Qual è la posizione ufficiale del governo?![]()
Non mi sembra proprio al 100% con Usa e GB.
Bossi ha detto che ci vuole l’assenso Onu.
Ma non mi sembra neanche "Guerra solo con l'Onu".
Ma neanche "No alla guerra"...
Saluti
Franzele


Qual è la posizione ufficiale del governo?![]()
Non mi sembra proprio al 100% con Usa e GB.
Bossi ha detto che ci vuole l’assenso Onu.
Ma non mi sembra neanche "Guerra solo con l'Onu".
Ma neanche "No alla guerra"...
Saluti
Franzele


Te la dico io: Sì alla guerra senza se e senza ma, Onu o non Onu, ma senza esporsi con l'opinione pubblica per via dei sondaggi.
Questi sì che sono Statisti con la esse maiuscola.
Comunque l'ha già pubblicato Le Figaro, cosa ne pensa Berlusca: dobbiamo stare sempre con Bush "a prescindere": "Realpolitik", l'ha definita lo Statista.


Mi pare che in questi giorni la posizione sia stata ribadita più volte.
"Comprendere ma non condividere" attacco fuori dall'Onu, concessione basi (come Francia e Germania) e nessun altro apporto militare.
Mi pare chiara.
Ciao


Originally posted by brunik
Te la dico io: Sì alla guerra senza se e senza ma, Onu o non Onu, ma senza esporsi con l'opinione pubblica per via dei sondaggi.
Questi sì che sono Statisti con la esse maiuscola.
Comunque l'ha già pubblicato Le Figaro, cosa ne pensa Berlusca: dobbiamo stare sempre con Bush "a prescindere": "Realpolitik", l'ha definita lo Statista.
Folli sul Corriere dice paro paro le stesse cose, con Berlusca come un pinguino tra l'incudine Bush e il martello Sondaggi.
Ed aggiunge una considerazione importante: incrociate le dita, sperate che gli americani sappiano quel che stanno facendo, perchè se la guerra invece di essere breve e indolore sarà lunga e sanguinosa le conseguenze per voi saranno catastrofiche.
E l'IRAK, come ha detto Berlusconi, è più grande della Francia.
Corriere della Sera, 18.3.03
Un Parlamento inquieto senza spirito bipartisan
Se siamo a un passo dal «momento della verità», come dice Bush, siamo anche vicini al giorno in cui il Parlamento dovrà discutere della crisi in Iraq. Potrebbe essere già questa settimana: dipende in primo luogo da quello che accadrà stasera alle Nazioni Unite; e in secondo luogo dall'ultimatum a Bagdad che Stati Uniti e Gran Bretagna si apprestano a lanciare, con o senza il consenso dell'Onu. Ma è chiaro che solo un colpo di scena potrebbe riportare la crisi all'interno del Palazzo di Vetro. La logica vuole che ci si prepari a una guerra «unilaterale», come il vertice delle Azzorre ha fatto intendere. E allora ecco che il passaggio in Parlamento acquista un particolare e persino drammatico rilievo. La coalizione di governo ha scelto il profilo basso. Berlusconi parla il meno possibile e di solito per dire due cose, non prive di contraddizioni: da un lato garantisce che l'Italia si adopera per la pace, ma in vista del disarmo dell'Iraq; dall'altro sottolinea che l'Italia tiene alla sua alleanza con gli Stati Uniti.
Si capisce che cosa intendono Berlusconi e i suoi: il governo ha già offerto il suo sostegno politico alla Casa Bianca e lo confermerà anche in caso di attacco unilaterale. Tuttavia vuole evitare qualsiasi enfasi sul conflitto, perché il grido del Papa («Mai più guerra») e il peso dell'opinione pacifista possono avere effetti disastrosi sull'elettorato di centro-destra. Palazzo Chigi continua a insistere sul «dopo», sulla ricostruzione dell'Iraq: fase in cui ci sarà un ruolo per l'Italia e più in generale per le Nazioni Unite. Il «dopo» sarà propizio anche per restituire un senso ai rapporti euro-atlantici.
Di certo un conflitto senza l'Onu deve avere una caratteristica agli occhi di Berlusconi (ma anche a quelli di Blair e di Aznar): essere rapido, poco sanguinoso e concludersi con un pieno successo. Su questo punto il presidente del Consiglio incrocia le dita al pari della gran parte degli italiani. Come dire: pieno appoggio agli Usa, nella speranza che sappiano quello che fanno. In concreto il governo ha già detto, d'intesa con il Quirinale, che non invierà soldati nel deserto. Si limiterà a concedere l'uso delle basi e degli spazi aerei, nonché a dare qualche appoggio logistico.
Su questa premessa l'unità della Casa delle Libertà sembra assicurata, quanto meno per superare lo scoglio del Parlamento. «Comprensione» nei riguardi dell'America, storico alleato del nostro Paese. E molti richiami all'Europa, alla necessità di ricostruire il tessuto di un impegno comune sul terreno della politica estera e della sicurezza: tema su cui nei giorni scorsi il presidente della commissione, Romano Prodi, ha detto cose che alle Camere potrebbero tornare utili più al governo che all'opposizione.
Quanto al centro-sinistra, si capisce che stavolta non c'è spazio per alcuna convergenza «bipartisan» con il centro-destra. Senza l'Onu il Parlamento italiano si dividerà. L'Ulivo, a sua volta pressato da Rifondazione e dai movimenti pacifisti, tiene una linea leggermente più a sinistra di quella di Francia e Germania.
Ancora ieri Fassino chiedeva al governo di dire una parola chiara contro l'attacco unilaterale. E' proprio quello che Berlusconi non può e non vuol dire. Assisteremo a un dibattito vivace e dall'esito scontato. Lo scenario potrebbe cambiare solo in seguito: se la guerra sarà un'apocalisse senza soluzione. In altre parole, se si realizzeranno le previsioni più pessimistiche. Ma in quel caso tutti dovranno rifare i loro conti. E non solo in Italia.
di STEFANO FOLLI


...Capo serio, oserebbe chiedere all'Italia un "reale" appoggio militare. Vorrebbe dire "suicidio".
Ciò che sta "offrendo" l'Italia di Berlusconi è il massimo che possa fare un Paese che per oltre cinquant'anni ebbe il più grande Partito Comunista del Mondo libero, contrastato da un Partito democratico cristiano che aveva il cuore nel Paese e la mente in Vaticano.
Se ci attaccasse Malta, dopo tre giorni chiederemmo "armistizio".
saluti


Caro Mustang,
pensa te che i peggiori laicisti della sinistretta oggi citano il Santo Padre (con qualche....correzione) o il suo luogotenente francofono, come se fosse il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia o il Segretario generale della Terza Internazionale Comunista! Vedremo se saranno così ligi al "richiamo alle coscienze" qualora il Papa dovesse ricordare loro alcuni capitoli della morale cattolca....piuttosto ostici ai laicisti della sinistretta, e anche a qualcuno (non tutti certo) dei "catto-comunisti".
Saluti liberali


Non tiramo il Papa per la giacchetta, please. Soprattutto da parte di chi regolarmente se ne fa beffe quando parla di aborto (molti più morti della guerra) o omosessuali, temi sui quali il Papa ha l'infallibilità. Il problema è tutto dei poveri "cattolici" schierati a sinistra. Un problema quotidiano, non episodico.