Sul Legno Storto abbiamo pubblicato questa riflessione che reputo interessante:
Povera Italia...
Mandato da Marco Cavallotti Sabato, 22 March 2003, 23:10 uur.
Sul disastro dell'Onu, della Nato e dell'Unione Europea si è già scritto ed esecrato abbondantemente. Molto tempo ci vorrà perché fra i paesi del Vecchio Continente si ricostituisca un clima diverso non solo dall'attuale, ma anche da quello che ha portato alla costruzione di una comunità economico-commerciale che tanto poco ha di politico.
Assai meno abbiamo pensato alle conseguenze di questa guerra sull'Italia e sulla sua vita politica, già costituzionalmente affetta da improvvisazioni, demagogia e radicalismi. Ma un Papato che si schiera risolutamente e che fa politica senza intermediazioni, più preoccupato dei valori del colloquio interreligioso che di quelli della libertà e della democrazia, rappresenta una novità che lascia il segno e che contribuisce a imbarbarire il dibattito fra i nostri partiti, proprio perché contribuisce a radicalizzarlo e lo astrae dalla dimensione propria della politica per portarlo su quello dei valori assoluti.
Così non occorre più scegliere fra opzioni diverse, magari opposte, ma tutte "legittime": si tratta ormai di schierarsi fra il Bene ed il Male. E poco importa se una simile alternativa manichea ci espropria (o ci libera) di fatto della responsabilità tipica di ogni scelta politica: il Bene deve comunque prevalere, il resto (il criminale Saddam, la nostra sicurezza, il modo stesso per raggiungere questo ideale) è irrilevante. Sembra davvero che si stia attuando la tanto preannunciata e mai realizzata «fine della storia» in questo mondo, per traslocare in quello "iperuranio" delle Idee (senza se e senza ma).
Così va avanti un dibattito bolso, fra giornalisti spaventati al fronte che ci tengono alla televisione per ore senza dire nulla di utile, se non che le bombe cadono e fanno male; fra dibattiti televisivi dedicati alla ricerca di responsabilità e di analogie storiche – più che di valutazioni ragionevoli sul da farsi dopo che il tutto sarà finito ad opera di chi ha saputo assumersene la responsabilità –; fra interventi di politici che sperano di rientrare in gioco rinunciando ai loro compiti (la battaglia con gli strumenti della politica, appunto) e cavalcando le piazze; tra rubriche radiotelevisive i cui autori incitano il pubblico a belare «pace» senza se e senza ma, ma che hanno in mente solo una guerra da play station, in cui esiste il Buono e il Cattivo, ma nessuno deve scegliere e nessuno deve battersi per qualcosa personalmente ed a rischio della propria pelle.
Ed è proprio questa l'immagine che ne esce: un'Italia nella quale nessuno più – e tanto meno i giovani – ritiene che esista quel principio di responsabilità, che lega nelle forme e nei modi della politica e del confronto la nostra esistenza alle vicende del mondo. Che esista qualcosa per cui valga la pena di vivere e di morire: questa, in fondo, è l'altra faccia della medaglia della «pace senza se e senza ma».
Marco Cavallotti




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