“Nessuno sarà risparmiato: civili e militari, iracheni e occidentali, l’Iraq e i paesi vicini. Le stesse nazioni che stanno per attaccare la terra tra i due fiumi si devono preparare a pagare costi economici molto alti: l’aumento del prezzo del petrolio e il probabile prolungarsi del momento di stagnazione economica, le spese militari e quelle richieste dalla successiva occupazione dell’Iraq.”
Così si legge su “Collateral damage” il rapporto redatto dall’Organizzazione inglese Medact, il dicembre scorso e ora disponibile parzialmente sul sito dell’Agenzia di Giornalismo Scientifico Zadig. (http://www.zadig.it). Lo studio, prendendo in esame anche i dati e le stime elaborati nell’ultimo decennio sugli effetti prodotti dal conflitto del 1991, a testimonianza del progressivo peggioramento delle condizioni di vita e di salute degli iracheni, disegna il nuovo imminente scenario di guerra. In un’altro rapporto, Likely humanitarian scenarios, elaborato dall’Onu sono contenute proiezioni molto simili. Il documento, malgrado l’intestazione “strettamente confidenziale”, è finito nelle mani di Campaign against sanctions on Iraq, che l’ha reso di pubblico dominio. Le stime sono “tutte per difetto.”
Morti -48.000-261.000: le vittime di ogni parte durante un conflitto convenzionale e nei tre mesi seguenti. 375.000-3.900.000: i decessi nel caso in cui scoppi una guerra civile in Iraq e venga lanciato un attacco nucleare. 200.000: le morti causate da effetti indiretti e a lungo termine sulla salute umana causati dalla guerra sia in Iraq sia nei paesi confinanti.
Armi -La guerra, le sanzioni e le ispezioni da parte dell’ONU hanno danneggiato, ma probabilmente non distrutto del tutto, la capacità militare dell’Iraq in termini di armi chimiche, biologiche e di missili a lunga gittata. Gli Stati Uniti hanno sviluppato e immagazzinato una gran quantità di nuove armi, tra cui i missili nucleari capaci di penetrare nel terreno, anti bunker.
Ambiente -Danno esteso all’ambiente in Iraq e nei paesi vicini, incendi di pozzi petroliferi, con conseguenti fuoriuscite di greggio e di fumi tossici distruzione della delicata ecologia del deserto a causa del passaggio degli eserciti e delle mine, distruzione di città e terreni coltivabili a causa dei bombardamenti, inquinamento chimico, biologico (e, forse, radioattivo) di aria, terra, fiumi e mari.
Impatto globale-Molti morti tra i profughi che tentano di sfuggire alla guerra e alle sue conseguenze; quelli che sopravvivono pesano sulle economie dei paesi vicini; gli interventi umanitari d’emergenza costano miliardi di dollari destabilizzazione dell’area mediorientale, con il rischio di sommosse interne e loro repressione probabile aumento degli atti terroristici in tutto il mondo occidentale.
Un paese in rovina -Le infrastrutture irachene, già pesantemente danneggiate dalla guerra precedente, subiranno ulteriori danni durante i primi attacchi aerei e i successivi conflitti urbani la distruzione di strade, ferrovie, case, ospedali, fabbriche e fognature crea le condizioni di un degrado ambientale in cui le malattie trovano terreno fertile per attecchire e diffondersi la penuria di acqua, cibo e risorse energetiche favoriscono il diffondersi di epidemie che causeranno altre morti da aggiungere a quelle direttamente provocate dalla guerra.
La salute degli iracheni -La catastrofe umanitaria si abbatte su una popolazione civile già indebolita e poco in salute: profughi, deportati interni, feriti di guerra, gruppi vulnerabili (specialmente bambini). Le persone colpite dagli effetti immediati della guerra sono più suscettibili di fronte ad altri rischi per la salute, e sono meno attrezzate nella lotta per la sopravvivenza e la ricostruzione. Gli effetti fisici della guerra sulla salute comprendono: disabilità, malattie infettive, aborti, neonati sottopeso, malattie da malnutrizione, forse una maggiore incidenza di tumori. Gli effetti sulla salute mentale includono: stress post traumatico, malattie psichiatriche croniche, disturbi comportamentali.
Costi -Tutte le parti in causa dovranno pagare costi pesanti, sia per gli armamenti, sia per la successiva occupazione dell’Iraq che dovrà prevedere aiuti immediati e contributi per la ricostruzione del paese: si stima che l’impegno economico superi i 150-200 miliardi di dollari
E’ probabile che gli Stati Uniti spendano dai 50 ai 200 miliardi di dollari per la guerra e dai 5 ai 20 miliardi all’anno durante l’occupazione del paese si avrà un collasso economico totale dell’Iraq con la cifra che si stima necessaria per la futura guerra, circa 100 miliardi di dollari, si potrebbero finanziare circa 4 anni di assistenza sanitaria alle popolazioni più povere del mondo