"Delusi dalla Lega, venite a noi"
Tre agguerrite liste autonomiste si presentano alle amministrative. I leader? Tutti ex lumbard, come il senatore Tabladini o il tesoriere Patelli. Obbiettivo: affondare il Senatùr. "Perché si è svenduto a Silvio".
di Gianluca Roselli
MILANO - "Bossi ha svenduto la Lega a Berlusconi, ha tradito la causa secessionista e ha scambiato Brescia con la candidatura della Guerra in Friuli". A parlare è Roberto Bernardelli, segretario della Lega Padana, formazione nata circa un anno fa, che oggi alle elezioni nella città lombarda si presenta con un proprio candidato, l'ex parlamentare Giulio Arrighini. Lo scopo è dare un serio fastidio alla Lega Nord, puntando a ottenere il 5-6% dei voti, conquistando qualche posto in consiglio comunale, andando a pescare voti nel malcontento leghista, tra gli indipendentisti delusi. "Del resto, ogni volta che ci siamo presentati a livello locale, abbiamo conquistato un terzo del voto lumbard", sottolinea Bernardelli. E se il movimento di Bossi a Brescia è passato dal 18% delle politiche 2001 a meno del 10%, secondo gli ultimi sondaggi, la caduta libera potrebbe essere ancora più accentuata dopo la rinuncia alla candidatura di Cesare Galli in favore di Viviana Beccalossi.
Ma la Lega Padana non è l'unico movimento autonomista che si presenterà alle comunali: oltre a Bernardelli e Arrighini, infatti, ci sarà Alleanza lombarda, del senatore Elidio De Paoli, e il movimento autonomista fondato dall'ex senatore leghista Francesco Tabladini. De Paoli, con il suo gruppo ispirato anni fa dalla sorella di Umberto Bossi, fu quello che alle politiche 2001 diede parecchio fastidio al Senatùr, riuscendo a raggiungere buone percentuali in molti paesi del Nord, facendo di fatto sfumare l'obiettivo del 4% al partito di Bossi, che da allora gli giurò guerra su tutti i fronti. Tabladini, invece, ex-capogruppo al Senato, oltre alla sua lista, ha da poco pubblicato un libro di memorie sulla Lega Nord, con particolari scottanti e diversi retroscena sulle scelte politiche di Bossi. Non si hanno notizie, invece, di un altro bresciano doc, quel Vito Gnutti che, dopo essere uscito dalla Lega, fondò un suo movimento (l'Ape) che ebbe breve durata.
La lista che però rischia di far più male al Carroccio a Brescia è quella di Bernardelli: presente in tutta la Lombardia, candiderà il suo movimento in tutti i comuni al voto, compresa Sondrio. Uscito dalla Lega appena un anno fa, oggi l'ex leader dei pensionati padani è consigliere regionale, ma in passato è stato parlamentare a Roma e capogruppo al comune di Milano. "Conosco Bossi fin dalla metà degli anni 80, con lui ho fatto la prima lista civica a Milano racconta e proprio perché ho combattuto al suo fianco tutte le battaglie, mi posso permettere di dire che si tratta di una persona scorretta sia dal punto di vista politico che da quello morale. Umberto ha tradito gli ideali della Lega: prima ci ha portato a giurare sul Po, poi si è venduto a Berlusconi, con tanto di patto siglato da un notaio, diventando il servo sciocco del suo peggior nemico".
Secondo la Lega Padana, infatti, la storia che Bossi detta la linea al governo è tutta una montatura: "Lui fa la voce grossa nei comizi del venerdì, per poi tornare mansueto il lunedì sera ad Arcore - continua Bernardelli che bolla la devolution come un bluff, la Bossi-Fini inapplicabile, Rai 2 a Milano un'operazione di facciata e la candidatura della Guerra già persa in partenza - Il vero furbo tra i due è Berlusconi perché sa benissimo che in prospettiva la Lega finirà assorbita da Forza Italia. Del resto il Carroccio perde pezzi ed elettori a getto continuo".
Insomma, un bel po' di risentimento contro quello che una volta era il capo indiscusso. "Il vero male della Lega - conclude Bernardelli - è la mancanza di democrazia interna: tutti gli uomini sono scelti da Bossi e devono dipendere da lui. Quelli che hanno osato ribellarsi sono stati prima denigrati e poi cacciati, anche dopo tanti anni di servizio. Ma del resto, cosa ci si può aspettare da un leader politico che prima fa l'accordo con Berlusconi e poi organizza un congresso finto per legittimare la sua scelta. Per tutti questi motivi un anno fa ho deciso di dire: arrivederci e grazie".
E con Bernardelli sono diversi i fuoriusciti dal movimento: in primis, il candidato sindaco a Brescia Giulio Arrighini, un indipendentista uscito nel 98, ma anche l'ex parlamentare Alberto Bosisio, Alessandro Patelli (diventato famoso per i famosi 200 milioni durante Tangentopoli) e Pino Babbini, ex autista-factotum del Senatùr ("uno che per Bossi si sarebbe buttato in un burrone, e invece ha avuto il benservito in malo modo", ricorda Bernardelli).
E a testimonianza della spinta autonomista del movimento, domenica 6 aprile la Lega padana terrà il suo primo congresso al quale sono invitati tutti i movimenti indipendentisti d'Italia, a cominciare dalla Lega Sud Ausonia. Segno tangibile che a qualcuno la devolution è andata di traverso e, da qualche parte, si continua a sognare la secessione".
(22 MARZO 2003, ORE 10:00)




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