Su un'altra mailing list c'è stato uno scambio, tra una persona che
chiamerò "B" e il sottoscritto, che credo possiate trovare interessante.
Miguel Martinez
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At 12.57 20/03/2003 +0100, you wrote:
>>Dobbiamo essere consapevoli che il mondo non è formato da persone che la
>>pensano allo stesso modo anche su argomenti che per noi sembrano ovvi. Il
>>terzo millennio è per noi, altri sono rimasti indietro (gli islamici sono
>>nel 1423 adesso ma in confronto a noi sono in un'era preromana).
> B.
Caro B, non è questione di essere "indietro" o "avanti", ma di essere fuori.
Io ho vissuto in Egitto, il principale paese arabo - quando parlate di
"islamici", voi intendete sicuramente e soprattutto gli "arabi". Che non
sono i famosi quattro gatti dell'Arabia Saudita o degli Emirati a cui le
ditte petrolifere concedono una rendita a patto che la reinvestano
interamente nelle banche e nelle imprese occidentali: gli "sceicchi" sono
semplicemente un sottogruppo un po' pittoresco degli imprenditori
occidentali e per quanti buffi turbanti portino in testa, non contano
quindi come "arabi" o come "islamici".
Ora l'Egitto, come tu sottolinei, è certamente un paese "diverso" dall'Italia.
L'Egitto non manca di un gran numero di persone intelligenti, colte,
curiose e idealiste. Ma queste persone vivono in un paese dove ci sono
attualmente circa 70 milioni di abitanti. Quindi un paese enormemente
sovraffollato.
Il paese è sovraffollato, perché una grande percentuale della popolazione è
analfabeta. Infatti, i laureati in Egitto, che possono essere persone anche
molto religiose, hanno una media di due figli per coppia. I poveri ne hanno
sette, otto, dieci...
Ma le masse sono analfabete perché lo Stato non ha i soldi per pagare un
numero sufficiente di insegnanti: le classi che ci sono hanno circa 50
alunni ciascuno. E un insegnante, almeno una decina di anni fa, prendeva in
media l'equivalente di 15 euro al mese. Ovviamente, ogni insegnante deve
arrangiarsi a fare anche il meccanico, il tassista e il riparatore di
frigoriferi. In sostanza il riciclatore, visto che ogni oggetto che dal
ricco Occidente capita da quelle parti viene riutilizzato decine e decine
di volte.
Le masse analfabete fanno molti figli anche perché lo Stato non ha i soldi
per pagare le pensioni: l'unica garanzia per la vecchiaia, come da noi in
passato, è avere un figlio che ti mantenga; e, vista l'incidente paurosa
della bilharzia, diversi figli, in un modo che almeno uno sopravviva. E la
bilharzia si diffonde in maniera mostruosa perché la gente continua a usare
l'acqua del Nilo. E usa l'acqua del Nilo perché lo Stato non ha le risorse
per portare l'acqua potabile nei villaggi.
L'Egitto ha abbondanti risorse agricole. Certo, nell'Ottocento, gli inglesi
distrussero tutto il sistema agrario del paese, imponendo prima
l'indebitamento del paese - un debito pagato attraverso la tassazione
massacrante dei contadini - e poi la monocultura del cotone, per affiancare
come riserva quella offerta dallo schiavismo nel sud degli USA.
Comunque, nonostante ciò abbia distrutto una volta per tutte la possibilità
di far nascere una cultura contadina autonoma, l'Egitto potrebbe mantenere
una popolazione calcolata attorno alle 25-30 milioni di persone, grazie
alla diga di Aswan. Una diga che però ha costi tremendi nell'erosione della
terra fertile come nella diffusione della bilharzia.
Il resto deve essere importato. Con quali soldi?
Non esistono capitali in Egitto per costruire fabbriche efficienti: i
macchinari attualmente in uso sono in larga parte residui della vecchia
URSS. La legge del globalismo si basa sul crudele detto americano, "second
place is no place", chi arriva secondo è come se non ci fosse per niente. E
gli egiziani non possono arrivare primi in queste condizioni. Quindi
escludiamo l'esportazione industriale.
Non si può ottenere quindi molto dalle tasse: i capitali, inevitabilmente,
trovano sempre il modo di fuggire. Il governo egiziano fa di tutto per
bloccarli, cosa che serve solo per promuovere il contrabbando. D'altronde,
in queste circostanze, investire in Egitto sarebbe un suicidio. Casomai si
formano delle rendite misteriose, fatte di clan mafiosi e di favoritismi,
per cui sono le stesse persone che comandano sul paese a esportare poi i
capitali che riescono ad arraffare.
Rimangono il turismo, l'emigrazione e l'indebitamento. Il turismo tocca
pochissimi punti dell'Egitto: la grande maggioranza degli egiziani non ha
mai visto un turista in vita loro. E quei pochi punti sono il monopolio di
pochissime imprese, in larga misura straniere, più i ragazzini che a forza
di sgomitare riescono a convincere un turista a comprare un papiro.
A questo punto, l'emigrazione è inevitabile. Non dei più poveri, ma delle
menti migliori del paese. Che fuggono appena riescono a mettere da parte
abbastanza soldi per andarsene da un paese che magari amano, ma che è senza
speranza. La maggior parte degli emigrati è andato nei paesi arabi: solo in
Iraq venivano però trattati in modo decente, ricevendo alloggi e assistenza
medica. Ma la guerra del Golfo e l'embargo hanno distrutto questa valvola
di sfogo.
Lo Stato egiziano deve erogare un minimo di servizi fondamentali. Deve
letteralmente garantire il pane per tutti, vendendolo sottocosto e
indebitandosi. A questo punto, appare il Fondo Monetario Internazionale e
dice, dovete vendere il pane almeno al prezzo di costo, cioè di
importazione (il grano viene in gran parte dagli Stati Uniti). Alzare i
prezzi del pane significa sparare sulla folla. Per sparare sulla folla, c'è
un enorme esercito, che viene mantenuto per tre anni di servizio
obbligatorio. "Mantenuto" per modo di dire: un'unica divisa che si logora,
pochissime calorie di cibo, una mortalità altissima, l'esercito serve sia
come forza repressiva al servizio della cricca che controlla lo Stato, sia
per fornire manodopera obbligata per le grandi opere. E per questo semplice
meccanismo, è impossibile che possa nascere una "democrazia" in senso
occidentale: chi si prende la briga in democrazia di sparare sulla gente
che fa la fila per comprare il pane?
Hai ragione, i paesi arabi sono "diversi". Ma non sono "indietro": esserlo
significherebbe che gli arabi possono sperare in un "avanti", in un
"futuro". Molto più semplicemente, "ma fiish mustaqbal", *non c'è futuro*.
E quando si ha la certezza di avere una malattia terminale, le reazioni
psicologiche possono diventare imprevedibili, irrazionali e anche disperate.
Miguel Martinez
http://www.kelebekler.com




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