Moretti su Repubblica:
Il regista invita a "manifestare ancora nelle piazze"
Duro affondo al governo: "Ma l'Italia da che parte sta?"
Moretti contesta la guerra di Bush
"Il terrorismo è un pretesto"
di FERRUCCIO SANSA
ROMA - Nanni Moretti, un mese fa anche lei ha manifestato a Roma
per la pace. C'erano tre milioni di persone. E adesso sembra
proprio che la guerra stia per scoppiare. Allora è stato tutto
inutile?
"No. Assolutamente no. Anzi. Le manifestazioni di questi mesi,
l'entusiasmo, il coinvolgimento, l'impegno resteranno in ognuno
di noi. Nei cortei si sono ritrovate forze anche diverse, ma
unite dal "no" assoluto alla guerra preventiva. Soprattutto, si
sono incontrate persone che si interessano di politica, di
società. Insomma, degli altri e del nostro futuro. Questo deve
restare".
E' appena finito un incontro tra i vertici dell'Ulivo e i
rappresentanti dei movimenti, e Nanni Moretti si affaccia su
piazza Santi Apostoli con il casco in mano. È stato un lungo
incontro, si è parlato di politica italiana, di assemblee, ma il
pensiero era alla guerra e a questi giorni duri. Senza spiragli.
"Scusate - ha detto improvvisamente il regista durante la
riunione - stavo pensando a quello che è successo nei giorni
scorsi a Milano. Un ragazzo ucciso... accoltellato per strada.
Sembra di essere tornati indietro all'Italia degli anni
Settanta".
Domani sera (questa notte per chi legge, ndr) scade l'ultimatum
fissato da Bush. Che cosa può ancora fare ognuno di noi per la
pace?
"Bisogna continuare a impegnarsi. Manifestare. Esprimere le
proprie idee. Sabato ci sarà una manifestazione... sono
d'accordo. Anzi, forse bisognava farne altre prima".
Gli italiani scendono in piazza, ma il governo italiano come si
sta comportando?
"Bè... Berlusconi sin dall'inizio non si è preso le sue
responsabilità. Né da una parte né dall'altra".
E i capi di governo degli altri paesi?
"Tutti i leader si sono presi la responsabilità delle loro
opinioni. Invece dell'Italia non si parla, non si riesce a dire
da che parte sta esattamente".
L'opinione pubblica mondiale sembra decisamente contraria alla
guerra, l'America invece...
"Attenzione, non l'America".
Chi allora?
"Bush. Questo è il conflitto del presidente Bush. È lui che l'ha
voluto. La guerra al terrorismo a me sembra un pretesto. Chi
manifesta per la pace è comunque contrario a Saddam, alla
dittatura che ha sterminato i curdi, ma invadere l'Iraq può
innescare una miccia pericolosissima".
Il conflitto che potrebbe cominciare tra poche ore rischia di
cambiare i nostri rapporti con l'America, di far scoppiare la
rabbia verso gli Usa?
"No, no, no... Molti, forse la maggioranza degli americani, sono
fortemente critici con la decisione di scatenare questa guerra.
Non dobbiamo confondere un popolo con il suo presidente".
(19 marzo 2003)




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