chi ne sente la mancanza? chi sono i suoi orfani? chi sono i suoi eredi? fu solo un grande criminale comunista o anche un grande statista? Le due cose sono incompantibili? E' esistito davvero uno "stalinismo" o questo era solo un momento della storia del comunismo che aveva le sue premesse in Marx, Engels e Lenin?
Chi sono i suoi nostalgici?
Sono domande che meriterebbero tutte delle risposte, come moltissime altre che si potrebbero fare.
da www.lastampa.it
" Stalin, l´anniversario che imbarazza la sinistra italiana
Le Monde dedica alla ricorrenza un supplemento di 24 pagine «per un dovere di pedagogia», ha spiegato il direttore. Nel nostro Paese i giornali di area «comunista» si preparano a celebrare senza entusiasmo
27/2/2003
ROMA
Come usava spiegare Vladimir Ilic Lenin, a un certo punto la quantità si trasforma in qualità. E decidere di dedicare un supplemento di ben 24 pagine al cinquantesimo anniversario della morte di Stalin (che cadrà il prossimo 5 marzo) e senza avere nulla di nuovo di aggiungere, come ha fatto il rispettatissimo quotidiano francese «Le Monde», significa prodursi, sempre per citare un concetto del padre della rivoluzione bolscevica, in un salto qualitativo notevole. E' forse venuto il momento di rivalutare con una funambolica operazione revisionistica anche «il piccolo padre dei popoli»? La sinistra, europea e italiana, è preda di questa tentazione? Nell'editoriale con cui presenta l'inserto ai lettori, il direttore di «Le Monde», Jean-Marie Colombani, spiega che la decisione è stata presa per «un dovere di pedagogia». Pedagogia su cosa? Su «una storia pervertita», sulla «storia di un accecamento». Non sono le parole di chi intende condonare i crimini di un uomo che, secondo le stime più accreditate, come quella di Robert Conquest, è responsabile della morte di 20 milioni di persone. Eppure le 24 pagine di «Le Monde» non si sforzano particolarmente di comprendere come si sia verificato quell'«accecamento» da parte di tanti intellettuali europei, e soprattutto francesi, del tempo. Solo voglia di stupire oppure nostalgia gallica di antiche contrapposizioni, come quella della «Guerra Fredda»? Lunedì scorso, sulle pagine del «Foglio», Giuliano Ferrara si è abbandonato a quello che lui chiama «un gioco un po' barocco», insomma una piccola provocazione. Ferrara, cresciuto in una famiglia comunista e allevato a Mosca nei primi anni dell'infanzia, si è lanciato in un'ironicamente nostalgica rievocazione del dittatore georgiano per poi affermare: «Il mio vaccino fu Stalin e le terze vie mi fanno ridere». Era un attacco obliquo ai cosiddetti «compagni di strada», amici dei comunisti pur senza esserlo essi stessi. Ferrara si diverte a ricordare che un giorno Corrado Guzzanti lo accusò di essere uno «stalinista frivolo». E racconta anche come, dopo l'uscita del suo pezzo para-nostalgico su Stalin, Valentino Parlato, del «Manifesto», lo abbia chiamato per sfotterlo: «Questa volta hai finalmente detto la verità». Sta di fatto che, come nessuno poteva ragionevolmente accusare Ferrara di revisionismo filo-staliniano, nessuno nella sinistra più tradizionalista ha abboccato alla sua provocazione per tentare una rivalutazione surrettizia di Stalin. Può ancora succedere?. «Stiamo preparando il nostro inserto per l'anniversario del 5 marzo, c'è proprio adesso una riunione in corso», informa il direttore di «Liberazione», Sandro Curzi. Curzi, nel vecchio Pci, era legato a Gian Carlo Pajetta, un dirigente spesso associato con lo stalinismo. E adesso dice: «Un bilancio di Stalin è molto difficile da fare. In Italia c'era un partito comunista molto forte e il dibattito diventerebbe immediatamente politico. Comunque io una mia idea generale ce l'ho ed è che, su Stalin, ci sono tantissime cose da rimettere a punto». «Innanzitutto il passaggio dalla dittatura del proletariato alla dittatura di partito avvenne già prima, con Lenin. E fu causata dalla paura dell'accerchiamento. Poi c'è l'involuzione di Stalin negli Anni '30, in cui, mentre scatenava la repressione all'interno, all'estero combattè il settarismo con la linea aperta dei "fronti popolari". Ancora la paura dell'accerchiamento, così come durante gli anni della Guerra Fredda, in cui lo stalinismo perde letteralmente la testa». Insomma il direttore dell'organo del Partito di Rifondazione Comunista ritiene che gli orrori dello stalinismo siano stati accentuati dall'ostilità esterna, ma li considera pur sempre orrori e non pensa che oggi dallo stalinismo «ci sia alcunchè da imparare». Anche «il Manifesto» sta preparando le sue pagine per l'anniversario di Stalin, con scarso entusiasmo, a quanto pare, da parte dei componenti più giovani della redazione. Parlato non ha alcuna voglia di parlare di Stalin perché, amando le discussioni problematiche, teme una speculazione. Ma il Manifesto è nato come avversario dello stalinismo, dietro l'impulso generato dalla protesta per l'invasione di Praga da parte dei carri brezneviani. Non sembra il candidato più probabile a iniziare un'operazione revisionistica di Stalin, anche se Parlato confessa di essere stato colpito dalle 24 pagine di «Le Monde». All'«Unità» il direttore Furio Colombo ha già dato ordine di preparare il supplemento su Stalin: «Cercheremo di essere presenti nel modo dovuto». Colombo trova «importante» l'iniziativa del quotidiano francese, anche se precisa di appartenere a una cultura politica «che non ha avuto bisogno di aspettare il rapporto Kruscev per conoscere e denunciare i crimini di Stalin». Il giudizio della storia su Stalin è stato troppo passionale, nel bene e nel male? «Stalin - risponde Colombo - viene visto in un modo giustamente passionale quando si pensa agli orrori che ha commesso. Ma sarebbe improprio usare quegli orrori per cancellarne i meriti nella lotta contro il nazi-fascismo. Non si può usare una cosa contro l'altra». Tutti ricordano il sacrificio di milioni di russi a Stalingrado, tutti l'hanno sempre ricordato, e questo non significa ancora revisionismo. I comunisti italiani sono stati certamente coinvolti nello stalinismo, e non superficialmente. Ma il fascino che Stalin ha continuato a esercitare per molto tempo in Francia (basti pensare al caso di Jean-Paul Sartre) è probabilmente senza paragoni in Europa. In Italia, l'altra domenica gruppi di tifosi del Livorno hanno innalzato sugli spalti dello stadio striscioni inneggianti a Stalin. Voleva essere una provocazione estrema: un omaggio a quello che tutti considerano il diavolo, proprio per testimoniare la volontà di essere contro tutti, anti-sistema. Nessuno in Italia, magari per opportunismo, sembra essere veramente interessato a rivalutare Stalin. Che poi lo stalinismo prosperi ancora da qualche parte «en travesti», questo è tutto un altro discorso. IL 5 MARZO DI CINQUANT´ANNI FA MORIVA IL DITTATORE SOVIETICO
Paolo Passarini "
Cordiali saluti




Rispondi Citando
con PFB
2 "
) Unione Sovietica, ma che avrebbero grande interesse a studiare e ad utilizzare (
) la sua grandiosa esperienza, per trarre i maggiori vantaggi possibili, in vista di realizzare quello che dovrebbe essere lo scopo supremo d'ogni società e aggruppamento umano:rendere libero (
) e felice l'uomo, in pace perpetua con gli altri uomini della terra (...)
)"
e molti pollisti sono convinti di quel che dice quasi allo stesso modo con cui i comunisti erano convinti del paradiso socialista.
