negoziati produttivi.
La questione è certamente controversa. Molti israeliani considereranno la nostra raccomandazione come l'affermazione dell'ovvio, e la sosterranno. Molti la osteggeranno. Ma non bisogna consentire che le attività di insediamento mettano in pericolo il ritorno alla tranquillità e la ripresa dei negoziati.
Durante il mezzo secolo della sua esistenza, Israele ha goduto del forte sostegno degli Stati Uniti. Nelle assemblee internazionali, gli Stati Uniti a volte hanno dato l'unico voto nell'interesse di Israele. Eppure, persino in una relazione così stretta si riscontrano alcune differenze. Prima fra tutte si colloca la lunga opposizione del governo degli Stati Uniti alle politiche ed alle azioni del GDI in materia di insediamenti. Come ha commentato l'allora segretario di stato, James A. Baker, III, il 22 maggio 1991:
Ogni volta che mi sono recato in Israele in occasione del processo di pace, in ognuno dei miei quattro viaggi, sono stato raggiunto dall'annuncio di nuove attività di insediamento. Ciò viola la politica degli Stati Uniti. È la prima questione che gli arabi--i governi arabi, la prima questione che i palestinesi nei territori-- la cui situazione è davvero alquanto disperata-- la prima questione che essi sollevano quando parliamo con loro. Non penso ci sia ostacolo più grande per la pace delle attività di insediamento che continuano non solo in modo costante ma a ritmi crescenti.
La politica descritta dal segretario Baker, a nome dell'amministrazione del presidente George H. W. Bush, è stata, essenzialmente, la stessa politica di ogni amministrazione statunitense dell'ultimo quarto di secolo:
Il 21 marzo 1980, il segretario di stato Cyrus Vance, parlando a nome dell'amministrazione Carter, affermò: "La politica degli Stati Uniti rispetto alla costruzione di insediamenti di Israele nei territori occupati è inequivocabile e da lungo tempo viene pubblicamente affermata. Noi la riteniamo contraria al diritto internazionale ed un impedimento ad una positiva conclusione del processo di pace in Medio Oriente".
Anche molti altri paesi, inclusi Turchia, Norvegia e i paesi dell'Unione Europea, sono stati critici rispetto all'attività di insediamento degli israeliani, ritenendo dal proprio punto di vista che tali insediamenti sono illegali alla luce del diritto internazionale e non conformi ai precedenti accordi.
In occasione di ognuna delle nostre due visite nella regione vi erano annunci di Israele relativi all'espansione degli insediamenti, e si trattava quasi sempre della prima questione sollevata dai palestinesi con cui ci siamo incontrati. Durante la nostra ultima visita, abbiamo osservato l'impatto di 6400 coloni su 140.000 palestinesi a Hebron e di 6500 coloni su oltre 1.100.000 palestinesi nella Striscia di Gaza. Il GDI afferma che la propria politica in materia è di proibire nuovi insediamenti ma di consentire l'espansione di quelli esistenti per sostenere la "crescita naturale". I palestinesi contestano che non c'è distinzione tra insediamenti "nuovi" ed insediamenti "in espansione" e che, ad eccezione di un loro breve congelamento verificatosi mentre era in carica il primo ministro Yitzak Rabin, c'è stato un impegno continuo e aggressivo da parte di Israele per aumentare il numero e la dimensione degli insediamenti.
La questione è stata ampiamente discussa all'interno di Israele. L'editoriale dell'edizione in lingua inglese di Ha'aretz del 10 aprile 2001 affermava:
Un governo che intende sostenere che il suo scopo è di raggiungere una soluzione al conflitto con i palestinesi attraverso mezzi pacifici, e che prova in questa fase a fermare la violenza e il terrorismo, deve annunciare la fine della costruzione negli insediamenti. La situazione della regione è molto cambiata rispetto a quella di circa 20 anni fa.
Eppure, le parole del presidente Reagan rimangono valide: "L'immediata adozione di un congelamento degli insediamenti da parte di Israele, più di ogni altra azione, potrebbe creare la fiducia necessaria...".
Oltre all'ovvio contributo alla costruzione della fiducia che avrebbe un congelamento degli insediamenti, notiamo che molti degli scontri durante questo conflitto si sono verificati nei luoghi in cui i palestinesi, i coloni, e le forze di sicurezza che proteggono i coloni vengono a contatto. Mantenere contemporaneamente la pace e questi punti di frizione sarà molto difficile. (...)


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