Marsiglia. Soppesa le parole, posando gli occhi sgranati alternativamente sui due intervistatori. “Io espongo idee programmatiche che credo utili – dice Chirac – E cosa ascolto?”. Pausa. “Opinioni sulla forma fisica, lo stato mentale, la salute”. Poi l’affondo, per il quale usa le armi dell’avversario, il vocabolario della sinistra quando vuole criticare i pregiudizi delle forze dell’ordine. Dice: è come sbattere qualcuno in carcere soltanto perché “ha una faccia da delinquente”. Dente per dente, occhio per occhio, il presidente-candidato sceglie il telegiornale delle 20 di France 2 per replicare all’attacco personale che il suo rivale Lionel Jospin gli ha mosso. Jacques Chirac è “invecchiato”, “affaticato”, e “usurato dal potere”, aveva detto il primo ministro ai giornalisti sull’aereo che lo riportava a Parigi dall’isola de La Réunion, domenica. Un attacco rude che al Tapis Rouge, il quartier generale di Chirac, è subito percepito come “una manna dal cielo”. E che di un passo falso si tratti, ne sono convinti anche nell’atelier di Jospin, la sua elegante base operativa affittata dallo stilista Jean-Paul Gaultier. L’imbarazzo si coglie tra i fedelissimi del primo ministro. Anche perché la gaffe arriva proprio quando tutto sembrava mettersi per il meglio, con i sondaggi che da 10 giorni danno Jospin vincente al secondo turno del 5 maggio. E a poco serve il tentativo del candidato socialista di limitare i danni. “Si trattava di una conversazione informale con i giornalisti, in pieno cielo”, minimizza Jospin ai microfoni della radio pubblica France Info, quasi che la situazione particolare desse al suo attacco il dono dell’extraterritorialità. L’occasione è ghiotta, e Chirac non si lascia sfuggire il boccone. Altro che stanco, lo Chirac che compare lunedì sera sugli schermi della tv ed entra nelle case di 6,5 milioni di francesi. E’ in piena forma, efficace come non lo si vedeva da un pezzo, quasi che sentirsi rinfacciare i suoi 69 anni gli abbia provocato un sussulto d’orgoglio. Punta l’indice sul rivale, reo di preferire gli attacchi personali al confronto sui programmi. Ribalta l’insidiosa constatazione che anche lui, nell’88, usò l’argomento dell’età nella campagna elettorale contro l’allora 71enne François Mitterrand. “Fui sempre molto rispettoso del presidente uscente per una ragione semplice – sottolinea con perfidia – all’epoca ero il suo primo ministro, e gli dovevo rispetto”. Poi Chirac tenta la controffensiva anche sul terreno per lui più minato, quello degli scandali che non hanno mai smesso di inseguirlo lungo tutto il settennato. E che proprio ora riemergono, con il ritorno dall’esilio dorato di Santo Domingo di Didier Schuller, uno dei collettori delle tangenti che finivano nelle casse dell’Rpr, il partito di Chirac, allora sindaco di Parigi. Una conferma dell’atto d’accusa di Mery Dopo alcune settimane di prigione, Schuller è stato rimesso in libertà dal giudice che lo ha interrogato. E ha confermato alla stampa il duro atto d’accusa contro Chirac, formulato da Jean Claude Mery, finanziatore occulto dell’Rpr, in una testimonianza videoregistrata resa nota solo dopo la morte. “Mery mi disse – ricorda Schuller – che era convinto di aver diritto alla protezione di Chirac, avendogli personalmente consegnato una tangente di 5 milioni di franchi in contanti”. Una bomba anche in un paese come la Francia, dove di regola la stampa non si trasforma in un tribunale e la politica ci tiene alla sua autonomia. Il presidente in tv cerca prima di sottrarsi alla domanda su Schuller (“la sinistra vuole eliminarmi” perché ha capito che sono “l’unico ostacolo alla presa completa del potere”), poi, per la prima volta, fa una concessione. Promette, se rieletto, di convocare “i migliori costituzionalisti” col compito di formulare, “in capo a 2 o 3 mesi”, una riforma della Costituzione per alleggerire l’immunità di cui gode ora il presidente della Repubblica, e che ha paralizzato le inchieste che lo riguardano. Una mossa abile. Anche la stampa di sinistra riconosce che Chirac è riuscito a sgusciare dall’angolo. Ieri sera, a Marsiglia, il presidente ha raccolto le ovazioni di 10 mila fedelissimi rinfrancati. Al primo meeting della sua campagna elettorale ha detto: “Siamo qui perché si è sviluppata in Francia una logica socialista. La Francia è il suo ultimo rifugio nell’Europa di oggi”. La sensazione ora è che anche sul versante di Jospin la campagna sia a una svolta. Finora il primo ministro ha puntato a demolire Chirac, per farlo scendere dal piedistallo presidenziale. La strategia segna il passo. Anche per il candidato socialista è giunta l’ora di scoprire le carte e declinare il suo programma, del quale finora ha svelato solo i titoli dei capitoli.
"Il Foglio"




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