Mandato d'arresto Ue, governi "commissariati", norma-quadro sul razzismo...

di Carlo Passera

«Per salvare la democrazia da se stessa la moderna ingegneria istituzionale colloca in alcuni snodi strategici delle clausole salvavita che sospendono o relativizzano il dogma del consenso, disinnescandone il suo potenziale effetto entropico e autodissolutorio». E insomma, per parlare chiaro, i magistrati dovrebbero avere la possibilità di cancellare le leggi a loro piacimento. Di più: i magistrati e l’Europa dovrebbero poter “commissariare” addirittura gli Stati, spazzando via i governi democraticamente eletti. Sempre, ça va sans dire, per un bene più alto, per il bene della collettività.
Tesi incredibili, eppure sono state messe nero su bianco - sulla “prestigiosa” rivista Micromega - a firma di due famosi magistrati palermitani, Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato. A loro parere si può «sospendere autoritativamente la democrazia aritmetica, al fine di salvaguardare la democrazia sostanziale, cioè il bene comune della generalità dei cittadini contro la stessa volontà della maggioranza».
Ministro Roberto Castelli, qualcuno le ha chiesto di adottare provvedimenti disciplinari nei confronti di questi due magistrati...
«Io non credo ci siano gli estremi per avviare un’azione disciplinare, quanto sostenuto da Ingroia e Scarpinato fa sicuramente parte dell’espressione del libero pensiero. Ma la tesi formulata dai due magistrati è inquietante. Si collega a una serie di dichiarazioni ed episodi che configura un preciso disegno a livello europeo contro il quale solo il ministro della Giustizia italiano, cioè il sottoscritto, si oppone».
Quale disegno?
«Cosa dicono costoro? Se c’è uno “Stato mafioso”, un’ente superiore come l’Europa può procedere al suo commissariamento. E’ un argomento di spaventosa pericolosità. Lede totalmente il principio democratico di autodeterminazione dei popoli e di sovranità nazionale. E poi, chi stabilirebbe la “mafiosità” di uno Stato? Ovviamente i giudici, non eletti dal popolo ma investiti da Dio, o meglio da Carlo Marx. Ma ci sono altri segnali inquietanti...»
Quali?
«Penso all’ultima esternazione di Baltasar Garzon (il magistrato spagnolo, punta di diamante della sinistra giudiziaria europea, ndr), secondo la quale i governanti che dichiarano guerra all’Iraq andrebbero inquisiti dal Tribunale internazionale. Poi penso al mandato d’arresto Ue. Ancora, alla decisione-quadro contro razzismo e xenofobia: va a colpire la libertà di espressione, poiché chi stabilisce se ho detto qualcosa di razzista è sempre il Baltasar Garzon di turno».
Segnali allarmanti...
«Di più, sembra un progetto preciso. Facciamo un esempio pratico: qualche tempo fa il ministro degli Esteri belga, Michel, ci ha spiegato che la Lega è un partito razzista. Ora, in Belgio i procuratori sono sottoposti all’esecutivo: quindi Michel, attraverso il suo collega ministro della Giustizia, potrebbe un domani attivare un magistrato locale perché indaghi - in base alla nuova legislazione europea contro il razzismo - sulla Lega, e magari - con il mandato d’arresto Ue - metta le manette ai suoi dirigenti. Insomma: se mettiamo assieme tutti i pezzi del puzzle emerge un obiettivo preciso: il potere in mano ai magistrati (e a chi sta dietro di loro). Vogliono governare l’Europa non si sa in base a quali principi. Oggi c’è l’arma democratica: se il governo opera male, viene bocciato dagli elettori. Domani si vuole invece l’arma giudiziaria: il governo cade e finisce in galera se la sua azione non è piaciuta a questi ottimati in toga, persone mai elette da nessuno, che vincono un concorso e pretendono di governare il mondo».
E’ una visione da “dittatura delle toghe” che, se non fosse stata messa nero su bianco da due noti magistrati, apparirebbe pura fantapolitica.
«Sì. Sembra incredibile, ma sta lì, negli scritti e nelle dichiarazioni dei magistrati di sinistra».
Il progetto è ben studiato, se è vero che da tempo i magistrati della Medel (l’associazione che raggruppa le toghe rosse internazionali) spingono per avere un Csm europeo che regoli l’attività giudiziaria in ogni Paese, senza rispondere ai governi nazionali. Gli stessi Ingroia e Scarpinato scrivono: «Tenuto conto che è in via di elaborazione la nuova Costituzione Ue, sarebbe tempo di affrontare il problema degli interventi politici e istituzionali (ivi compreso, come extrema ratio, il commissariamento europeo) nei confronti degli Stati membri».
«Giovedì avrò una riunione con l’on. Speroni per analizzare le proposte della Convenzione europea in tema di giustizia. Sarà interessante vedere cos’hanno scritto».
Non trova singolare che solo lei e la Lega abbiano denunciato la manovra?
«No, perché negli altri Paesi europei i procuratori sono sottoposti all’esecutivo, sono funzionari dello Stato; quindi i governi possono controllarli e non sono granché preoccupati».
In Italia non è così, eppure si leva solo la sua voce...
«Forse altri non se ne rendono ancora conto perché non vivono direttamente, come me, la situazione. O forse perché c’è il luogo comune per il quale in Europa se dici sempre di sì sei un grande statista. Se dici di no, cosa che gli altri Stati peraltro fanno spesso, ti isoli dal contesto civile. Questo equivoco ha creato gravissimi danni al nostro Paese».
L’Italia rischia dunque di essere il fronte avanzato di una “dittatura dei giudici”?
«Certo, sia per quanto abbiamo detto sul controllo dell’esecutivo sulla magistratura negli altri Paesi europei, sia perché nella nostra Penisola l’influenza sessantottina condiziona pesantemente la classe dirigente. Rettori d’università, leader politici, direttori di giornali: ormai quasi tutti provengono dal ’68. Chi è nato con questa cultura essenzialmente anti-democratica, fatta di bastonate vere o simboliche, favorisce le manovre teorizzate in quell’epoca, contro il popolo e contro la democrazia. Ad esempio, tanto per citare l’obiettivo formulato alla nascita di Magistratura democratica, la presa del potere per via giudiziaria. Ora forse hanno le armi per farcela».
Uno di questi ex-sessantottini, Paolo Mieli, stava per diventare presidente della Rai...
«Abbiamo scampato un grosso rischio. Ho definito Mieli un estremista moderato: un comunista travestito da persona tranquilla, così che la gente non riesce nemmeno a capire».
La gente teme la violenza più esplicita. Come quella di questi giorni, a Milano...
«Sono episodi preoccupanti. Non vorrei che due anni di violenza verbale esercitata dalla sinistra cominciassero a far maturare i loro frutti avvelenati. Si respira un’aria pesante, frutto di una campagna di odio, selvaggia, continua, basata su menzogne, che ha precisi responsabili».
Se tutto il quadro che abbiamo delineato è vero, le chiedo: chi gliel’ha fatto fare?
«So perfettamente chi me l’ha fatto fare, l’ho sempre saputo: l’idea che ho della società, quello che voglio per il nostro popolo. Nel 1988 andavo in giro per i paesi a fare comizi e attaccare manifesti per diffondere un’idea politica. Ora perseguo esattamente gli stessi fini, da una posizione di maggiore responsabilità. Perché? Perché è rimasta uguale la volontà di cambiare il Paese e di difendere la democrazia».