IL NUOVO DECRETO LEGGE
Decreto Legge 24 febbraio 2003 n°28
Art. 1
All’art. 8 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e successive modificazioni, i commi 1bis, 1ter e 1quater sono sostituiti dai seguenti: “1bis. Oltre che nel caso di reati commessi con violenza alle persone o alle cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, per i quali è obbligatorio o facoltativo l’arresto ai sensi degli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale, l’arresto è altresì consentito nel caso di reati di cui all’articolo 6bis, comma 1, e all’articolo 6, commi 1 e 6, della presente legge. 1ter. Nei casi in cui al comma 1 bis, quando non è possibile procedere immediatamente all’arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica, si considera comunque in stato di flagranza ai sensi dell’articolo 382 del codice di procedura penale colui il quale, sulla base di documentazione video fotografica o di altri elementi dai quali emerge con evidenza il fatto, ne risulta autore, sempre che l’arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario alla sua identificazione e, comunque, entro le trentasei ore dal fatto. 1quater. Quando l’arresto è stato eseguito per uno dei reati indicati dal comma 1bis, l’applicazione delle misure coercitive è disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dagli articoli 274, comma 1, lettera c), e 280 del codice di procedura penale.” Sono soppressi il secondo ed il terzo periodo del comma 6 dell’articolo 6, della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e successive modificazioni. Un solo articolo, dunque, con triplice contenuto: a) al comma 1bis viene consentito l’arresto anche per i reati di “lancio di materiale pericoloso nei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive e in quelli interessati alla sosta o al transito del pubblico” e di violazione del provvedimento del questore “di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive e in quelli interessati alla sosta o transito del pubblico”; b) viene prevista l’estensione dello stato di flagranza per i reati sopra indicati “quando non è possibile procedere immediatamente all’arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica” fino a trentasei ore; c) viene consentita l’applicazione di misure cautelari personali anche fuori dei limiti di pena indicati dagli art. 274 e 280 del codice di procedura penale. Sostanzialmente, sebbene con due novità (36 ore invece di 48 e la necessità di fondare l’arresto sulla base di documentazione video fotografica o di altri elementi dai quali emerge con evidenza il fatto) viene rifatto entrare dalla porta principale quello che il Parlamento, in sede di conversione del precedente decreto legge 336/01, aveva deciso di buttare dalla finestra nel rispetto dei principi costituzionali di questo Paese. Di nuovo, dunque, insuperabili problemi costituzionali: innanzitutto il termine “flagranza” appare inappropriato per questo decreto posto che siamo in presenza di un abnorme “arresto differito” che si pone appunto al di fuori dello stato di flagranza o quasi flagranza così come disciplinato dall’art. 382 c.p.p.: “è in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato” ovvero (quasi flagranza) “chi, subito dopo il reato è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altri ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato poco prima”. Se ci si pensa un attimo, poi, è evidente che la flagranza “fotografica” è un non-senso: la flagranza implica “attualità” mentre la sua rappresentazione implica un “passato”. Ulteriormente, vi è contrasto con l’articolo 13, terzo comma, della Costituzione laddove solamente in casi eccezionali di necessità e urgenza l’autorità di Pubblica Sicurezza può adottare provvedimenti provvisori di limitazione della libertà personale che, altrimenti, spettano solo all’autorità giudiziaria nei modi e casi stabiliti dalla legge. Sfugge, per molteplici motivi, la compatibilità del provvedimento con i requisiti di eccezionalità, necessità e urgenza; si rifletta sulla contraddizione più evidente: urgenza intesa come rischio del ritardo e arresto differito nel tempo sono concetti che fanno a pugni fra di loro. Ancora, ulteriori problemi sorgono in tema di ragionevolezza e disparità di trattamento: solo per fare un esempio ora sarebbe possibile l’arresto di chi ha lanciato un petardo fuori dallo stadio mentre non sarebbe possibile arrestare chi avesse lanciato un sasso da un cavalcavia e che, grazie alle immagini di un videoamatore, fosse stato successivamente identificato. Secondo il Ministro Pisanu la normativa “reintrodotta con una formula più garantista è idonea a fugare qualsiasi dubbio di costituzionalità”, tuttavia, il sol fatto di collegare l’arresto all’uso di documentazione video fotografica non risolve tutti i problemi, anzi, significa ignorare i limiti delle ricognizioni fotografiche e l’esperienza degli innumerevoli errori, quali si sono verificati negli arresti “comuni”. Con questo nuovo provvedimento, la cui caratteristica non è la maggior severità ma la ricerca del processo per direttissima, il Governo ha preferito usare il suo sterminato potere legislativo per scagliarsi, per motivi politici, burocratici ed economici (la lobby calcistica tutto vuole e nulla la può fermare nello sfruttamento economico del passatempo popolare preferito) sull’anello più debole e più scomodo della catena, preferendo, ovviamente, riaffrontare il tema in termini di repressione e deterrenza, senza ascoltare gli insegnamenti dell’esperienza e cercare le reali spiegazioni al fenomeno e senza, guarda caso, coinvolgere nel discorso le società di calcio e le responsabilità dei media. Anche la pur apprezzabile motivazione, riportata nella Relazione Governativa al Decreto, di voler evitare interventi immediati destinati ad alimentare ulteriori tensioni e incidenti appare una scusa di facciata posto che nella realtà dei fatti da stadio molto spesso accade che sono proprio coloro che dovrebbero preoccuparsi dell’ordine pubblico ad assumere per primi comportamenti poco responsabili e comunque per nulla adatti a scongiurare momenti di tensione. Non ci si illuda che una legge più repressiva giovi come deterrente e valga il prezzo di una incostituzionalità, in ogni caso, spetterà ora al parlamento, chiamato a convertire in legge entro 60 giorni il decreto, decidere: ribadire la scelta già fatta nell’ottobre 2001 nel rispetto dei principi della nostra Costituzione e di una logica sociale, oppure cedere il passo e limitarsi a prendere atto ancora una volta della possibilità del Governo di aggirare tali principi giustificando ogni intervento con la comoda logica dell’emergenza.


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