Tenente Berlusconi Silvio, agli ordini!
Graziano Dalla Torre
Nel 1946 l'élite mondialista, uscita vittoriosa dalla Guerra dell'oro contro il Sangue, ha dettato i “compiti in classe" che ogni scolaro-suddito avrebbe dovuto eseguire. L'Alleanza Atlantica ha stretto tra di loro come in una morsa le consorterie alla guida degli Stati dell'Occidente...
Pare che, quando la coalizione del "Polo delle Libertà" vinse le elezioni politiche del 1994, qualche centinaio di imbecilli (se ciò che raccontiamo fosse vero non troviamo altri termini per definirli) si riversasse nelle strade del centro di Roma ostentando braccia irrigidite nel saluto romano, della RSI e, forse, ritratti del Duce. Pare altresì che quelle immagini -raccolte dalle televisioni di molti paesi stranieri tra le quali quelle americane- giungessero puntuali dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, negli Stati Uniti, ove furono viste da centinaia di migliaia di americani alcuni perplessi, altri preoccupati, altri forse terrorizzati (ma da che cosa?), ma tutti parimenti indignati. Alla White House -è facile immaginarselo- non tardò a giungere la telefonata di qualche boss del Congresso Mondiale Ebraico o sodalizi consimili, con la quale si impartivano all'Amministrazione del maggiordomo Clinton precise istruzioni. Dopo qualche mese si vide -a Roma- l'esito di tali istruzioni: il governo Berlusconi rovinò su se stesso lasciando il posto ai più presentabili fattorini della coalizione dell'Ulivo.
Non sappiamo se tale storia sia vera; fatto sta che è perfettamente verosimile, anche se certamente a spaventare gli Stati Uniti ed i loro padroni sionisti non sono state le insegne con aquile, fasci e cipigli mussoliniani inalberate dai giovani camerati di AN. Si è ben visto che gli agenti dell'Impero SionAmericano non si sono peritati di utilizzare, in passato, anche dei vecchi residuati arrugginiti del fascismo e del nazismo, in Europa e nel mondo, ove questi potevano dimostrarsi organici ai loro obiettivi. «Sotto» c'era qualcosa altro, qualcosa che faceva preferire per il territorio coloniale italiano un governo locale retto dai burattini liberal e politically correct dell'allora PDS e dei suoi alleati.
La complicata rete degli equilibri politici mondiali non sempre (o meglio, quasi mai) appare perfettamente delineata sotto la luce dei riflettori. Le stesse forze antagoniste, in qualunque parte del mondo si trovino ad operare, possono il più delle volte limitarsi ad estrapolare congetture e supposizioni, e neanche le analisi più particolareggiate e scientifiche riescono ad illuminare le recondite trame che si celano dietro ad alleanze tra Stati o alleanze governative all'interno di quegli Stati, o dietro ad oscure guerre e guerriglie combattute in lande remote, in mezzo a montagne altissime o dentro giungle equatoriali impenetrabili.
Fatto è che alle elezioni politiche del 2001 il Polo delle Libertà ritorna a vincere e Berlusconi è nuovamente Primo Ministro. Ma molte cose sono cambiate, nei rapporti con il padrone americano; da subito è chiaro che l'appiattimento italiano sulle posizioni americane in politica internazionale è diventato totale. Le tragiche vicende di queste giorni, con gli Stati Uniti e l'ONU spasmodicamente tesi alla preparazione della nuova aggressione nei confronti dello Stato irakeno ne sono ulteriore conferma. II tenente Berlusconi è pronto a lanciare la «sua» compagnia contro i reticolati nemici esattamente come gli ordineranno di fare i suoi generali, del tutto indifferente agli interessi reali dell'Italia se non (sarebbe sperare troppo ...) di quelli dell'umanità. Nel 1946 l'élite mondialista, uscita vittoriosa dalla guerra dell'oro contro il Sangue, ha dettato i "compiti in classe" che ogni scolaro-suddito avrebbe dovuto eseguire. L'Alleanza Atlantica ha stretto tra di loro come in una morsa le consorterie alla guida degli Stati dell'Occidente. Forse qualcuno sperava di cavarsela con poco ma le linee ormai sono state tracciate. Magari non stavolta, non ancora, ma prima o poi succederà; l'Italia non tarderà a conoscere il primo sangue, ma sangue vero, con i suoi soldati impantanati in qualche giungla, o deserto, o pietraia, o magari nelle strade sordide di qualche megalopoli africana, asiatica o americana... Questa Italia finalmente danzerà, ma come (quasi]) sempre la musica l'avranno scritta gli altri.
Apprendiamo dalla stampa locale: il 7 febbraio u.s., a Mestre, due cortei sfilano per le vie della città. Uno è costituito dagli operai del polo chimico di Marghera, complesso ormai in fase di smantellamento e riconversione; è organizzato dalla solita triplice sindacale che evidentemente riesce ancora a trovare degli idioti disposti a sfilare sotto le sue bandiere, ma tant'è ... Il motivo della ormai annosa protesta è un altro refrain: la difesa dei posti di lavoro, una formula talmente stereotipata da sfumare quasi nel surreale, se non fosse che un posto di lavoro è una faccenda ben poco surreale ma molto ... reale.
L'altro corteo è animato dai soliti centri sociali del nordest, con in bella evidenza l'assessore comunale di Venezia Gianfranco Bettin che essendo anche prosindaco di Mestre (Mestre infatti non costituisce un Comune autonomo ma è parte integrante di quello di Venezia) potrebbe, oltre che vagheggiare «altri mondi possibili» provvedere quanto meno («qui e ora» dicevano -una volta- i marxisti) alla pulizia delle strade ed all'arredo urbano di una città nata brutta e cresciuta peggio. Ma di questo non si può neanche dare la colpa ai soliti democristiani posto che l'amministrazione locale è sempre stata in solide mani di sinistra... O forse è un'opera troppo complicata? O non abbastanza esaltante? Del resto non si capisce che cos'altro dovrebbe fare un sindaco...
Ma per tornare a noi, questo secondo corteo è invece portatore di ben diverse istanze: l'avvio indifferibile ed improcrastinabile di una politica di salvaguardia dell'ambiente lagunare massacrato da oltre mezzo secolo di attività dell'industria petrolchimica nella terraferma veneziana, una attività che definire scellerata è ancora riduttivo e che ha provocato, oltre al disastro ambientale, decine di morti per cancro di operai ed ex operai ed altre centinaia di vite minate dalla malattia.
Nonostante la vicinanza ideologica che bene o male caratterizza i due schieramenti, il contatto tra i due cortei fa sfiorare lo scontro fisico. II risanamento della laguna, infatti, non è pensabile continuando a tenere in vita delle strutture, oltretutto obsolete, come gli impianti petrolchimici. Si pensi soltanto al traffico marittimo delle petroliere, se pur di piccola stazza!
A questi lavoratori ci sentiamo di dire: perdere il lavoro (cioè il reddito ...), magari in età avanzata, è un dramma che comprendiamo meglio di quanto possiate immaginare (checché ne pensiate siamo un movimento sostanzialmente proletario, o perlomeno ambiamo ad esserlo. Già, ma voi che diamine ne sapete di noi?) Farsi però pagare il salario della malattia, dalla morte e dal degrado non soltanto propri ma di una intera città e delle sue generazioni future è una pretesa che non può essere accettata. L'oligarchia sindacale alla quale voi pagate la tessera e sotto le bandiere della quale ancora sfilate dispone di molto, molto potere. Ben avrebbe potuto, questa oligarchia, anche in situazioni simili in altre parti d'Italia, concordare con il governo centrale e locale soluzioni di reale riconversione di industrie classificate come tossico-nocive a produzioni eco-compatibili, tanto più che molte di queste industrie erano (erano!) a partecipazione pubblica. Ed invece? Questo è il vostro Stato, democratico e sopratutto antifascista, non certo il nostro. Fior di passati gabinetti di governo hanno risuonato delle voci di questi vostri rappresentanti, ed il parlamento tuttora risuona delle voci melodiose di uomini e donne che voi avete mandato ad occupare quel posto. Ora, molto semplicemente, dichiarate all'Italia che di cancro, acidi, veleni e fanghi non ve ne frega niente e che ciò che conta è il posto ovvero lo stipendio... Sarebbe interessante sapere che cosa pensano i compagni della CGIL (sono quelli tosti, nevvero?) che marciano per la pace (e avranno pure ragione, per carità ...) quando svolgono il loro ordinario lavoro sindacale nelle fabbriche meccaniche dell'alto Bresciano (che si costruisce nell'alto Bresciano? Mah ...)
Se deve passare il principio che «l'unica cosa importante è il lavoro» mentre il resto sono fanfaluche, pensiamo che si potrebbero tirare delle conclusioni interessanti, come ad esempio la liberalizzazione totale e completa degli stupefacenti e come corollario una fiorente attività di raffinerie non più di petrolio ma di eroina... magari a partecipazione statale!
In realtà l'unica certezza resta questa: nel capitalismo avanzato la classe operaia rimane sempiternamente in bilico sulla corda, come un acrobata da circo. Anche quando il sistema gli garantisce un tenore di vita mediamente elevato e di certo superiore a quello di moltissimi altri lavoratori meno organizzati e quindi meno tutelati, basta un movimento un po' più brusco della corda per cadere nel vuoto. Oggi noi possiamo gridare nel deserto, e magari prenderci sulla testa le aste delle vostre bandiere rosa; ma domani (e oggi è già domani ...) potreste esser costretti a cambiare, finalmente, le vostre idee.
Graziano Dalla Torre




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