Dal sito http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/
Inchiesta prudente più il reato è grave
di Massimo Fini
Le perquisizioni, come gli arresti, si fanno all'alba. Non ho mai condiviso l'indignazione dei cosiddetti 'garantisti' per questa pratica all'epoca di Mani pulite. Perquisizioni e arresti si fanno all'alba per due semplici motivi: perché si è maggiormente sicuri di trovare chi si cerca e per non sottoporre l'indagato alla curiosità dei vicini che a quell'ora dormono.
Nessun rimprovero può quindi essere mosso, né alcuna responsabilità addebitata ai carabinieri che alle sei di mattino, in quel di Candelo, vicino a Biella, si sono presentati nella abitazione di Marco D., 25 anni, panettiere disoccupato, indagato in una maxi-inchiesta sulla pedofilia via Internet in cui sono coinvolte 1160 persone, se il giovane, sconvolto, si è buttato dalla finestra del quarto piano ed è morto sul colpo. Tuttavia il drammatico suicidio di Marco D. ci deve far riflettere. La pedofilia è sentita dalla coscienza sociale come un reato particolarmente odioso e ripugnante e quindi coloro che vengono anche solo sfiorati da questo sospetto sono esposti al ludibrio e si sentono sommersi dalla vergogna. Mai quindi come in questo caso deve valere la presunzione di innocenza. E la Magistratura e la stampa hanno l'obbligo di essere prudenti. Invece su queste inchieste di pedofilia c'è un clamore eccessivo, c'è una morbosa attenzione, c'è, diciamolo pure, un inquietante clima di caccia alle streghe. Le retate che coinvolgono più di mille persone non convincono, sono pericolose. Sappiamo, purtroppo, per esperienza - e il 'caso Tortora' docet per tutti - quanti errori si possono fare quando gli indagati sono in così gran numero, quanti di essi risulteranno poi innocenti. Epperò gli sarà bastato essere toccati dal sospetto per essere lordati da una macchia infamante che non si cancellerà più. La prudenza dei media e della Magistratura è tanto più necessaria perché in tema di pedofilia la tentazione della gente è di fare di ogni erba un fascio. Nell'inchiesta in questione Marco D. era accusato - come gli altri 1160 indagati - di aver scaricato da Internet immagini pedo-pornografiche. E' un reato, è una brutta cosa, ma siamo ancora ben lontani, per questi voyeur dall'abuso sessuale su minori. Si può farlo per caso, per curiosità, per tendenza al vizio, per quel che di laido c'è inevitabilmente in ciascuno di noi, senza per questo essere dei 'mostri' da mettere alla gogna. Ecco perché non è priva di senso la disperata domanda del padre di Marco, un autotrasportatore: «Voglio sapere perché mio figlio è morto».




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(mi premeva, però, sottolineare anche altri concetti presenti nell'articolo...)... Anzi, quando si parla di pedofilia (accertata) mi incazzo come una jena e divento fisicamente pericoloso se l'interlocutore comincia con i "distinguo" nebbiogeni... 