UOMO CHE da oltre due anni aveva in pratica il controllo della Serbia si era fatto nemici persino dentro al suo Partito democratico (Ds). Ciò nonostante Zoran Djindjic restava una delle figure di primo piano del paese, dopo le elezioni del 23 dicembre 2000 in cui aveva strappato una candidatura a premier agli alleati dell'Opposizione democratica serba (Dos). Nato nell'attuale Repubblica Srpska, l'entità serba della Bosnia, nel 1952, negli anni '70 fu a capo di un movimento universitario di dissidenti anti-comunisti, e dovette riparare in Germania per sfuggire alla detenzione e completare i suoi studi. Di quell'epoca gli erano rimasti un'ottima conoscenza della lingua tedesca, e il nomignolo di «crucco» datogli da alleati e avversari. Rientrato in Serbia all'inizio degli anni '90, fondò con l'attuale presidente jugoslavo Vojislav Kostunica il partito democratico di opposizione al regime socialista di Slobodan Milosevic. Accanto a Draskovic nelle proteste di piazza degli anni 1996-97, fu il primo sindaco non comunista di Belgrado.
Dopo i raid Nato del '99, fu Djindjic, divenuto l'anima del Dos, a organizzare la campagna elettorale e le proteste di piazza seguite al rifiuto del regime di accettare la sconfitta elettorale. Recentemente era riuscito anche a sbarazzarsi del rivale Kostunica, non eletto presidente serbo perchè alle votazioni non fu raggiunto la percentuale richiesta dei votanti, grazie all'accordo con l'amico e collega montenegrino Milo Djukanovic che ha portato all'estinzione della Jugoslavia.




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