Politica ed età oscura

Di Andrea Monastra



In questo ultimo scorcio del Kali-Yuga, alla fine del quale mancano ormai pochi decenni, assistiamo al vertiginoso aumento di quei fenomeni dissolutori che Renè Guenon definiva “le fessure nella muraglia”, cioè l’infiltrazione delle forze del Kaos in quelle barriere erette dal disegno divino a protezione del Cosmos.
Questo avviene sia nel campo psichico, con l’imperversare del satanismo, dello spiritismo, del neospiritualismo, della NEXT AGE e dei culti più assurdi, che fisico, coll’irrompere in Europa delle torme dei disperati del Terzo Mondo, avanguardie delle orde di Gog e Magog, le prime forse attinenti alla brutale potenza del numero, le seconde al possesso di arsenali NBC e perciò relative a qualcosa di quasi “magico”.

Inoltre, su un pianeta devastato dal dissennato sfruttamento delle risorse naturali, imperversano – pressoché incontrastate – la grande criminalità e le mafie etniche (residuo degenerescente di quei legami d’onore e di sangue che cementavano, un tempo, le diverse stirpi), aggiungendosi a ciò, ladri, truffatori, teppisti, serial killers, pedofili, maniaci e pazzi vari.

Ove in passato, a garantire l’Ordine, bastava la presenza rassicurante di un gendarme, ora non sono sufficienti forze di polizia dotate di mezzi ed armi sempre più potenti e sofisticate.
Del resto, l’abnorme dilatazione degli apparati polizieschi è un altro dei fenomeni degenerativi del tempo, non essendo che un’escrescenza della funzione guerriera, alla quale, nelle civiltà tradizionali, veniva delegata anche la salvaguardia dell’ordine e della legge.
Per contro, le forze armate dei singoli stati nazionali son ridotte ad una sorta di polizia internazionale al servizio dell’ONU e di altre oscure organizzazioni mondialiste che si servono delle “missioni umanitarie” per imporre il proprio dominio, qualora non fossero sufficienti le pressioni economiche e finanziarie.
Logicamente, la riconversione degli eserciti in mercenariato del mondialismo e delle multinazionali non può che condurre ad una degenerazione ontologica della struttura militare e del singolo soldato.
In effetti, nel testo divulgato del Terzo Segreto di Fatima – che pensiamo non riguardi, comunque, l’attuale Pontefice – il vecchio “vescovo vestito di bianco” e gli altri religiosi, dopo aver attraversato una città semidistrutta, vengono uccisi non da banditi o terroristi ma da soldati armati di fucile e di frecce.
Potrebbe trattarsi di resti di un apparato militare sopravvissuti ad una guerra e paragonabili ai mleccas del mito indù, ribellatisi ai brahamani e poi distrutti da Rama, il Dio Restauratore dell’Ordine Cosmico; la visione mostrandoci, con cruda efficacia, l’episodio finale della sciagurata lotta fra l’Autorità Spirituale ed il Potere Temporale.
Quando la situazione parrà giunta ad un punto di non ritorno, coll’avvento del regno parodistico ed effimero di colui che, nella nostra forma tradizionale, è l’ANTICRISTO, si ergerà in piedi una figura di tipo solare ed imperiale (Federicus Rex, Artù, Kalki, Avatar, Chakravarti, Saoshiant, Guesar ed altri, secondo le diverse tradizioni particolari) che – dopo un lungo periodo di sonno e di ritiro di cui è questione nei miti sul re dormiente o ferito – si porrà alla testa delle sue schiere.
Fra queste vi saranno quegli “uomini di buona volontà” che, malgrado tutto, custodivano nel cuore la purezza dell’Età
dell’Oro e quelle persone che il pathos dello scontro finale risveglierà dal torpore delle normali attività.
Il nerbo sarà però costituito da quei militi fedeli della Tradizione che, consapevoli e risoluti, attendevano il momento della riscossa.
Dopo che cataclismi e battaglie combattute nei vari piani nei quali si esplica la Manifestazione, l’Ordine Cosmico sarà restaurato – essendo questo l’esatto significato della parola Ri-voluzione e non già quello impropriamente attribuitole dalle centrali della sovversione – coll’avvento di una nuova Età dell’Oro (tuttavia, ci ammonisce l’Edda “brilla di nuovo l’occhio di lupo”, riferendosi alle forze telluriche nuovamente prone a tornare all’attacco, senza sosta essendo la ruota dei Cicli e delle Ere).
Ora, in attesa di questi eventi, sorge per noi la domanda fatidica sul cosa fare nel frattempo.
Domanda più gravida di conseguenze di quel che sembri, poiché è sostanzialmente su di essa che il nostro ambiente si trova lacerato.
Da un lato, infatti, ci sono coloro che – grazie alla conoscenza di validi strumenti d’analisi tradizionale, come le opere di Evola e Guenon – conoscono la vera natura delle forze che dirigono il mondo moderno, dall’altra quei camerati più propensi ad agire nel campo propriamente politico.
I primi, che possiamo definire metafisici, ben distinguono le cause prime (l’inevitabile degenerare delle Ere e l’azione delle centrali oscure) dagli epifenomeni (Mondialismo, Globalizzazione, Società Multirazziale, ecc), ma poi, ipnotizzati e compiaciuti da una sorta di fatalismo sapienzale, si rinchiudono in una turris eburnea, disimpegnandosi di fatto dalla lotta e, talvolta, irridendo gli sforzi di chi ancora vi si impegna.
I secondi, i “politici”, sono pronti generosamente all’azione ma, essendo talvolta privi di solide basi dottrinali, rischiano di operare a vuoto, finendo come i primi a correr dietro a “miti incapacitanti”, per poi perdersi d’animo e rinunciare anch’essi a battersi.
A nostro avviso, la giusta via di mezzo fra queste due tipologie è rappresentata dal camerata metapolitico, cioè da colui che, ad un tempo, sa e fa, conosce ed agisce.
Egli, oltretutto, consapevole della permeante negatività del Kali-Yuga, attribuirà più ad essa che all’inadeguatezza di altri camerati la difficile situazione nella quale si trova la nostra Area, evitando perciò anarchismi e critiche comaresche che non fanno altro che aggiungere confusione e disgregazione.

Un’altra questione, non secondaria.
Ribadito che il definitivo precipitare degli eventi si verificherà fra qualche decennio, è chiaro che la Nostra generazione, attualmente dai 30 ai 50 anni, per ovvi motivi anagrafici, purtroppo, difficilmente potrà dare un valido contributo attivo in quei frangenti a venire.
Tale compito ricadrà necessariamente sulle spalle di quei camerati al momento giovanissimi o non ancora nati.
Imperativo categorico è, dunque, provvedere alla formazione politico-dottrinale delle nuove generazioni, alla luce di una corretta visione del mondo tradizionale, dell’etica legionaria e dell’impersonalità attiva (fra l’altro, il personalismo e la dilatazione egoica sono un insidiosissimo ostacolo, oltre che all’evolversi di una positiva prospettiva politica, anche all’avanzamento spirituale del singolo, in quanto imprigionano l’Essere nel piano illusorio della Manifestazione).
Pensiamo a qualcosa di simile alla Scuola di Mistica Fascista fondata a Milano da Niccolò Giani, la cui attività proseguì in quei formidabili corsi di formazione politico-culturale curati, anni addietro, dal compianto camerata Cesare Mazza.
Per un insieme di circostanze, è più realistico ipotizzare l’Istituzione di un centro-studi che organizzi, con frequenza
almeno mensile, delle conferenze su argomenti tipici del nostro patrimonio ideale, quali dottrine ed autori tradizionali, mito, simbologia, storia, ecc. ma anche di più contingente contenuto politico, come l’apprendimento delle tecniche di propaganda e di lotta alla disinformazione.
Si sostengano le riviste come il nostro ORIENTAMENTI e le altre attività militanti, culturali, librarie,editoriali e musicali che, alla stregua dei 100 fiori del frasario maoista, alimentano il dibattito e la vivacità dottrinale e propositiva del fronte antagonista.
Si riallaccino poi i contatti con quei camerati dispersi dalle vicende della vita, poiché la bandiera con la Croce ed il Cerchio di nuovo li attende sulla linea del combattimento.
Per quanto possibile, si eviti l’acquisto di merci prodotte da Multinazionali o da imprese che abbiano delocalizzato impianti e produzione oltre i nostri confini nazionali.
Ci si rivolga a negozianti, fornitori, professionisti, medici, tecnici ed artigiani “nostri”, alimentando così un circuito economico
Legionario e Comunitario (qualcuno si ricorderà del vecchio detto “camerata, camerata fregatura assicurata”, ma noi continuiamo ad avere fiducia nel Valore del Cameratismo).
Bando poi alle lusinghe della moda, uno dei più insidiosi strumenti del livellamento mondialista, ma anche a quell’abbigliamento squallido e trasandato molto in voga nell’Ambiente.
Stile sobrio e deciso, che ci distingua dalle masse dei moderni, “rampanti” o depressi che siano.
Chi vuole evidenziare maggiormente la propria militanza, porti lo scudetto della Charlemagne, poiché meglio rifletta una natura di “uomo dello stormo” non vincolata necessariamente a determinate contingenze storiche.
Le nostre abitazioni siano calde ed accoglienti, lontane dal freddo miscuglio di design e “stile etnico” oggidì tanto diffuso, ideato appositamente per annichilire gli animi ed uniformarli ai desiderata dei globalizzatori (costoro purtroppo son riusciti, con nefasta maestria, a stravolgere il senso estetico di moltissime persone, un tempo naturalmente orientate ad apprezzare modelli di riferimento di tipo classico).
Magari mobili in legno ed oggetti d’artigianato tradizionale indoeuropeo – molto significativi quelli prodotti dal CUIB femminile di Raido – con lo sguardo rivolto più a Tolkien che alle patinate riviste d’arredamento.
Non si perda tempo con la cosiddetta cultura ed il suo coacervo di libercoli, filmacci o canzonette o, comunque, non vi si dia più importanza di quella che gli Antichi Signori attribuivano a giullari e saltimbanchi.
Infatti, anche da un punto di vista artistico e culturale, i tempi attuali non possono produrre che espressioni ancor più bestiali di quella che in Germania una certa ruvida saggezza chiamava “arte degenerata”.
Inutile è, tuttavia, lamentarsi dei vari aspetti negativi dell’Età Oscura in quanto le cose, proprio in forza delle leggi cicliche, non possono andare diversamente.
Da parte nostra, consideriamo un privilegio di vivere in un periodo di tipo solstiziale nel quale più aspra è la lotta, ma anche più vicina la vittoria.

E dunque, cari camerati, come incitava quella splendida figura di precursore che fu il poeta Alfredo Oriani, “accendete tutte le fiaccole perché la marcia è già cominciata nella notte, e non temete del fumo: l’alba è vicina. Il suo rossore somiglierà forse a quello del sangue, ma è sorriso di porpora che balena dal manto del sole”.