George Soros, il finto pacifismo che piace ai poteri forti, l'economia - ombra, Clinton e Bush
L'uomo che ha messo in ginocchio le economie di mezzo mondo pontifica sul giornale dell'ing. De Benedetti
La verità sulla guerra ormai incombente contro l’Iraq è a portata di mano. Per chi non fosse distratto o accecato da sentimenti di parte, domenica scorsa per la misera somma di 90 centesimi il “verbo” era disponibile in tutte le edicole, senza distinzioni di classe o religione. Bastava comprare “Repubblica” per trovare in prima pagina due interventi esplicativi di un concetto da tempo latente ma mai reso esplicito in questi termini: il pacifismo piace ai poteri forti. Anzi, di più: esiste un pacifismo militante e aggressivo guidato dai poteri forti internazionali. Come leggere, altrimenti, l’intervento dell’ex (ex?) speculatore internazionale George Soros dall’inquietante titolo: «Se scoppia la bolla dell’iperpotenza»? A quale bolla si riferisce l’uomo che ha messo in ginocchio le economie di mezzo mondo con le sue operazioni finanziarie (ivi compresa la svalutazione della lira ai tempi del meeting sul “Britannia”)? Semplice, Soros si riferisce alla bolla che sta sospesa sul capo di Wall Street, costituita negli anni proprio da sé medesimo e dalla fantasia clintoniana del denaro che crea denaro, ovvero la fandonia della new economy.
La posizione di Soros è chiara: la politica della destra americana guidata da Bush è inconciliabile con il concetto di “società aperta” tanto caro a Soros. Di più, a detta del grand commis esisterebbe di fatto un deficit di democrazia negli Stati Uniti, addirittura un ricorso a linguaggi orwelliani per rendere accettabile ciò che accettabile non è: cioè il mantenimento a tutti i costi della supremazia militare e il diritto ad azioni di guerra preventiva. Scrive Soros: «Io vedo dei parallelismi tra questo inseguire la supremazia americana da parte dell’amministrazione Bush e i processi di crescita sfrenata o bolle del mercato finanziario. Le bolle non si creano a partire da niente. Hanno una solida base nella realtà, ma un’erronea interpretazione distorce la realtà. In questo caso la posizione dominante degli Stati Uniti è la realtà, l’inseguire la supremazia americana è l’interpretazione erronea».
Le oligarchie finanziarie si muovono, lanciano messaggi e creano reti di contatti: l’amministrazione Bush è non solo sotto tiro per la sua volontà di chiudere i conti con le ubriacature economiche clintoniane e con le politiche invasive e spericolate della Albright, ma addirittura già superata dai fatti, archiviata dalla volontà di chi non vi si riconosce. Scrive ancora Soros: «La dottrina Bush potrebbe cagionare danni enormi prima di essere abbandonata, come alla fine lo sarà».




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