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Le campagne de l'Unità - Le campagne de l'Unità
di Roberto Paradisi

Nessun lavoro ai neofascisti. Quel saluto romano eseguito nella notte
del 27 giugno 1999 in piazza a Bologna potrebbe costare caro ad un
ragazzo di poco più di venti anni. L'Unità, paladina degli
spaccavetrine e dei bravi ragazzi che bloccano i treni e appiccano gli
incendi sui binari, ha sferrato un attacco grossolano e feroce contro
un ragazzo colpevole di aver festeggiato a modo suo la vittoria di
Giorgio Guazzaloca nelle amministrative di quattro anni fa. Non manca,
e ci mancherebbe altro, l'interrogazione parlamentare di Franco
Grillini con tanto di dossier dell'Arcigay di Bologna con tutte le
minacce e le aggressioni che, secondo l'associazione, sarebbero state
attuate da Forza Nuova contro gli omosessuali (ma la responsabilità
penale, non era personale?).
E così il quotidiano fondato da Gramsci e affondato da Colombo (almeno
da un punto di vista di stile) grida a tutta pagina che quel giovane,
di cui viene pubblicata la foto a caratteri cubitali, non ha diritto
al lavoro. E il punto è proprio questo: il Comune di Bologna si è
rivolto, tra le altre, alla associazione "Natura e Gioventù" di cui il
giovane fa parte per arruolare alcuni assistenti civici. Il loro
compito sarebbe quello di far attraversare le strade ai bambini
davanti alle scuole e di vigilare sulla sicurezza dei parchi. Ed un
incarico così strategico e delicato dovrebbe essere affidato a un
fascista? Non sia mai. Il titolo de "L'Unità" è a sette colonne, tanto
è lo sconcerto delle sentinelle rosse democratiche.
Addirittura, racconta il cronista de "L'Unità" in preda a convulsioni
intellettuali anti-fasciste, i "vigilantes" di "Natura e Gioventù"
hanno subito mostrato la loro ferocia e hanno "stanato una coppietta
che amoreggiava dietro a un cespuglio e chiamato con solerzia le Forze
dell'Ordine" (qualcuno spieghi al bravo cronista che fare sesso in un
parco pubblico è un reato). Insomma per i difensori ad oltranza della
"Repubblica fondata sul lavoro", anche per fare i lavori più umili e
portarsi a casa quattro soldi bisogna mostrare il patentino
"democratico" rilasciato dalla sinistra. Il lavoro non è conciliabile,
per questi maestri della tolleranza, con un pensiero di destra (anche
estrema). Perché qui non si parla di giovani violenti o noti per atti
teppistici e vandalici, si contesta semplicemente (e incredibilmente)
il diritto di una associazione vicina a certi ambienti di destra di
vedersi riconoscere, per i propri associati, il diritto ad un lavoro.
Se questa logica aberrante dovesse essere applicata agli estremisti di
sinistra che, ad ogni stormir di fronda, salutano con il pugno chiuso,
molti comuni italiani chiuderebbero per assenza di personale. Se poi
un saluto romano eseguito quattro anni fa riesce ancora a toccare così
pesantemente certe anime suscettibili, i compagni se ne facciano una
ragione. I genitori bolognesi, credo, preferiscono sapere che ai loro
figli le strade la fanno attraversare i ragazzi di "Natura e Gioventù"
piuttosto che i bravi ragazzi di Casarini.

da Linea di MARTEDÌ 18 MARZO 2003