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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Urge il cambio di rotta...

    ... In materia europea. Ormai è evidente: l'Unione cosiccome è stata pensata dai grandi circuiti finanziari, ossia economicamente e produttivamente omogenea ma politicamente di scarsissimo spessore, ha fallito. La spaccatura all'interno delle nazioni europee non è sanabile se non all'interno di un'Europa dei popoli il cui concetto sembra ora prender corpo non in un Sovrastato, ma in uno Stato autentico, ispirato ai principi della sussidiarietà, che esautori gli Stati-nazione delle competenze supreme e che venga costruito dai popoli attraverso appositi istituti rappresentativi. Senza un'Europa unita, forte, EUROPEA, l'egemonia statunitense non sarà nemmeno scalfita dal "vecchio continente", che pure avrebbe radici, idee e risorse geopolitiche per restituire ai popoli la Terra. Che ruolo può avere l'etnonazionalismo in questa prospettiva? Il ruolo di proporre non più gli stati tradizionali, la cui esistenza sarà sempre un contropeso eccessivo all'idea Europea, ma le regioni, ossia aree geograficamente, culturalmente, socialmente omogenee, come "mattoni" di quest'edificio in cui i popoli europei son ormai costretti a riporre ogni speranza.
    Urge quindi un linguaggio diverso allorchè si parla d'Europa e urge una serie di iniziative in grado d'accelerare il corso degli eventi sottraendolo ai poteri forti.
    Serve un'Europa sul modello costituzionale svizzero, che certamente non ricalchi l'economicismo elvetico ma che coerentemente porti in fondo una scelta confederale, dove il vertice sia garantito nei suoi poteri strutturati sul principio di rappresentanza, e dove la società civile possa fruire attraverso le istituzioni locali di quelle competenze e risorse che le vecchie idee burocratiche negavan loro.
    E' necessaria in sintesi una Confederazione europea che si doti di tutte le "armi" politiche necessarie a controbilanciare l'impero americano, in un confronto che non contrapporrà più semplici modelli ideologici diversi, bensì valori, principi, geopolitiche.
    Credo che la Lega sia ormai vicina a compiere anche questo passo, l'unico del resto che schiuda la possibilità di creare una regione padana dotata di poteri ora impensabili.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Dispiace che un tale argomento abbia suscitato indifferenza. Non è un buon segnale: qui regna l'indignazione verso lo status quo ma circolano poche idee su come reagire concretamente all'imperialismo vigente. Il problema europeo dovrebbe essere oggi quello più attuale, specialmente fra gli etno-nazionalisti, che dovrebbero accorgersi di un fatto: l'idea di un'Europa forte e libera non può più posticiparsi. Serve a breve e serve il contributo di chi da vendere ha radici, "idee senza parole" e non ideologie, qualunquismi e progressismo di maniera.
    Se l'area avverte quest'esigenza è necessario che il nostro soffio giunga fino ai vertici affinchè si prema verso la direzione che sola può salvare i popoli europei dalla forbice che si sta chiudendo intorno al suo collo: America da un lato e Islam dall'altro, per non parlare dell'Africa e della Cina. Urge reagire. Proponete anche voi come.

  3. #3
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    Predefinito Intanto ...

    Un semplice commento.

    Quanto tu scrivi è tutto estremamente interessante.

    Vi sono accenni a problematiche che senza dubbio costituiscono i nodi cruciali riguardanti il destino dei popoli europei.

    Non credo che le idee sul da farsi scarseggino.

    Il problema è trovare il tempo per esporle ed approfondirle.

    Alla prossima.

    Saluti

    J.B.
    Hans Von Buleghinen

  4. #4
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    Predefinito

    Originally posted by ZENA
    Dispiace che un tale argomento abbia suscitato indifferenza. Non è un buon segnale: qui regna l'indignazione verso lo status quo ma circolano poche idee su come reagire concretamente all'imperialismo vigente. Il problema europeo dovrebbe essere oggi quello più attuale, specialmente fra gli etno-nazionalisti, che dovrebbero accorgersi di un fatto: l'idea di un'Europa forte e libera non può più posticiparsi. Serve a breve e serve il contributo di chi da vendere ha radici, "idee senza parole" e non ideologie, qualunquismi e progressismo di maniera.
    Se l'area avverte quest'esigenza è necessario che il nostro soffio giunga fino ai vertici affinchè si prema verso la direzione che sola può salvare i popoli europei dalla forbice che si sta chiudendo intorno al suo collo: America da un lato e Islam dall'altro, per non parlare dell'Africa e della Cina. Urge reagire. Proponete anche voi come.
    non e' indifferenza .. e senso di ovvieta' .. purtroppo solo per noi 4 leghisti , mentre il resto del popolo bue viene condotto al macello ...Ed e' questo il dramma che piu' ci coinvolge .
    La barca affonda e siamo tutti mpegnati piu' a buttare fuori l' acqua che a discettare sulla rotta ....

  5. #5
    Ludovico van
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    Il cambio di rotta urge eccome, caro Zena. E chiudere le frontiere non nuocerebbe affatto, a tal proposito. Sarebbe proprio un buon inizio. Questo tipo di rivoluzione dovrebbe poi partire da più luoghi in europa, da più popoli. Dopodichè dovremmo assistere al miracolo che il capo di nessun popolo si sogni di aggredire od occupare un altro popolo.
    Ovviamente i potenti di adesso farebbero di tutto per evitare la costruzione di una vera Europa. Da anni, si ha la sensazione, lavorano per impedirla. Ma se i popoli la volessero veramente, ne sentissero spiritualmente la necessità, se solo avvertissero il fondo di questa decadenza, tutta la massoneria, le lobbies, l'alta finanza sarebbero niente. Invece c'è torpore, apatia, divisione, democrazia.

    Saluti

  6. #6
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    Originally posted by Ludovico van
    Invece c'è torpore, apatia, divisione, democrazia.

    Saluti
    C'è democrazia?Io non la vedo. La democrazia è stata la grande illusione del dopoguerra. Il voto popolare non è che la paratia di legittitimità dietro cui si nascondono poteri economici non rappresentativi, che detengono il POTERE in quanto il denaro ne rappresenta la forma principale. C'è, piuttosto, un liberalismo sostenibile e necessario alla cultura del mercato, del consumo, ma come sappiamo anche in questo caso sono guai per chi spinge la propria libertà d'espressione fuori dalle colonne d'ercole del politicamente corretto. Ecco, io credo che questa finta democrazia liberale possa essere superata verso forme di governo tradizionali dove l'interesse comunitario non venga subordinato agli interessi lobbistici e dove la società non venga pensata come anomico insieme di atomi, solo attraverso una spinta localista accompagnata da interventi di vertice, ossia da delibere del consesso europeo.
    L'importante è capire per tempo che dopo il 20 marzo 2003 il mondo è cambiato (i mutamenti non sono spesso frutto di avvenimenti sensazionalistici come l'11 settembre), e che nuovi obiettivi politici sono essenziali alle forze identitarie. L'Europa deve cessare d'essere vista come minaccia per la libertà dei popoli, bensì deve diventare una nuova speranza di libertà. Come fronteggiare l'immigrazione se non all'interno di una politica comune? Come alzare la testa di fronte agli Stati Uniti se non come Confederazione di 300.000.000 di persone? Come superare gli Stati-nazione, massonici, burocratici, anti-identitari se non con un' istituzione capace di ergersi al di sopra della loro arroganza? Come poter "pensare localmente e agire globalmente" se siamo privi di un "format" capace d'azione globale e garantista del pensiero locale da cui sgorga la propria forza?

  7. #7
    Ludovico van
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by ZENA
    C'è democrazia?Io non la vedo. La democrazia è stata la grande illusione del dopoguerra. Il voto popolare non è che la paratia di legittitimità dietro cui si nascondono poteri economici non rappresentativi, che detengono il POTERE in quanto il denaro ne rappresenta la forma principale.

    Certamente, ho usato il termine democrazia dopo una serie di sostantivi negativi proprio per darle un significato negativo. La democrazia non è negativa in sè, ma in quanto imperniata sull'economia invece che sul volere della comunità, come giustamente sottolineavi.

    C'è, piuttosto, un liberalismo sostenibile e necessario alla cultura del mercato, del consumo, ma come sappiamo anche in questo caso sono guai per chi spinge la propria libertà d'espressione fuori dalle colonne d'ercole del politicamente corretto. Ecco, io credo che questa finta democrazia liberale possa essere superata verso forme di governo tradizionali dove l'interesse comunitario non venga subordinato agli interessi lobbistici e dove la società non venga pensata come anomico insieme di atomi, solo attraverso una spinta localista accompagnata da interventi di vertice, ossia da delibere del consesso europeo.

    Benissimo, ma la domanda è come realizzare queste spinte localistiche e l'appoggio dei vertici europei. E' facile accorgersi come interessi lobbistici (leggi vertici europei) e volontà locali collidano tra loro.


    L'importante è capire per tempo che dopo il 20 marzo 2003 il mondo è cambiato (i mutamenti non sono spesso frutto di avvenimenti sensazionalistici come l'11 settembre), e che nuovi obiettivi politici sono essenziali alle forze identitarie.

    Probabilmente questa guerra non stravolgerà nulla. E' senz'altro una fase oltremodo visibile delle politiche mondialiste, poichè implica un attacco militare tangibile, verificabile fisicamente (come l'11 settembre). Resta da riscontrare se e quanto questi episodi siano determinanti per il cambiamento di rotta Europeo che insieme auspichiamo. La delegittimazione poitica dell'ONU sarebbe un passo avanti in questo senso.

    L'Europa deve cessare d'essere vista come minaccia per la libertà dei popoli, bensì deve diventare una nuova speranza di libertà. Come fronteggiare l'immigrazione se non all'interno di una politica comune?Come alzare la testa di fronte agli Stati Uniti se non come Confederazione di 300.000.000 di persone? Come superare gli Stati-nazione, massonici, burocratici, anti-identitari se non con un' istituzione capace di ergersi al di sopra della loro arroganza? Come poter "pensare localmente e agire globalmente" se siamo privi di un "format" capace d'azione globale e garantista del pensiero locale da cui sgorga la propria forza?

 

 

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