Ste paranoici che vedono komunisti dappertutto stanno veramente rompendo le palle.
A chi lo dici, Famiglia Cristiana, a chi lo dici. A uno che segue sto forum da due anni e legge Libero da una settimana.
Paranoici è proprio la definizione giusta, per questi qua.
C’È CHI HA INTERESSE A FAR PASSARE UNA FACILE EQUAZIONE
DI FRONTE AL CONFLITTO
L’ITALIA DELLE POLEMICHE
Identificare il movimento pacifista solo con la sinistra è un errore grossolano. Proprio mentre servirebbe un Paese più compatto, emerge l’inutile paranoia di chi vede comunisti dappertutto.
Fra le innumerevoli contraddizioni a cui questa guerra in Irak ci sta abituando ce n’è una della quale faremmo volentieri a meno di parlare, data la sua totale, concreta insignificanza rispetto alla crudele realtà del conflitto: quella che balza evidente nella polemica tutta italiana intorno alla natura del pacifismo, se sia o no succube e vittima della sinistra.
Non ne parleremmo – e ne parliamo malvolentieri – se questa polemica non coinvolgesse la posizione di quanti fra i cattolici, a cominciare dal Papa, continuano a dichiararsi contrari alla guerra e rischiano per questo di essere confinati in un ghetto – la sinistra – di cui non hanno mai fatto parte, e che anzi hanno contrastato quando non solo la sinistra non era "pacifista" (se non a senso unico), ma era concretamente schierata a favore dell’Unione Sovietica, che ai credenti in Cristo riservava – in Russia come nel resto dell’Europa orientale – il trattamento che tutti conosciamo.
Detto questo, non si può non rilevare un singolare contrasto a proposito della sinistra e dei suoi comportamenti. Ernesto Galli della Loggia segnala sul Corriere la «capacità trasfiguratrice (innanzitutto autotrasfiguratrice)» di una sinistra che riesce a collegarsi alle manifestazioni della pace rinnovandosi culturalmente «pur restando in certa misura sempre sé stessa», e a «rimodellare per il proprio uso politico anche chi per formazione culturale e abiti antropologici proviene da ambienti molto diversi e lontani, come molti cattolici». La sua abilità consiste nel riuscire a «far divenire per così dire di sinistra pressoché qualsiasi cosa: il Papa, Carl Schmitt, Totò, Scalfaro, le diete, le nostalgie dell’impero asburgico, la lotta al terrorismo, il liberalismo, la pace».
A questa immagine trionfante di una sinistra onnipresente e onnivora corrisponde però una realtà ben diversa: non c’è oggi in Italia una forza politica tanto divisa, e dunque tanto intrinsecamente debole, come la sinistra. Ce ne sono almeno cinque: i Ds, la parte dei Ds che fa riferimento al "correntone" sconfitto all’ultimo Congresso, i Comunisti italiani di Cossutta, Rifondazione comunista, l’ala movimentista che fa capo a Cofferati e che in effetti si sta accreditando come punto di riferimento di tutto ciò che sta a sinistra dei Ds. In più, c’è la sinistra che vive nei Centri sociali, i cosiddetti "disobbedienti" e "alternativi", sconfinanti nell’anarchismo, che sono pochi di numero ma cominciano ad assumere, proprio nelle dimostrazioni "pacifiste", come già nei cortei no global, la consueta funzione di rottura anche violenta con le normali manifestazioni politiche delle democrazie.
Tutte queste sinistre non sono d’accordo su nulla, fino a esprimere contrarietà, come ha fatto Giovanni Berlinguer, all’idea (che ogni persona di buon senso non può che approvare) che la guerra in Irak finisca il più presto possibile con la caduta del regime di Saddam Hussein, perché in tal caso «l’Irak passerebbe da una dittatura a un’altra dittatura».
Tutto questo, ripetiamo, sarebbe insignificante di fronte alla tragica, crescente gravità della guerra in Irak, se non riportasse continuamente alla ribalta una paranoia caratteristica dell’Italia politica dei nostri giorni, che vede comunisti dappertutto e in tal modo scredita e allontana dalla gente qualunque cosa, compresa la giusta, sacrosanta critica della guerra in nome dell’umanità. E proprio mentre servirebbe un Paese più compatto e più pronto, a cominciare dal suo Governo, a ritessere le trame della solidarietà europea e internazionale scompaginate dalla guerra.
Beppe Del Colle




