IL PRESIDENTE FRANCESE: BLAIR NON E´ UN AVVERSARIO, MA SIAMO USCITI DALLA LEGALITA´ INTERNAZIONALE
«No a un voto dell´Onu per una amministrazione anglo-americana»
22/3/2003
inviato a BRUXELLES
Tony Blair annuncia l'accordo per una nuova risoluzione all'Onu sul dopoguerra in Iraq e Jacques Chirac gli risponde subito che non se ne parla nemmeno: «La Francia dirà no a una risoluzione che servirebbe soltanto a legittimare la guerra e a dare il potere di amministrare l'Iraq ai belligeranti britannici e americani».
Insomma, la guerra continua. Quella in Iraq, per il quale il presidente francese non risparmia un distillato di battute emotive: «Dramma... dolore... sofferenza... incertezza». E anche: «Le bombe che cadono minacciano donne e bambini». Ma continua anche la guerra diplomatica, quella che ha portato la Francia a minacciare un veto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per bloccare la risoluzione di Usa, Gran Bretagna e Spagna che cercavano il sigillo all'intervento militare e quella che ieri ha portato Chirac a dire con largo anticipo che la Francia voterà contro la nuova risoluzione annunciata da Tony Blair come se già ci fosse un accordo: «Ne ho sentito parlare - finge di minimizzare Chirac - ma la Francia non la lascerà passare».
Arrivato a Bruxelles con l'aura del leader dei paesi che hanno detto di no alla guerra, spinto dai sondaggi che ieri a Parigi davano addirittura il 92 per cento dei francesi d'accordo con il loro presidente, Jacques Chirac non ha rinunciato ad usare tutte le sfumature della sua maschera per giocare da protagonista sul palcoscenico di Bruxelles. Non risparmiato nemmeno il colpo di teatro con quello che oggi è il suo prinicipale antagonista, Tony Blair che è apparso pallido, teso e tirato. Ma anche, come sempre, appassionatamente convinto della sua posizione. Giovedì, all'inizio del vertice, Chirac aveva ostentatamente ignorato il premier nella riunione pubblica, costringendo poi la sua portavoce a ridurre l'effetto del gesto dicendo che i due si erano poi salutati nei corridoi. Venerdì mattina gli ha mandato un bigliettino di condoglianze per la morte degli otto soldati britannici in Kuwait; nel pomeriggio ha finalmente incontrato a quattr'occhi il primo ministro britannico. «Ci siamo spiegati». Anzi: «Gli ho spiegato che, se anche le posizioni dei nostri governi erano diverse sull'Iraq, non per questo abbiamo mai criticato gli inglesi né affermato che essi erano degli avversari». E qui Jacques Chirac ha usato una delle sue metafore preferite: «Io conosco bene l'Europa e so che non è un letto di rose, ma un cammino accidentato e pieno di trappole. Se vogliamo continuare insieme, uno dei mezzi migliori è quello di non accumulare i rancori. Siamo obbligati a camminare insieme per continuare l'avventura europea». E Blair, ha riferito il presidente francese ha assicurato di essere «nello stesso stato d'animo».
Ma dove vuole arrivare Monsieur Chirac e la sua France? Da questo Consiglio europeo più o meno si è capito: superare il più in fretta possibile lo strappo nell'Onu e nella Ue e riportare l'equilibrio diplomatico esattamente al punto di partenza, a prima del grande choc iracheno. La diplomazia francese teme soprattutto che la crisi affermi un nuovo ordine delle cose nel mondo. Per questo - simbolicamente - durante la cena dei capi di stato e di governo, a un certo punto Chirac si è alzato in piedi e ha proposto a tutti un grande brindisi a Costas Simitis, il capo del governo greco, presidente di truno dell'Unione Europea. Chirac ha voluto brindare alla «saggezza» del vecchio oppositore del collonnelli golpisti greci. E perché Simitis è stato così saggio? Perché nella discussione sull'Iraq ha evitato di far rimergere le divisioni («Sarebbe stato inutile») ed ha impostato il dibattito sul dopo: come superare la crisi, come aiutare il popolo iracheno, come affrontare il dopoguerra e l'amministrazione del paese. E i Quindici hanno concordato che dovranno essere Ue e Onu.
La Francia non ha cambiato posizione né giudizio: con l'inizio delle operazioni militari in Iraq deciso senza il consenso del Consiglio di Sicurezza dell'Onu i «belligeranti» sono usciti dalla legalità. Bisogna dunque «ripristinare la legalità internazionale», ricucire lo strappo, riportare alle organizzazioni multinazionali la gestione del dopo guerra. Va salvaguardata l'integrità del territorio iracheno, bisogna lasciare agli iracheni il governo del loro paese. Di qui il nuovo avvertimento a britannici e americani: giù le mani dall'Iraq. Ma la Francia è disposta a pagare la sua parte di «fattura» per la ricostruzione dell'Iraq? Domanda prematura, ha riposto Chirac, nel momento in cui stanno cadendo le bombe e ancora non sappiamo quanto ci sarà di ricostruire. «Le cose non sono nere o bianche, la vita è complicata». Speriamo che ci siano «meno danni e meno dolore possibile. E cosa ne pensa Chirac del fatto che ieri nelle manifestazioni a Parigi gridavano: Bush uguale a Saddam? «Tutte le manifestazioni sono legittime e si comprendono, ma mentre stanno cadendo le bombe e la gente muore bisognerebbe salvaguardare la dignità ed evitare gli eccessi». Mica facile.
Cesare Martinetti




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