per dovere di cronaca... i motivi :
E premeditata, l'aggressione, lo è stata. Anzi, addirittura annunciata. Da una settimana, dalla notte in cui Federico era tornato a casa pesto e dolorante per le botte ricevute. "Era sceso a portare il cane a spasso, lo avevano sentito che lo chiamava Rommel. E allora? Noi il nostro cane abbiamo il diritto di chiamarlo come ci pare. E poi ai giardini qui sotto, di nomi se ne sentono ben di peggio: c'è un cane che si chiama Dux, uno che si chiama Adolf... Insomma, non sono stati neanche a sentirlo. Lo hanno rovinato di botte. Lui la mattina dopo è andato in commissariato e li ha denunciati". Nella denuncia, Federico Morbi raccontava di essere stato aggredito da quindici giovani armati di coltelli e tirapugni. "Gente del "Conchetta"", li indicava, l'altro centro sociale "rosso" del Ticinese.
Eh sì: il Ticinese. Perché via Brioschi è nel cuore del Ticinese, il vecchio quartiere degli operai e della mala, divenuto oggi un coacervo di bar. Ma ancora con una sua anima popolare, ruspante, autentica. Un quartiere rosso, da sempre. Ma dove da anni i neofascisti cercano di infilarsi, di trovare un loro spazio. Gli skinhead si erano impadroniti per un po' delle Colonne di San Lorenzo. In un bar di via Ascanio Sforza i fascisti della curva sud di San Siro si ritrovavano con vecchi protagonisti dell'eversione nera, come Gilberto Cavallini, o Nico Azzi. Periodicamente, dai centri sociali "rossi", partivano le spedizioni che senza tanti complimenti ripulivano i bar dai fascisti.
Anche a Federico, la sera del 10 marzo, era toccato un trattamento del genere. Poteva finire lì, come in tanti altri casi. E invece Federico ha giurato di vendicarsi. E da quella sera girava alla caccia di quelli che lo avevano spedito all'ospedale. Fino a domenica notte, quando si è convinto di averli trovati. Con lui, il fratello piccolo. Il padre, a fare da spalla. In tasca Federico e il fratello hanno un coltello a testa. Ed è il macello. "Non hanno fatto niente", ripete mamma Liliana. "Sono scesi solo a portare giù il cane, perché io avevo il raffreddore. Quando sono tornati a casa io ero già a letto. Stamattina, quando la Digos ci ha svegliati, me l'hanno detto: sai, mamma, ieri sera abbiamo incontrato di nuovo quelli dell'altra volta...".
Di certo c'è che il maggiore dei due fratelli fermati, pochi giorni fa, aveva presentato una denuncia al commissariato di Porta Ticinese: aveva riferito di essere stato aggredito per strada, sempre lì, in zona, da una decina di persone da lui ritenute esponenti dei centri sociali.
La Digos, però, al momento non è in grado di dire con certezza se a quell' episodio, avvenuto la settimana scorsa, fosse presente qualcuno di coloro che sono stati aggrediti la notte scorsa.
A quanto pare la lite, poi degenerata nella feroce aggressione, è nata in un modo banale: il bersaglio di qualche frase pesante da parte di un gruppetto di quattro giovani (Davide Cesare, gli altri due feriti Fabio e Antonino, un altro Davide, amico del suo omonimo) è stato il cane dei due fratelli, un rottweiler di nome Rommel. C'è stato uno scambio di insulti, con riferimenti alle simpatie politiche, fino a quando il più giovane si sarebbe trovato in difficoltà e sono intervenuti padre e fratello che però, secondo gli investigatori, erano presenti a tutta la scena. È stato in quel momento che sono comparsi i coltelli (in mano a chi dei tre non si sa), con i quali sono stati selvaggiamente colpiti i rivali.
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BLUEMAX
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