LEGA: NO AL DDL SULLA LIBERTA' RELIGIOSA BONDI (FI) PRONTO A MODIFICARE IL TESTO
Cè: non svenderemo la nostra cultura. Bricolo: a rischio parità uomo-donna

di Mauro Bottarelli

ROMA - «Fino ad oggi abbiamo cercato il dialogo, dimostrandoci propositivi ma il testo del governo in materia di libertà religiosa è quantomeno approssimativo rispetto all’importanza del tema in questione. Oggi chiediamo un ripensamento e una pausa di riflessione altrimenti, in caso l’articolato giunga in Aula, dovranno fare i conti con la nostra opposizione dura, anzi con il nostro ostruzionismo». Non usa mezze misure né toni falsamente diplomatici il presidente del gruppo parlamentare della Lega Nord alla Camera, Alessandro Cè, per rappresentare il malumore che regna all’interno del Carroccio rispetto alla proposta di legge da ieri posta in votazione in I Commissione e attesa tra due settimane all’esame di Montecitorio. Nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato anche il vice-presidente del gruppo, onorevole Federico Bricolo e l’onorevole Andrea Gibelli, Cè ha ribadito sia le ragioni di merito che quelle ideologiche alla base di questa netta contrarietà. «Noi siamo assolutamente a favore della libertà di culto» ha dichiarato il presidente, ma siamo contro l’estensione dei diritti a soggetti che rischiano di andare a ledere l’unicità del nostro ordinamento giuridico. Questa legge è prematura e inappropriata: finché un’autorità islamica rappresentativa, a tuttora inesistente, non si farà avanti sancendo la differenziazione netta tra sfera laica e sfera religiosa per quanto ci riguarda il discorso è chiuso. Andiamo incontro - ha concluso Cè - a conseguenze pericolosissime, sia sul piano pratico che su quello di fondo: non possiamo svendere il nostro patrimonio culturale e religioso millenario, non possiamo cancellare la nostra identità e la nostra civiltà giuridica. Non penso che il presidente Berlusconi sia favorevole al principio di disparità tra uomo e donna: bene, all’interno di questa legge si sancisce sottotraccia anche questo. Quindi delle due l’una: o si blocca tutto concordemente o lo faremo noi in Aula». Dopo il presidente Cè è stato il turno dell’onorevole Bricolo che ha efficacemente sintetizzato i principali punti di disaccordo riscontrati dalla Lega rispetto al testo in discussione. «Questa legge è finalizzata a concedere e riconoscere personalità giuridica a tutti i culti presenti nel nostro Paese, ivi comprese le sette. All’interno di questo quadro, di per sé già preoccupante visto che ci troveremo a riconoscere anche satanisti e raeliani, si prefigura un’enorme apertura di credito verso l’Islam: di fatto legittimiamo la teocrazia e il ruolo di persone, come molti imam, che incitano i propri fedeli alla guerra santa contro l’Occidente. All’interno del Corano esistono dettami che sono in antitesi non solo con la nostra tradizione ma addirittura con le nostre leggi ordinarie, legittimare l’Islam significherebbe di fatto creare uno Stato nello Stato, dare copertura a precetti inaccettabili che troverebbero rapida diffusione nel nostro Paese. Prendiamo alcuni esempi. L’articolo 8 della proposta di legge - ha proseguito Bricolo - imporrà adattamenti in base ai vari culti dei menù delle mense di caserme, ospedali, posti di polizia. Di più, in base alla norma sull’adempimento della possibilità di culto gli stessi luoghi dovranno anche essere provvisti di aree confessionali per ogni religione affinché i fedeli possano raccogliersi in preghiera. L’articolo 9, poi, va a normare gli aspetti relativi all’esercizio della libertà religiosa per i dipendenti: i datori di lavoro, anche i semplici padroni di casa che abbiano con loro una colf di diverso credo, debbono rispettarne le usanze e contemplarle in merito all’orario di lavoro. Molto grave è anche il contenuto dell’articolo 11, dove viene sancita l’omessa lettura in sede di matrimoni di altre confessioni di alcuni articoli del codice civile, tra cui l’articolo che sancisce la parità tra uomo e donna: rispetto alla religione islamica questa omissione diventa devastante per la società. Ma non è finita. L’articolo 12 impone che gli insegnanti debbano spiegare le varie materie in maniera asettica al fine di non offendere le varie libertà religiose. Come potranno parlare della Gerusalemme liberata?, di Dante o della battaglia di Lepanto? Inoltre è destinato a sparire dalle aule il crocifisso, poiché in base a questo articolo chi appartiene a una religione differente può chiederne la rimozione poiché si sente offeso dalla sua esposizione. L’articolo 15 - ha continuato Bricolo - lascia assoluta libertà agli imam in materia di formazione dei propri ministri di culto e garantisce agli stessi la possibilità di emanare atti in materia religiosa, come per esempio la fatwa con sentenza di morte lanciata contro Salman Rushdie. L’articolo 22 invece apre a tutte le confessioni la possibilità di beneficiare di quelle parte di tasse comunali che finora veniva utilizzate per l’edilizia di culto cattolica. Con i nostri soldi, quindi, andremo a finanziare la nascita di moschee. Per finire ci sono gli articoli 23 e 27: il primo garantisce vantaggi per quanto riguarda la sepoltura confessionale dei defunti, ovvero la nascita di cimiteri islamici e di altri culti mentre il secondo prevede che i ministri di culto possano accedere al sistema previdenziale nazionale, ovvero pagheremo la pensione agli imam». Per finire è stato il turno dell’onorevole Andrea Gibelli che ha immediatamente rigettato l’accusa di limitazione del diritto alla libertà religiosa. «Noi non stiamo facendo crociate né vogliamo discriminare qualcuno, il problema è che il Paese è impreparato. Questa legge è un contenitore dove sono state inserite norme senza che se ne conoscessero le conseguenze pratiche: in sede di Commissione ho posto decine di domande sul merito degli articoli e sto ancora aspettando una risposta. Il collega Bondi di Forza Italia, relatore della legge, deve avere il coraggio di venire incontro ai nostri emendamenti e di far emergere le lampanti contraddizioni esistenti. Mentre noi stiamo discutendo su un testo del genere, i Paesi islamici fanno riferimento unicamente alla carta dei diritti dell’uomo musulmano che nella sua versione in arabo parla a chiare lettere di inferiorità della donna rispetto all’uomo? Lo stesso diritto di famiglia viene stravolto: in lingua araba il concetto che si avvicina di più al nostro riguardo il nucleo familiare è quello di harem. Vogliamo importare gli harem come modello sociale? Pensiamo di poterli integrare nel nostro ordinamento o vogliamo dar vita a uno Stato parallelo per musulmani? Tra i 49 Paesi musulmani al mondo solo l’Arabia Saudita concede le cinque pause quotidiane dal lavoro per la preghiera, tutti gli altri le hanno accorpate in tre momenti distinti. Con questa legge rischiamo di essere più fondamentalisti di Stati come l’Iran, concediamo più diritti noi ai musulmani dei loro Stati teocratici di provenienza: questa è una follia oltre che un chiaro messaggio di debolezza dell’Italia verso nei confronti dell’Islam radicale. Non è il momento storico per un provvedimento simile - ha concluso Gibelli - anche perché non sappiamo dove potrebbe portarci: a Cremona è stata aperta una scuola coranica clandestina perché a detta dei genitori dei bimbi musulmani «l’Occidente non ha nulla da insegnare». Inoltre noi vediamo le moschee come le nostre chiese ma non è così: la moschea è il punto di incontro politico dell’intera comunità, è il luogo dove l’imam adempie ai suoi tre compiti di guida religiosa, morale e politica. Per pregare agli islamici basta una stanza, poiché per loro tutto il mondo è moschea. Bisogna bloccare questa legge pericolosa».