Un popolo agli arresti
Per due milioni di palestinesi della Cisgiordania la vita è impossibile.
I palestinesi hanno bisogno del permesso israeliano anche per mouoversi all'interno della Cisgiordania.
Per quasi diciotto anni, dal 1948 al 1966, i cittadini arabi di Israele sono stati soggetti ad un governo militare. Non gli era permesso lasciare la loro abitazione o zona di residenza senza l'autorizzazione del governatore militare. Le autorità israeliane di sicurezza, in particolare negli anni Cinquanta, applicavano severamente le disposizioni del governo militare.
Negli anni Sessanta il governo militare è gradualmente venuto meno, fino all'abolizione ufficiale. Confrontando il governo militare dei primi anni dello stato di Israele con l'attuale governo della Cisgiodania - e, in minor misura, di Gaza - si osserva che le procedure messe in atto oggi dalle autorità di sicurezza sono molto più rigorose che in passato, quando le forze armate erano deboli e le frontiere dello stato erano spalancate.
È tutta questione di proporzioni. Per esempio: per quanto tempo si deve imporre il coprifuoco in una città di centomila abitanti come Nablus, quando giunge notizia che un kamikaze sta per partire da lì per compiere un attentato? Si può imporre il coprifuoco, si possono effettuare perquisizioni per una settimana, due settimane, persino qualche mese. E l'esempio non è inventato. Tempo fa alcuni ufficiali hanno dichiarato che Nablus era stata tenuta sotto coprifuoco per diverse settimane a causa della presenza in città di tre uomini che l'esercito aveva incluso nell'elenco dei criminali più ricercati.
Ogni ambito della vita
Il governo militare israeliano ha imposto limitazioni alla libertà di movimento degli oltre due milioni di residenti in Cisgiordania. Ma il termine "limitazione della libertà di movimento" non rispecchia esattamente la situazione. La realtà è che i residenti in Cisgiordania sono quasi agli arresti domiciliari: per loro è quasi impossibile uscire dalle loro città, dai loro villaggi o dai campi profughi. Non gli è solamente vietato - cosa scontata - entrare nello Stato di Israele: hanno bisogno di un permesso israeliano anche per fare un solo passo in Cisgiordania. E anche se hanno il permesso, spostarsi da un villaggio all'altro è spesso praticamente impossibile. Un esempio calzante lo offre il villaggio di Nahalin, a sud di Gerusalemme, poco sotto l'insediamento ebraico ultraortodosso di Beitar Ilit. Tutti coloro che abitano a Nahalin hanno bisogno ogni giorno dei servizi di Betlemme, a pochi chilometri di distanza. In passato impiegavano pochi miniuti per recarsi a Betlemme per lavorare, per andare a scuola, svolgere un'attività commerciale o ricevere cure mediche. Oggi non possono lasciare il villaggio in auto perchè la strada è bloccata. Devono incamminarsi a piedi e per il resto usare un taxi. Così per arrivare a Betlemme ci vogliono ore.
Adesso il nuovo governo militare sta intensificando il suo intervento in ogni ambito della vita. Ci vuole un permesso non solo per le persone che devono passare, ma anche per le merci. In vasti settori della Cisgiordania ormai occorre il consenso israeliano per costruire case, posare tubazioni per l'acqua o le fognature, riparare una strada o una linea elettrica. I grandi progetti edilizi sono stati sospesi da un pezzo. Anche l'istruzione superiore è soggetta al controllo delle autorità israeliane. All'Università di Hebron è stato invato un ordine di chiusura in cui si sostiene che il campus è stato teatro di incitamenti al terrore e attività terroristiche. "Nessuno ci ha invitato a fornire spiegazioni né ci ha visitato per controllare. Si sono limitati a mandarci l'avviso di chiudere, punto e basta", dice un membro del personale amministrativo dell'Ateneo, che prevede: quando il governo militare israeliano diventerà permanente, saranno chiuse anche altre università della Cisgiordania.
Danny Rubinstein, Ha'aretz.
Internazionale 7/13 marzo 2003


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