Dal sito www.ilnuovo.it
Bush lasci stare Dio, vuole solo vendetta
di Don Giulio Albanese*
* Bush farebbe meglio a lasciare stare Dio
* Perché ignora il suo messaggio d'amore
* Nell'Antico Testamento si parla di vendetta
* Ma in questo caso si tratta solo di follia
Medita sulla Bibbia, tutte le mattine. Inaugura ogni riunione del
governo americano con una preghiera. E mentre ignora gli appelli del Pontefice, e dei suoi emissari, invoca un attacco armato contro gli “assi del male” che ha il sapore di una “crociata”. Guerra e fede, insomma, al cospetto del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Una contraddizione in termini, una interpretazione malevola o forse un libero arbitrio del messaggio divino. Tanto che verrebbe da chiedersi, davanti al capo della Casa Bianca che dichiara di trovarsi “allo Studio Ovale grazie al potere della preghiera”, quale Dio stia invocando. E viene il sospetto, come insinua Don Giulio Albanese, direttore dell'agenzia missionaria Misna, che sia “tutta una recita”.
La Bibbia in una mano, il fucile nell’altra. L’immagine di Bush, alla vigilia di un attacco all’Iraq che pare ormai inevitabile, sembra questa.
”Purtroppo è così. E non posso che provare sconcerto per questo atteggiamento. Insomma, se Mr Bush vuole vestire i panni del guerrafondaio faccia pure, ma lasci stare Dio, che annuncia un messaggio d’amore e di fratellanza universali”.
Dio, appunto. Il Signore. Viene da chiedersi quale Dio stia pregando con tanta costanza Bush...
”Secondo me prega il vitello d’oro della Bibbia, quello che il popolo di Israele ha avuto la tentazione di adorare nel deserto. Prega quel Dio che è stampato sui dollari americani, quel Dio in cui crede anche la Fed e che non ha nulla a che vedere con quello che c’è scritto nel Vangelo”.
Secondo lei, quindi, il presidente americano sta “usando” la religione?
”La sta strumentalizzando. E questo atteggiamento è assolutamente antitetico. Bush recita, e lo si vede anche negli atteggiamenti che ha con Giovanni Paolo II”.
Il Vaticano e l’amministrazione americana, appunto. Mai come in questo momento sembrano uno l’antitesi dell’altra.
”Il Pontefice sta portando avanti un messaggio serio e si fa interprete di una comunità di credenti in linea con l’incontro di Assisi. Mr Bush, invece, dimostra di non aver capito nulla di quell’evento. Perché la stragrande maggioranza dei cristiani non può legittimare una guerra. E lui sta dimostrando che il suo credo non è universale, ma settario”.
Eppure, guardando una giornata tipo del capo della Casa Bianca, le sue meditazioni sulla Bibbia sono frequenti.
”Secondo me Mr Bush farebbe meglio a non farsi vedere troppo con la Bibbia in mano. Come osservatore esterno mi pare che l’atteggiamento del presidente americano sia riconducibile a quello di alcune chiese americane conservatrici e veterotestamentali, quelle cioè che fanno riferimento all'Antico Testamento”.
In campagna elettorale, però, George W. Bush aveva detto che il suo filosofo preferito era Gesù Cristo, perché gli aveva cambiato la vita.
”Mi sembra un po’ strano che sia davvero così. Il Nuovo Testamento è chiaro, diffonde un messaggio d’amore e di non violenza. Si legge, infatti: “al nemico porgi l’altra guancia”. La condotta di Mr Bush, invece, è distante anni luce rispetto a quanto dice il Libro Rivelato. E il suo è un comportamento non lecito per un cristiano”.
Quale sarebbe, invece, il messaggio dell'Antico Testamento in cui si possono riconoscere le attuali mosse degli Stati Uniti?
”Ci sono libri, nell’Antico Testamento, che parlano di vendetta, uccisioni, dove termini come “nemico” e “guerra” ricorrono. Se ci dovessimo fermare a quello, infatti, alcuni interventi bellici sarebbero comprensibili”.
Ma poi, appunto, è venuto Gesù Cristo.
”Appunto! E la sua è una venuta pacifica e pacificatoria. Il Nuovo Testamento è il Vangelo della pace. E Bush non può dire in coscienza di ispirarsi a Gesù, perché lui non è certo disposto a morire in croce. E il messaggio del figlio di Dio è talmente evidente che non può essere smentito”.
Bush, quindi, prega un Dio descritto nell’Antico Testamento?
”Potrebbe essere così, perché in quei libri si parla di “vendetta”. In realtà, visto che mi pare non ci siano legami certi tra gli attentati dell’11 settembre e l’Iraq di Saddam Hussein non è nemmeno questo il caso... Non so, mi sembra che qui si tratti solo di follia”.
Si dice poi che il presidente americano faccia parte della Chiesa metodista. Questo potrebbe aiutarci a capire?
”Tutt’altro. Questo rivela ancor di più la dicotomia che emerge nella psicologia di Bush. Perché i metodisti, nati in Inghilterra vicino ai labour, hanno sempre avuto una grande attenzione al sociale, agli emarginati, ai poveri. Ho cari amici metodisti, che predicano una vera mondialità e dimostrano un grande impegno nell’educazione e nel limitare il disagio. Mi chiedo come possano sentirsi, loro, di fronte a Bush. E mi auguro che qualcuno gli rammenti i fondamenti della Chiesa metodista”.
Sempre prima di essere eletto, Bush ammise di aver avuto grossi problemi con l’alcol fino ai 40 anni. E che abbandonò il vizio del bere proprio perché scopri la fede. Potrebbe succedere lo stesso anche con le sue minacce di guerra?
”Io me lo auguro, che le sue preghiere lo portino a una conversione. Se così sarà, se qualcuno riuscirà a ricondurlo a una riflessione, allora Alleluia. Ma purtroppo, purtroppo davvero, sono un po’ scettico”.
(* direttore dell'agenzia missionaria Misna,
intervista di Melissa Bertolotti)




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