L’economia cresce, i giovani sono pochi: lo dice la fotografia statistica della Lombardia
«Immigrati, motore del futuro»
Gli stranieri indispensabili per contrastare l’indice di vecchiaia più alto d’Europa

MILANO - Se la popolazione invecchia e la forza lavoro giovane diminuisce la soluzione può essere una sola: gli immigrati. Da integrare con politiche sociali adeguate. In Lombardia l’indice di invecchiamento è il più alto d’Europa: 135,5 over 65 ogni 100 minori di 15 anni. E il ricambio tra coloro che hanno raggiunto l’età per uscire dal mercato e coloro che vi entrano è oggi di 137 a 100. Per questo, gli extracomunitari (che in regione sono 340.850, il 23,3% di quelli che ci sono in Italia, il 3,7% dei residenti in regione) sono una risorsa da cui non si può prescindere. È questa la fotografia della Lombardia che emerge dall’annuario statistico regionale, curato da Regione, Unioncamere e Istat, presentato ieri durante il convegno «La Lombardia che cambia».
«La Lombardia ha bisogno di immigrati se non vuole rimpicciolirsi demograficamente, economicamente e socialmente - ha detto Massimo Livi Bacci, ordinario di demografia all’Università di Firenze -. Nel 2020, in assenza di immigrazione, la popolazione tra i 20 e i 40 anni, che è la parte di società più dinamica e attiva, scenderebbe del 35%». L’economia regionale resta, comunque, forte e in costante crescita: la Lombardia è al sesto posto tra le regioni europee per numero di occupati e produce il 20,2% del Pil nazionale.
RAVELLI a pagina 54


«Economia in crisi senza immigrati»
Nel 2020 i lombardi tra i 20 e i 40 anni caleranno del 35 per cento. L’indice di invecchiamento è il più alto d’Europa


MILANO - L’economia che cresce, la popolazione che invecchia. Le imprese e il numero degli occupati che aumentano, i giovani che diminuiscono (due dati per tutti: le nuove aziende sono l’1,4% in più di quelle che muoiono e il numero medio dei figli per donna è di 1,1). In mezzo, il ruolo fondamentale degli immigrati. Che, in Lombardia, sono 340.800, il 3,7% della popolazione regionale (in Italia sono il 2,5%) e circa un quarto degli stranieri presenti in Italia. Una risorsa indispensabile per le imprese e, in generale, per la società lombarda, ma che richiede politiche sociali che garantiscano l’integrazione. È la fotografia della Lombardia così come emerge dall’annuario statistico regionale, curato da Regione, Unioncamere e Istat, presentato ieri durante il convegno «La Lombardia che cambia». «Uno strumento indispensabile, perché non si può governare senza conoscere», ha commentato l’assessore regionale al Bilancio Romano Colozzi.

POPOLAZIONE E IMMIGRATI - «La Lombardia ha bisogno di immigrati se non vuole rimpicciolirsi demograficamente, economicamente e socialmente - ha detto Massimo Livi Bacci, ordinario di demografia all’Università di Firenze -. Nel 2020, in assenza di immigrazione, la popolazione tra i 20 e i 40 anni, che è la parte di società più dinamica e attiva, scenderebbe del 35%». Non solo: la «sindrome del ritardo», che spinge circa il 50% degli uomini di 30 anni a non uscire di casa, «rischia di farci perdere risorse che potrebbero essere impiegate prima nel mondo del lavoro» continua Livi Bacci. Se a ciò aggiungiamo che l’indice di vecchiaia della regione (il dato, cioè, che registra il numero di over 64enni ogni 100 minori di 15 anni) è 135,5, ovvero il più alto d’Europa (in Italia è del 127,1) appare evidente perché gli stranieri svolgano un ruolo decisivo per il futuro della Lombardia. Necessario, quindi, come ha ricordato anche Vico Valassi, presidente di Unioncamere, «scegliere che genere di immigrazione si vuole promuovere». Se si vogliono immigrati «tesi solo al massimo reddito nel minor tempo possibile per rientrare subito nel loro Paese d’origine o immigrati che avviano qui un progetto di permanenza». L’immigrazione sembra comunque aver compiuto un salto di qualità, come ha sottolineato Giancarlo Blangiardo, ordinario di demografia dell’Università Bicocca di Milano: «Non è casuale che le 96 mila domande di regolarizzazione per lavoro dipendente presentate in Lombardia siano il 27% del totale. Se si aggiungono le 62 mila domande per colf e badanti, si ha la prova dell’esistenza di un mercato del lavoro che non solo richiede offerta immigrata, ma ne condivide, anche in termini di costi, la collocazione nella legalità».


DONNE E LAVORO - Se le donne lombarde fanno pochi figli (1,1 a testa), la colpa non è del lavoro. Se in passato il tasso di fecondità diminuiva tanto quanto aumentava quello di occupazione, adesso non è più così. Anzi, le donne hanno più figli in quei Paesi europei in cui lavorano di più. In Lombardia, invece, il livello di occupazione femminile è pari al 52,2%, dato superiore al resto d’Italia (41%), ma più basso della media europea (55%) e soprattutto ben lontano dal 60% fissato come obiettivo del 2010 dal consiglio europeo.


ECONOMIA E CRITICITA’- Lombardia batte ancora Italia. Qui si produce il 20,2% del Pil di tutto il Paese: ogni lombardo crea, quindi, il 27% di ricchezza in più rispetto all’italiano medio. Il tasso di disoccupazione si è stabilizzato al 3,7% (l’Italia è al 9%). La crescita c’è e ci sono anche gli elementi per concludere che proseguirà. «Continua a crescere la voglia di "intrapresa" - ha detto Lanfranco Senn, professore di Economia regionale alla Bocconi - e anche il numero degli occupati indipendenti: significa che c’è vitalità e voglia di fare. In Lombardia, inoltre, c’è un ottimo rapporto tra radicamento nel territorio e apertura internazionale». Veniamo alle criticità: il tasto dolente restano ancora una volta le infrastrutture. Per ogni 10 mila lombardi ci sono 1,7 km di ferrovie e 12,8 di strade, contro i 2,8 e 29,5 km del resto d’Italia. «Nella regione dove la mobilità è maggiore, le infrastrutture sono più scarse - ha detto ancora Senn -. È il vero problema da risolvere, insieme all’innovazione tecnologica: il rischio è infatti quello di perdere le manifatture di pregio nei confronti di altre regioni europee molti dinamiche (Parigi, Londra e Berlino).

Arianna Ravelli
Lombardia


presentato ieri durante il convegno «La Lombardia che cambia».
Il punto è come cambia.